Ancora una volta il Grand Palais di Parigi è la cornice ideale per intraprendere un viaggio nel mondo dell’arte.

Dall’11 ottobre fino al 22 gennaio 2018, a essere al centro della scena artistica ci sarà Gauguin, esponente del post-impressionismo, con la mostra Gauguin l’alchimiste.

Gauguin l’alchimiste - Paul Gauguin (1848-1903) Portrait de l’artiste au Christ jaune 1890-1891
huile sur toile ; 38 x 46 cm Paris, musée d’Orsay, acquis par les Musées nationaux avec la participation de Philippe Meyer et d’un mécénat japonais coordonné par le quotidien Nikkei, 1994 © Rmn - Grand Palais (musée d’Orsay) / René- Gabriel Ojéda
Paul Gauguin (1848-1903) Portrait de l’artiste au Christ jaune 1890-1891
huile sur toile ; 38 x 46 cm Paris, musée d’Orsay, acquis par les Musées nationaux avec la participation de Philippe Meyer et d’un mécénat japonais coordonné par le quotidien Nikkei, 1994 © Rmn - Grand Palais (musée d’Orsay) / René- Gabriel Ojéda

La capacità di trasformare la materia attraverso il suo approccio sperimentale e alla sua abilità, rivela un importante aspetto del processo creativo dell’artista francese.

Attraverso la manipolazione, alterazione e associazione di materiali casuali, Gauguin imparò, da auto-didatta, a viaggiare in un territorio incerto.

Anche se il suo lavoro come pittore è molto conosciuto, le sue altre produzioni in ceramica e legno non trovarono tra il pubblico la stessa fortuna.

Era il 1889, quando espresse in una lettera dedicata a Émile Bernarde la sua terribile brama per ciò che non era conosciuto, e lo stava portando alla pazzia.

“Con un po’ di fango si possono fare del metallo, delle pietre preziose, con un po’ di fango ed un po’ di genio!
Non di tratta forse di una materia interessante?”

 Il suo desiderio di esplorare l’ignoto fu una delle direttrici che guidò la sua vita e il suo lavoro di pittore.

Instancabile ricercatore di un posto per far crescere la sua figlia prediletta, l’arte, e ricercare la sua identità più profonda, finì per sfociare nella scelta di un luogo esotico e primitivo laddove maturò la sua sensibilità che lo portò verso un simbolismo moderno.

Gauguin l’alchimiste - Paul Gauguin (1848-1903) Parahi te Marae (Là réside le temple) 1892
huile sur toile ; 66 x 88,9 cm Philidelphia, The Philadelphia Museum of Art. Don de Mr et Mme Rodolphe Meyer de Schauensee, 1980 © Philadelphia Museum of Art
Paul Gauguin (1848-1903) Parahi te Marae (Là réside le temple) 1892
huile sur toile ; 66 x 88,9 cm Philidelphia, The Philadelphia Museum of Art. Don de Mr et Mme Rodolphe Meyer de Schauensee, 1980 © Philadelphia Museum of Art

Disgustato dalla mondanità decadente e corrotta, era alla ricerca di un regno che fosse lontano da tutto ciò, per questo trovò negli ambienti più calmi dalle bellezze incontaminate come, la Polinesia e Tahiti, il luogo ideale, uno studio a cielo aperto, per analizzare etnie diverse e pure. In tal senso, questi luoghi così lontani e ancestrali rispetto alla Parigi della Belle Époque di cui era solito vivere, furono motivo di cambio della sua pittura.

Gauguin l’alchimiste - Paul Gauguin (1848-1903) Mahana no atua (Le jour de Dieu) 1894
huile sur toile ; 68 x 91 cm Chicago, the Art Institute, Helen Birch Bartlett Memorial Collection © the Art Institute of Chicago
Paul Gauguin (1848-1903) Mahana no atua (Le jour de Dieu) 1894
huile sur toile ; 68 x 91 cm Chicago, the Art Institute, Helen Birch Bartlett Memorial Collection © the Art Institute of Chicago

Nel 1887 visitò Panama e in seguito la Martinica. A contatto con la natura, arricchì la sua palette di colori con le tonalità calde della terra, e i suoi motivi entrarono nell’immaginario artistico del pubblico futuro. Particolarmente colpito dalla grazia naturale e dalla morfologia degli abitanti dell’arcipelago, trovò una combinazione di mistero che si fuse nei suoi dipinti. È un’esistenza senza impedimento, semplice, ma ricco di significato.

Il legame con le Tahitiane e la natura lo affascinarono. Lentamente, l’ambiente diventò sempre più vicino al suo spirito, tanto da trasudare empatia nelle sue tele. Il soggetto raffigurato più di frequente sembrava essere il silente dialogo tra due donne immerse in un’atmosfera melanconica e irreale.

Gauguin l’alchimiste-Paul Gauguin (1848-1903) Merahi metua no Tehamana (Les aïeux de Teha’amana)
1893 huile sur toile ; 75 x 53 cm Chicago, the Art Institute, don Mr. et Mrs.Charles Deering McCormick © the Art Institute of Chicago
Paul Gauguin (1848-1903) Merahi metua no Tehamana (Les aïeux de Teha’amana)
1893 huile sur toile ; 75 x 53 cm Chicago, the Art Institute, don Mr. et Mrs.Charles Deering McCormick © the Art Institute of Chicago

La mostra Gauguin l’alchimiste, ci porta a intraprendere questo, un viaggio cronologico nelle tele e nelle opere dell’artista, che scandirono la sua carriera di alchimista curioso in tutte le discipline artistiche.

Gauguin l’alchimiste - Paul Gauguin (1848-1903) Ahaoe feii? (Eh quoi ! Tu es jalouse ?) 1892 huile sur toile ; 66,2 x 89,3 cm Moscou, musée d’État des Beaux-Arts Pouchkine © The Pushkin State Museum of Fine Arts, Moscou
In apertura: Paul Gauguin (1848-1903) Ahaoe feii? (Eh quoi ! Tu es jalouse ?) 1892 huile sur toile ; 66,2 x 89,3 cm Moscou, musée d’État des Beaux-Arts Pouchkine © The Pushkin State Museum of Fine Arts, Moscou