Da domani al 20 marzo, Fiera Milano Rho ospiterà la nuova edizione di Milano Autoclassica. I visitatori potranno non solo ammirare meravigliosi oggetti di antiquariato che hanno fatto la storia dell’automobilismo, ma anche una vera e propria esposizione di opere d’arte, quelle di Alessandro Gedda. Artista di fama internazionale, Gedda non è nuovo al panorama del collezionismo di auto d’epoca, perché già in passato è stato ospite dell’edizione 2012. Quest’anno Alessandro Gedda presenterà una collezione di Digital Art, realizzazioni in polimetilmetracrilato su cui vengono stampati file digitali precedentemente modificati dall’artista. Il tema, perfettamente in linea con il grande evento milanese, saranno alcuni modelli di grandi maison automobilistiche, come Jaguar e Porsche. The Ducker lo ha intervistato a pochi giorni dall’inaugurazione dell’evento.

Come nascono i tuoi lavori di digital art?

La digital Art è un mezzo espressivo che deriva da un processo di natura fotografica. Da giovane ho lavorato per alcuni anni come fotografo nel fashion system, per testate come Vogue, Amica e Mademoiselle. Ovviamente allora la fotografia viveva grazie alla pellicola, l’utilizzo del digitale è stato un passo successivo dell’era contemporanea. La digital Art mi permette di lavorare con tonalità di colore molto vive, brillanti e forti, che amo.

 In questa nuova esposizione durante l’evento di Milano Auto Classica, le opere presentano un intervento in più, quale?

Si, ho voluto inserire qualcosa di nuovo, che ricordasse il segno, libero ed istintivo. Sono interventi manuali effettuati sopra alla tecnica digital, la tela diventa un raccoglitore di linguaggi espressivi diversi. Questo dei segni è realizzato in collaborazione con la celebre casa F.I.L.A., matite, pastelli a cera, pennarelli diventano strumento della creatività che il marchio promuove da quasi 100 anni producendo prodotti sicuri e di qualità per generazioni di bambini e non solo, anche per i grandi.

 L’universo delle automobili, in special modo quelle d’epoca, ti affascina da sempre, tanto da aver collaborato con brand prestigiosi come il marchio Porsche.

 Si, assolutamente. La mia passione per le automobili arriva da lontano. Nel 2012 realizzai una serie di tele ad olio che ritraevano le auto e i volti di alcuni “piloti-mito” legati al mondo Porsche. Il progetto fu inserito nel programma delle iniziative culturali della casa tedesca. L’idea era, attraverso l’arte, quella di celebrare gli storici protagonisti del mondo dell’automobilismo del passato. Valori come passione, audacia, tenacia e coraggio rivivono sulla tela che diventa uno vero e proprio fil rouge tra passato e presente.

 Sfida e coraggio sono tematiche che ricorrono anche nella tua carriera d’artista. Un irresistibile desiderio di creare che ti ha portato fin dall’inizio a voler sperimentare tecniche diverse, entrando sempre più in contatto con la materia.

La ricerca nel mondo del design, lo sviluppo di tecniche nuove e l’approdo al decostruttivismo risalgono agli anni ’80. Sviluppando l’importanza dei materiali che definiscono un oggetto, ho iniziato a creare opere dal titolo “Il design quotidiano”. L’ispirazione è arrivata da quegli oggetti che simboleggiano il tempo ed i momenti che ognuno di noi vive all’interno di una giornata. Sono partito con una tazza, simbolo della mattina, l’inizio di un nuovo giorno. Quella tazza era alta tre metri e interamente realizzata da infiniti piccoli legni. Poi la matita, icona delle ore trascorse sul lavoro, seguita da un bicchiere, quello del Martini, immagine dell’aperitivo e poi sono arrivato alla definizione del cuore. Amo ricercare materiali diversi, talvolta di riciclo, dai fili di rame al legno.

Ne sono un esempio, le tue creazioni in legno dal titolo “He-arts”, cuori dipinti, nati dal connubio di tecniche diverse e materiali compositi, i “Giganti”, grandi oggetti destrutturati come poltrone e librerie, che hai esposto al Museo della Triennale di Milano, per arrivare alle più recenti “Art-apple”.

Le “Art-apple” sono nate da una ispirazione particolare mentre mi trovavo ospite all’Accademia di San Pietroburgo. In quei giorni, morì Steve Jobs, mente creativa e visionaria della Apple, uomo di estremo talento e genialità. Da lì l’idea della mela. Decisi poi di portare l’esposizione a Mosca, 50 differenti mele dipinte, esposte nelle principali vie della città durante la settimana del design. E un desiderio, avvicinare ancora una volta due paesi diversi, la Russia e gli Stati Uniti, in nome dell’arte e della creatività che non conosce limiti e non percepisce confini.