Édouard Manet, grande Innovatore e ideatore di un nuovo linguaggio pittorico, ha raccontato, attraverso le sue tele, i cambiamenti di una Parigi della seconda metà dell’800 in piena trasformazione.

Fino al 2 luglio 2017, a Milano, nelle sale di Palazzo Reale, sono esposte oltre 100 opere del grande pittore e dei suoi contemporanei.

 Il “pittore della vita moderna”, Édouard Manet, classe 1832, nel corso della sua carriera artistica, dovette combattere più volte con la severità della giuria del Salon (per approfondimenti storici clicca qui), che spesso rifiutò le sue opere.

In un’epoca ancorata ai classici canoni accademici, i dipinti da lui realizzati risultavano troppo avveniristici e portatori di nuovi codici pittorici per essere compresi totalmente. Sebbene non smise di provarci, condivise lo stesso destino di altri grandi innovatori: dileggio, derisione e incomprensione. Solamente sul finire della sua breve vita, il suo talento venne riconosciuto, come lo stesso amico e rivale Degas affermò: “era più grande di quanto pensassimo”.

Il ruolo centrale che occupò Édouard Manet all’interno della storia dell’arte ci viene mostrato dalla maestosità dei frutti del suo operato.

L’artista, giorno dopo giorno, riuscì, grazie alla sua bravura, a tracciare il profilo di una città in transizione verso l’era moderna che, sotto le direttive dell’Imperatore Napoleone III, si stava dotando di un volto nuovo. Parigi e il suo quotidiano, come musa ispiratrice, venne raccontata, pennellata dopo pennellata in modo epico.

Dieci sezioni tematiche accompagnano il visitatore nelle sale del piano nobile di Palazzo Reale di Milano.

L’esposizione, curata da Caroline Mathieu e Isolde Pludermacher, si apre mostrando una carrellata di ritratti degli amici della sua cerchia: Zola, Mallarmé, Morisot. L’attenzione si concentra poi alla città, ai palazzi e strutture nonché ai luoghi che più preferiva raffigurare: le spiagge e le rive della Senna, per via dell’attrazione che l’acqua e suoi mutamenti esercitavano sul pittore. Dobbiamo giungere fino alla sesta sezione, Il volto nascosto di Parigi, per scoprire il cuore pulsante della metropoli: il brulicare di una vita incessante che si svolge nei tanti caffè, brasserie, e nelle strade, unici luoghi in cui i diversi ceti sociali si mescolano. Da una parte il popolo e la sua povertà, dall’altra tutto il lusso e l’opulenza che caratterizza la vita borghese.

L’intento della mostra è dunque quello di racchiudere l’essenza di questa visione nuova di Manet e del suo rapporto con la città.

Tutto stava iniziando a scorrere più velocemente e, allo stesso modo, anche la pittura dovette adeguarsi catturando la poesia dell’attimo che passa; delle cose che mutano senza sosta. Attraverso questa rilettura diversa del mondo, la pittura occupa il ruolo centrale. Non c’è più mitologia e storia, ma soltanto la realtà contemporanea della vita parigina.

Se gli accademici insegnavano che l’arte era questione di fedeltà a criteri stabiliti, disciplina nello studio e nella pratica, Manet sovvertì l’ordine inserendo al primo posto la bellezza particolare, quella transitoria e parziale, che oggi noi tutti possiamo osservare.