C’è stato un tempo in cui Carosello aveva un posto centrale nella vita degli italiani. Un momento irrinunciabile per le famiglie di tutto il Paese. Ogni sera, dalle 20.50 alle 21:00, inizialmente, ci si raccoglieva davanti alla televisione per apprezzare quel siparietto pubblicitario simbolo di transizione verso una nuova era e specchio di profondi cambiamenti sociali. Villa dei Capolavori, sede della Fondazione Magnani-Rocca a Mamiano di Traversetolo presso Parma ospita, dal 7 settembre all’8 dicembre 2019, la mostra “Carosello. Pubblicità e Televisione 1957-1977”.

Carosello, un simbolo italiano

“Carosello. Pubblicità e Televisione 1957-1977” è il titolo della mostra che ripercorre un ventennio di grande importanza per l’Italia e tutti i suoi cittadini Un racconto fatto di immagini, musiche, ricordi, che evidenziano l’evoluzione della storia della grafica pubblicitaria e del manifesto, per la prima volta nel mondo della pubblicità sul grande schermo. Manifesti, immagini riflettevano le peculiarità del Paese andando ad arricchire l’immaginario e il linguaggio televisivo rappresentato dalle mani creative dei grandi designer come Armando Testa, Erberto Carboni, Raymond Savignac, Giancarlo Iliprandi, Pino Tovaglia.

Gianni Venturino_Golia circa 1965
Gianni Venturino_Golia circa 1965

Réclame e stereotipi

 Manifesti di un periodo transizionale, affiancati ai bozzetti e agli schizzi, ma anche inserti pubblicitari proiettati su schermi e distribuiti nelle sale espositive, portano l’osservatore a ripercorrere l’unicità e l’innovazione di Carosello. Grazie all’impiego di un linguaggio diretto, chiaro e caratterizzato da messaggi brevi ed essenziali, la réclame prese piede rapidamente veicolando tramite volti noti dello spettacolo e personaggi animati i prodotti di consumo. Un universo popolato da creature dai volti simpatici e sorridenti capaci di rappresentare con cura i vari stereotipi dell’epoca. La Linea, Re Artù, Calimero ma anche Angelino, fino alla moltitudine di personaggi nati dalla matita di Gino Gavioli. Bozzetti, schizzi, rodovetri, storyboard sono gli elementi a complemento della serie di cartoni animati presentati in mostra a cui si aggiungono gli inserti pubblicitari in cui sono protagonisti i più importanti cantanti dell’epoca da Mina con la sponsorizzazione di Barilla a Frank Sinatra, da Patty Pravo a Ornella Vanoni e Gianni Morandi o grandi attori come Totò, Alberto Sordi, Virna Lisi, Vittorio Gassman e grandi registi, oltre a personaggi tv popolarissimi come Mike Bongiorno, Pippo Baudo, Raffella Carrà, Sandra Mondaini e Raimondo Vianello.

Gino Pesavento Doppio brodo Star circa 1965
Gino Pesavento Doppio brodo Star circa 1965

Società dei consumi e cultura di massa

Carosello è stato molto di più di una semplice pubblicità. RAI ha tentato, nel corso del ventennio 1957-1977, di formare una società dei consumi legata alla tradizione nazionale popolare in un unico momento culturale di massa. Accanto a ogni prodotto promozionale c’era sempre un personaggio riconosciuto immediatamente dalla generazione dell’epoca grazie ai suoi tratti caratteristici: l’ippopotamo Pippo, Camillo il Coccodrillo, la Mucca Carolina, ma anche Susanna tutta Panna. Nomi facili, orecchiabili che hanno segnato la seconda metà del Novecento. Personaggi ambigui ed esili, che, a differenza degli eroi e personaggi mitologici tradizionali, non erano «portatori di un’idea» e avevano perso «la nozione di ciò che dovevano simboleggiare». Eppure, forse proprio grazie a questa loro apparente debolezza comunicativa, tali personaggi hanno saputo integrarsi efficacemente con la cultura di massa della società italiana. Hanno saputo cioè diventare vere e proprie “icone”, esseri senza profondità, spesso, come ha sottolineato lo stesso Eco, anche indipendentemente dai prodotti da cui erano nati.

Produzione Pagot Calimero pubblicità per Ava Mira Lanza 1965 vetrofania Collezione-Galleria LIMAGE Alassio-SV
Produzione Pagot Calimero pubblicità per Ava Mira Lanza 1965 vetrofania Collezione-Galleria LIMAGE Alassio-SV

La rivoluzione dei consumi: fiaba moderna

La fiabesca rivoluzione dei consumi introdusse una vera e propria innovazione nel patrimonio culturale e visivo di tutti. Un universo immaginifico dove regnavano felicità e benessere a seguito di un periodo di povertà e difficoltà causate dalla guerra. Un sogno onirico, ma facilmente tangibile e alla portata di tutti. Carosello era trasmesso in bianco e nero, ma per gli italiani era ricco di colori: i colori del consumo. Beni luccicanti che si presentavano per la prima volta sulla scena sociale: lavatrici, frigoriferi, automobili, alimenti in scatola, etc. La vecchia cultura contadina, abbracciava i nuovi beni di consumo e la città con il suo modernismo. La condivisione e l’appartenenza di una società furono gli aspetti che diedero a Carosello lunga vita fino a quando questa idea consumistica ebbe un ruolo centrale nella vita di ciascuno. Un sipario commerciale che univa però al suo interno menti creative appartenenti a universi affini: teatro, cinema e grafici pubblicitari dell’epoca.

Caballero_Carmencita_ Foto di Marco Beck Peccoz
Caballero_Carmencita_ Foto di Marco Beck Peccoz

In copertina: Gonfiabile Pippo Ippopotamo. Foto di Marco Beck Peccoz