Dal 3 Febbraio al 5 Giugno Palazzo Reale di Milano ospita “Il Simbolismo. Arte in Europa dalla Belle Epoque alla Grande Guerra”, una grande mostra che si inserisce in un preciso programma dedicato all’arte tra la fine Ottocento e inizio Novecento. Promossa dal Comune di Milano-Cultura e prodotta da Palazzo Reale, 24 ORE Cultura – Gruppo 24 ORE e Arthemisia Group, “Il Simbolismo”  mette per la prima volta a confronto i simbolisti italiani con quelli stranieri grazie ad un centinaio di dipinti, oltre alla scultura ed una eccezionale selezione di grafica.

Una retrospettiva forte, potente ed intensa che si sviluppa nelle 24 sale di Palazzo Reale per raccontarci quello che fu il movimento che interpretò le inquietudini, i turbamenti ed insieme gli entusiasmi della cosiddetta Belle Epoque.

In un momento in cui i grandi valori universali dell’umanità sembravano minacciati dall’avanzare del progresso scientifico e tecnologico, l’essere umano nella figura del letterato, del poeta, del musicista e dell’artista iniziarono ad inoltrarsi in un percorso conoscitivo diverso. L’artista scelse l’attrazione verso un universo dove governavano la fantasia e l’inconscio; dove il sogno, l’ipnotismo, la mitologia offrivano un nuovo sistema di immagini e di realtà, forse più comprensibile ed universale.

Il simbolismo diventa così la risposta a tutte quelle frustrazioni del genere umano dell’epoca e una risposta a tanti rifiuti, all’accademismo, al naturalismo al verismo, ricercando invece quel Paradiso Perduto identificato con i miti originari.

Grande tramite di questa rivoluzione fu la poesia, quella di Charles Baudelaire, precursore di tutta la generazione di poeti maledetti, da Paul Verlaine ad Arthur Rimbaud.
“Quanto mi piaceresti, o notte, senza quelle tue stelle la cui luce parla un linguaggio conosciuto. Perch’io cerco il vuoto, e il buio, e il nudo! Ma anche le tenebre sono tele dove vivono, sgorganti dal mio occhio a migliaia, essere scomparsi alla vista consueta”.
Emblema della caduta e del fallimento “I fiori del male” di Baudelaire furono il punto di partenza di questo grande momento culturale che portò alla rivoluzionarie teoriche dell’Interpretazione dei Sogni pubblicata a Vienna da Sigmund Freud nel 1900. Ritroviamo nelle opere in mostra questo fortissimo richiamo alla dimensione onirica, al delirio indotto dagli oppiacei, alla follia a quei temi scabrosi come l’amore erotico, il peccato, la morte.
Ed accompagnato dalle poesie di Baudelaire, dai pensieri di Nietzsche, il visitatore si perde davanti a capolavori come “Il sogno” di Joan Brull (1898), “Sirene” di Gustave Moreau (1882), Medusa di Franz Von Sturck (1908), Vanitas di Leo Putz (1896), fino ad arrivare a “Carezze (L’Arte)” di Fernad Khnopff (1896), “Dea dell’amore” di Giovanni Segantini (1894/1897), “Salice piangente” di Guido Marussing (1907), e a “La primavera classica” di Galileo Chini(1914).

In evidenza:Fernand Khnopff Carezze (L’Arte), 1896 Olio su tela, 50,5 x 151 cm Bruxelles, Musées Royaux des Beaux‐Arts de Belgique inv. 6767 © Royal Museums of Fine Arts of Belgium, Brussels / foto J. Geleyns
Joan Brull Il sogno, 1898 circa Olio su tela, 200 x 141 cm Barcellona, MNAC. Museu Nacional d’Art de Catalunya © Museu Nacional d’Art de Catalunya, Barcelona (2016) / foto Jordi Calveras
Giovanni Segantini Dea dell'amore (Angelo dell'amore o Dea pagana), 1894‐1897 Olio su tela, 210 x 133 cm Milano, Galleria d'Arte moderna © Galleria Civica d’Arte Moderna, Milano
Guido Marussig Salice piangente, 1907 Olio su tela, 85 x 85 cm Collezione Copercini e Giuseppin srl © Gabriele Toso
Vittorio Zecchin Principesse nel giardino (pannello del ciclo Le mille e una notte), 1914 Olio e stucco dorato su tela, 171 × 190 cm Venezia, Fondazione Musei Civici di Venezia, Galleria Internazionale d’Arte Moderna di Ca’ Pesaro © 2016. Archivio Fotografico – Fondazione Musei Civici di Venezia