Al primo piano della storica Casa all’Unicorno Bianco, oggi trasformata in galleria d’arte, situata nel centro storico di Praga, è in mostra (permanente) il maestro dell’Art Nouveau per eccellenza: Alfons Mucha con tutto il suo mistero ed eleganza.

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Un delicato valzer di ben oltre 200 opere racconta l’artista ceco e il suo indistinguibile segno denominato Stile Mucha. Rimanere impassibili dinnanzi a questi capolavori dell’Art Nouveau è a dir poco impossibile. Una location unica, intrisa di storia e magia, nel cuore brulicante della città in pieno fermento natalizio, crea la giusta cornice per respirare a pieno opere così delicate e raffinate da imprimersi nel cuore.

Ceco di origine e parigino di adozione, il talentuoso Alfons Mucha, cominciò il suo percorso artistico nella capitale francese, dove entrò in contatto con numerosi artisti che vivevano come lui nella pittoresca Montmartre.

A conferirgli la popolarità e dare così inizio alla sua fama, fu l’affiche realizzata per l’opera teatrale di Victor Sardu, Gismonda impersonata da Sarah Bernhardt. L’attrice, conosciuta durante il soggiorno a Parigi tra una lezione e l’altra all’Académie Julian, gli commissionò lavori per sei anni consecutivi.

Mi soffermo a osservare la tela e lentamente mi lascio trasportare all’interno del suo universo. La figura della protagonista occupa una posizione centrale ed è eccessivamente allungata. In bilico tra sacro e profano, icona e musa, come una creatura celestiale, dai lineamenti gentili e lo sguardo rivolto verso l’alto. Ricorda un po’ un quadro di Klimt per l’utilizzo dell’oro come colore predominante e i motivi geometrici ornamentali.

L’artista del doppio fa coesistere nella sua arte aspetti opposti tra loro: teatro e vita quotidiana, spirito orientale con quello occidentale, femmes fatale e donne angelicate.

Al centro del percorso creativo di Alfons Mucha, c’è la figura femminile.

Con i suoi tratti dolci e delicati talvolta o seducenti e ammalianti talaltra, che lentamente si evolve e si fonde con gli elementi naturali come piante e fiori della tela. Le forme geometriche sono elemento ricorrente così come le linee curvilinee che prediligono lo spazio. Fortemente influenzato dalle stampe giapponesi, preferisce un segno grafico marcato e l’appiattimento bidimensionale delle figure. Come delicate foglie, le litografie da lui realizzate sono colorate con tonalità pastello e opache, stupendo l’osservatore per il gusto elegante e prezioso che ne traspare.

Un viaggio onirico nelle stagioni della vita: Primavera, Estate, Autunno, Inverno. È un incontro di arti, pietre preziose, stelle e momenti della giornata. A predominare il numero quattro. L’ossessione per la perfezione è quasi maniacale.

È un mondo apparentemente utopico, mistico e seducente quello rappresentato da Alfons Mucha.

Dietro a sguardi languidi e sorrisi innocui, si celano segreti e messaggi da decifrare. Un codice costituito da simboli e numeri, lettere e ornamenti.

Attento ai cambiamenti dell’epoca, a Mucha si deve il merito di aver inventato la pubblicità. Autore di numerosi manifesti pubblicitari o confezioni di beni di consumo, come cioccolato, biscotti, profumi, ma anche bevande alcoliche e sigarette, riesce, in breve tempo, ad entrare nelle case di tutti, trasformando i prodotti della quotidianità in opere d’arte, a dimostrazione che l’arte esiste in ogni forma e aspetto.

La mostra, ci fa rivivere l’atmosfera della Belle Époque, costituita da quadri, manifesti, cartoline, ma anche piatti, vasi e caraffe, e segue i momenti salienti che hanno scandito la vita dell’artista, ricreando una panoramica del suo vissuto.