Una infanzia trascorsa immersa nella natura e nella poesia. Una famiglia ricca di tradizioni e di passione per le belle arti. Una vita dedicata all’estetica, dove attraverso la fantasia e la grande tecnica, rivive la bellezza del trompe-l’œil. The Ducker è andato a Palermo, ospite di Coralie Hardouin di Belmonte.

L’amore per l’arte ti ha accompagnato per tutta la vita. C’è un ricordo particolare che porti nel cuore legato al primo momento in cui hai realizzato che ti saresti dedicata alla creatività per sempre?

L’arte è sempre stata nel mio Dna. Ho tanti ricordi di momenti splendidi con mia madre in campagna, in giardino. Io tenevo la matita in mano, lei, che era un’artista, mi insegnava il linguaggio floreale e mi trasmetteva l’amore per la natura. Insieme abbiamo illustrato tanti libri sulla botanica siciliana e da lei ho ereditato quella vena artistica che non mi ha mai abbandonato. La passione per la musica, la scultura, la pittura e non da ultimo la scrittura, se pensiamo alla fertile scrittrice Dacia Maraini. La mia famiglia, la famiglia Alliata, era una grande fucina dell’arte.

Ti sei subito dedicata alla tecnica del trompe-l’œil o è stato un dolce cammino esplorando linguaggi artistici diversi?

Gli inizi furono esperienze grafiche con la china e, abbandonati i fiori, mi avvicinai ai Ritratti. Ricopiavo rugosi ed intensi visi vetusti, Einstein, Leonardo da Vinci e Gabriele d’Annunzio. Scrittore, vate, anticonformista, per me era zio Gabriele, perché fu marito della duchessina Maria Hardouin di Gallese. Dalla fase grafica passai alla sperimentazione delle scenografie per i negozi, abbandonai la matita e iniziai ad utilizzare i pennelli, le quinte, i pannelli. Un giorno un’amica di famiglia mi chiese di decorare un brutto pilastro in mezzo al salotto della sua casa e così, fra i rami di fiori di un plumbago coprente, iniziai l’avventura dei trompe-l’œil.

Nel corso degli anni hai realizzato splendide opere per dimore e ville storiche. Come nascono le ispirazioni? Arrivano da lontano, dalla storia e dalla bellezza della dimora?

La sperimentazione è continua, le richieste più variegate. Un giorno a casa di un appassionato cacciatore rappresentai diversi esemplari di pernici, starne, fagiani, beccacce appollaiate su un albero, ignorando che le beccacce non le troverai mai in natura su un ramo. E suscitai così le malcelate ire del committente! Le decorazioni diventano quasi elementi architettonici: paesaggi, prospettive alberate, finte librerie personalizzate con oggetti verso i quali il committente ha un legale particolare, oppure gli animali da compagnia verso i quali si prova un affetto particolare che rimarrà per sempre. Il primo ritratto, ricordo, fu il bulldog francese di Giuseppe Ayala. E poi drappeggi, tendaggi che celano finiti camini e finestre, separé, cassapanche moderne, ma anche retrò.

Il trompe-l’œil è quindi una tecnica che lascia la fantasia completamente libera di esprimersi passando dall’interpretazione antica a quella più contemporanea?

Assolutamente si. Antico e moderno sono in armonia, a seconda della circostanza e della location da abbellire. Ora si può copiare un quadro di gran pregio di un artista contemporaneo per un lussuoso yatch, ora realizzare una sovrapporta del settecento o porte di vari stili, recuperando i trascorsi splendori degli antichi palazzi palermitani. Tante volte hanno richiesto il mio intervento per ridare nuova luce agli antichi stemmi gentilizi di storiche famiglie, o per ricrearli. Nascono così finti stucchi, colonne istoriate, lambris decorati faux marbre, marmi classici o color lapislazzulo e malachite, oppure radica.

Quando creo le mie opere spesso riaffiorano immagini ed emozioni passate, come la visita ad un museo, un’opera d’arte o una particolare estetica architettonica. Ed allora rivivono nel trompe-l’œil rosoni , elementi neoclassici, decorazioni rinascimentali, o teste e busti, o statue come negli ultimi lavori. Chissà la fantasia e la creatività che altri voli artistici ci serberà!