Io sono. È il titolo della prima grande retrospettiva che l’Italia ospita e dedica all’artista viennese, Birgit Jürgenssen, importante e sofisticata interprete dell’avanguardia femminista internazionale.

A cura di Natascha Burger e Nicole Fritz, fino al 19 maggio 2019, la GAMeC – Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo rende omaggio a questa straordinaria artista.

F come femminista. A come artista.  B come Birgit Jürgenssen.

Dai linguaggi del Surrealismo per parlare delle istanze del suo tempo. L’ironia e l’umorismo sovversivo, ma al contempo raffinato di Birgit Jürgenssen hanno trattato convenzioni sociali, sessualità, canoni di bellezza e rapporti tra i sessi con voce provocatoria. Il corpo, al centro di tutto, viene esposto allo sguardo, ma mai ostentatamente esibito. Un gioco di velature e svelature attraverso l’uso di maschere, inserti, materiali naturali, quasi delle estensioni, o protesi, utili a scandagliare le profondità psicologiche ed emotive del femminile. La sua avanguardia femminista risiede qui in urli silenti, decisi a graffiare e resistere alla superficie dell’apparenza, per difendere il suo diritto di esistere ed essere donna prima ancora che stereotipo e vittima del tempo.

femminismo
Birgit Jürgenssen – Ohne Titel / Untitled, 1972 – Unpublished photographic material – Cm 24 x 18 – Estate Birgit Jürgenssen
Courtesy Galerie Hubert Winter, Vienna – © Estate Birgit Jürgenssen by SIAE 2019

150 opere, 40 anni di ricerca

Articolata in sei sezioni, Io sono. offre uno spaccato esaustivo sulla produzione dell’artista austriaca attraverso oltre 150 lavori realizzati in quarant’anni di ricerca. Un percorso espositivo che si articola tra disegni, collage, sculture, fotografie, rayogrammi, gouache e cianotipie andando ad occupare tutte le sale della Galleria. I disegni dell’infanzia, firmati “Bicasso” aprono la visita e ci accompagnano nella psicologia più profonda dell’artista, mostrandoci poi i lavori più maturi, di grande formato, passando attraverso i  giochi linguistici e letterari, che raccontano la contaminazione tra narrazione e rappresentazione, fino a focalizzarsi, nella parte centrale, sui due grandi temi che contraddistinguono la ricerca dell’artista: il genere e la natura.

Uomo e donna: dualismo articolato

Attraverso continue interrogazioni e decostruzione dell’ambiente circostante, l’artista trasforma il mito del potere e del desiderio degli uomini, lasciandosi alle spalle l’idea di un dualismo semplificato, estendendo la sua riflessione trasversalmente, a tutti i modelli di genere, sia maschili sia femminili che la società è solita a codificare. Istinto, identità femminile, ma anche componente animale e istintuale. Una continua ricerca tracciata sul proprio corpo, che mette in luce la relazione tra uomo e animale. Tutto è messo in discussione cercando di porre l’accento sul valore intrinseco delle specie, dei sistemi e processi naturali che confinano con elementi vegetali ed esseri umani.

Birgit Jürgenssen un nuovo significato nel nostro presente

L’arte di Birgit Jürgessen non è mai stata così contemporanea. Dagli anni Settanta, il suo pensiero si è evoluto, andando ad affiancare il tracciato della modernità. Ancora ora, in un momento storico in cui assistiamo alla rimessa in discussione di principi e diritti fondamentali delle donne e a una progressiva banalizzazione delle questioni legate al femminile, con una visione anacronistica sull’identità di genere, il suo approccio non rigidamente ideologico ma più radicato nella sfera individuale e intima infonde nuova concretezza al potere emancipatorio dell’arte.

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Birgit Jürgenssen – Ich möchte hier raus! / I Want Out of Here!, 1976 – b/w photograph – Cm 40 x 30 – Estate Birgit Jürgenssen (ed2)
Courtesy Galerie Hubert Winter, Vienna – © Estate Birgit Jürgenssen by SIAE 2019
Copertina  Birgit Jürgenssen, Nest, 1979 – b/w photograph_ Cm 16,3 x 24 – Estate Birgit Jürgenssen (ph1195) – Courtesy Galerie Hubert Winter, Vienna – © Estate Birgit Jürgenssen by SIAE 2019