Villa Sola Cabiati nasce come residenza di campagna della Famiglia Serbelloni ed è un progetto d’aristocratica funzionalità.

Nei locali padronali si svela la grande eleganza delle decorazioni di Muzio Canzio e gli affreschi di Francesco Conegliani, allievo del Tiepolo, scelti dal Parini.

È tutta colpa di Petrarca. È lui che, avendo letto troppi testi latini, si era messo in testa che la vita in villa era più sana per il corpo e per la mente rispetto a quella in una città comunale del XIV secolo.

Pensava che per andare avanti bisognasse guardare indietro e in questo senso anticipò di un secolo il fiorire del Rinascimento.

Ma diede il via pure a una tradizione che, con gli anni, avrebbe modificato radicalmente il tessuto architettonico delle campagne d’Italia. Decise d’andare in pensione in una casa fuori dalle mura padovane, ad Arquà Petrarca, guardando le colline venete, che forse gli ricordavano i colli aretini suoi natii.

Aveva inventato la villeggiatura.

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La faccenda non rimase inosservata a Giuseppe Parini, poeta, scrittore, protagonista dell’Illuminismo italiano, tanto da farsi tentare dal fascino e dalla raffinatezza dell’amatissima residenza estiva dei duchi Serbelloni sulla Riviera Tremezzina del Lago di Como, che battezzò “La Quiete”, e dove passò gran parte della sua vita di precettore del duca Gian Galeazzo Serbelloni.

E nella seconda metà del ’700 fu proprio Gian Galeazzo Serbelloni, figlio di Gabrio e Maria Vittoria Ottoboni, a offrire alla villa l’aspetto di oggi, caratterizzato dallo splendido corpo centrale, affiancato dalle due eleganti ali laterali, con grande scalone, balconi in marmo e persiane azzurre, omaggio al colore del lago, fino naturalmente al magnifico giardino all’italiana, diviso in quattro grandi parterres fioriti, e salente sulla destra verso la montagna, tra sentieri di felci e osmanti profumati.

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Fu nella seconda metà del ‘700 che Villa Sola Cabiati, grazie a Gian Galeazzo Serbelloni, prese l’aspetto odierno.

Per la decorazione interna della villa, Gian Galeazzo chiamò un raffinato stuccatore della Val d’Intelvi, Muzio Canzio, e il pittore Francesco Conegliani, allievo della bottega milanese del Tiepolo, che realizzò un ciclo di affreschi ispirati all’Eneide di Virgilio, tema suggerito probabilmente da Giuseppe Parini.

Dopo le nozze di Luisa Serbelloni con il marchese Lodovico Busca, l’intera proprietà passò alla famiglia del marchese. L’eleganza e la notorietà della villa non sfuggirono ai contemporanei, tanto che Carlo Amoretti, scienziato e studioso d’arte milanese del XVIII secolo, scrisse: “Tremezzo ha molte ville amene e magnifiche, la Villa Clerici, o Sommariva, quindi le ville dei Brentani, dei Mainoni, dei De Carli, ma le supera tutte la Quiete dei Serbelloni, ora dei Busca”.

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Nel 1813 l’architetto Francesco Bernardini Ferrari disegnò lo splendido imbarcadero, “ombreggiato dai platani che maestoso per quadruplice scalea mette alla Villa Quiete”, come descritto dalle cronache del tempo.

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Infine la villa venne ereditata dai conti Sola Cabiati, uniti ai Busca grazie al matrimonio celebrato nel 1871 tra Andrea Sola e Antonietta Busca.

Quindi, nel 2017, la famiglia Solbiati, proprietaria del Grand Hotel Tremezzo, annuncia il sodalizio con Villa Sola Cabiati, aprendo le porte a tutti coloro che desiderano provare un’esperienza aristocratica, e più segreta, dell’anima raffinata del Lago di Como.

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La villa è composta da cinque suite e da una deliziosa e ampia camera doppia; tutte le stanze sono matrimoniali, rinnovate, ma senza perdere le belle atmosfere di un tempo, ed adeguate, in modo mai invasivo, alle necessità del comfort e delle tecnologie più moderne.

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Villa Sola Cabiati, puro luogo di piacere e di quiete.

Puro luogo etico, dove lo stesso Gian Galeazzo Serbelloni compì il miracolo definitivo, quello d’aver fatto capire ai milanesi e ai lombardi che si potevano abbandonare le virtù sociali e politiche di una volta, per ritrovare l’aristocrazia osservando dall’alto degli scaloni, o dallo splendido imbarcadero, le ricchezze della campagna o meglio dell’eleganza, nella più appagante discrezione del lago.

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