Villa Schwob in Svizzera, nel Cantone Neuchâtel, è probabilmente l’opera più famosa di Charles Edouard Jeanneret prima di assumere lo pseudonimo di Le Corbusier.

Nel 1986 la Maison orologiera Ebel acquistò la villa per restaurarla ed utilizzarla come sede di pubbliche relazioni del marchio e, sebbene Villa Schwob non sia uno degli edifici più noti tra le opere Le Corbusier, resta una struttura fondamentale lungo il percorso della sua carriera, costituendosi come punto di partenza essenziale per le teorie architettoniche puriste sviluppate negli anni successivi dall’architetto svizzero naturalizzato in Francia.

L’opera diventa così il prototipo chiave di una lettura intuitiva, con la sua area planimetrica e il giardino sul tetto che ne contraddistinguono l’estro creativo. In una parola, un chiaro esempio di unicità in uno scenario ancora tutto da sperimentare.

Villa Schwob – La Chaux-de-Fonds: visione degli interni

La casa, detta anche “Villa Turque”, per via della sua originaria ispirazione, fu realizzata tra il 1912 e il 1916 per Anatole Schwob, proprietario di una fabbrica di orologi; costruita in cemento armato con rivestimento in mattoni, è l’unica tra le prime costruzioni di Le Corbusier ad essere giudicata degna di pubblicazione nel “The New Spirit”, proprio per il suo slancio innovativo, sobrio e vibrante allo stesso tempo.

In una lettera a Ritter, nel giugno del 1920, Jeanneret vede Villa Schwob come il punto di partenza per un nuovo programma che incorpora la memoria del viaggio, parlandone in questi termini: «… sono dedito a opere serie, anche scientifiche…ma guardo soprattutto il Partenone e Michelangelo, un’arte affidabile…».

Costruita dunque prendendo a modello grandi opere antiche, pur mantenendo un carattere integro e un linguaggio diretto, fu ideata dopo un viaggio lungo il Bosforo che portò l’architetto a conoscere i tradizionali motivi orientali, conservati poi ben chiari durante la sua realizzazione.

Le Corbusier - Villa Schwob: esterno
Le Corbusier - Villa Schwob

La precisione del calcolo è stata l’altra variabile fondamentale utilizzata da Le Corbusier per creare armonia architettonica.

Nel 1918 Amédée Ozenfant pubblica infatti un manifesto purista in cui spiega l’importanza dell’ordine matematico, facendo un chiaro sunto anche sul lavoro dell’architetto che aveva studiato approfonditamente la definizione delle forme geometriche su cui l’edificio di La Chaux-de-Fonds doveva svilupparsi.

Il professor Geoffrey H. Baker descrive i fondamenti della Villa Schwob come un “cubo in mezzo a un cubo”. Il cubo di base è costituito da colonne di sostegno all’interno della casa che aiutano a definire ogni camera anche nel piano superiore. Baker aggiunge che il progetto si basava sul “contrasto tra il cubo di base e le forme cilindriche degli alzati”, aspetto palesato anche dalla forma di base della casa a sezione quadrata e dai tagli semicircolari delle camera sviluppate su ogni lato del salone centrale. Il complesso di Villa Schwob, più grande rispetto alle produzione dei successivi edifici di architettura Le Corbusier, rivela che il progettista stava ancora sperimentando metodi volti a purificare l’ideale delle linee pulite e dell’equilibrio architettonico-strutturale: come il sistema Dom-Ino, l’open space e l’ordine matematico, messi poi a punto nelle sue costruzioni più recenti.

L’affascinante serie di colonne interne a Villa Schwob, con uno spazio ampio che consente alla pianta di crescere attorno alla sala centrale, rimane un esempio emblematico delle “soluzioni aperte” studiate per gli interni da Le Corbusier.

In questa sala, la caratteristica più sorprendente è la grande finestra verticale su due piani della casa, un’area di luce che serve come punto focale dell’impianto. Le altre stanze intorno al soggiorno si trasformano come parte periferica della costruzione, quindi più adattabili ad una mobilità matematica scomponibile. Sebbene le stanze siano progettate in modo non centrale, risultano comunque come una parte importante dell’estetica generale del progetto di Le Corbusier, evidenziando, nella sua integrità, la grande versatilità dell’urbanista.

Villa Schwob di Le Corbusier diventa modello di sperimentazione, dinamismo e precisione; pura e sana creatività artistica, esempio di una architettura pronta a segnare la modernità lanciata nei primi anni del 1900.