Durante la settimana di miart 2016, Massimo De Carlo ha inaugurato un nuovo spazio espositivo nel cuore del centro storico di Milano. Nelle sale dell’antica biblioteca di Palazzo Belgioioso, che fu ultimata nel 1787 dall’architetto Francesco Piermarini, passato e presente dialogano insieme, prospettive antiche e visioni contemporanee si rincorrono in un flusso dinamico e armonico. Con questa nuova apertura che si affiancherà all’attuale sede di Via Ventura 5 a Milano, alla galleria di Londra al 55 South Audley Street e alla galleria di Hong Kong aperta il 21 marzo nel Pedder Building, Massimo De Carlo regala alla città di Milano la possibilità di aprirsi maggiormente all’universo dell’arte contemporanea.

Una chance per entrare in contatto con realtà artistiche internazionali e comprendere linguaggi espressivi inediti e tematiche culturali che all’estero sono già in fermento. Nuove percezioni, le stesse che indaga Rudolf Stingel, a cui è dedicato quest’opening importante.

L’artista, nato a Merano nel 1956, fin dagli anni ’90 ha percorso un approccio concettuale di esplorazione della pittura all’interno dello spazio. Le sue esposizioni, dalla prima a New York nel 1991, a quella del 2007 da Massimo De Carlo a Milano, fino alla personale di Palazzo Grassi a Venezia nel 2013, sono da sempre considerate un’immersione ed un’esperienza per il visitatore, un coinvolgimento totale che Rudolf Stingel ricerca costantemente con la sua creatività. Emotivamente e concretamente lo spettatore entra in relazione con l’opera d’arte come in questa personale a Palazzo Belgioioso. Se da un lato siamo attratti dall’opera pittorica alle pareti, dall’altro è il tappeto, un dei mezzi espressivi iconici di Stingel, a vivere e a rivestire completamente i pavimenti della galleria riproducendo un quadro dell’artista e rievocando la grande tradizione e storia ottomana dei tappeti Chiantamani.

Ed ecco allora, ognuno di noi, varcando la soglia dell’antica biblioteca di Palazzo Belgioioso, lascia la propria impronta su quel tappeto, lascia un pezzetto di storia e sentimento, una piccola immagine del proprio io, che si imprime sull’opera d’arte, la trasforma, la modifica. Forse è questo il grande messaggio che ci viene sussurrato…l’arte contemporanea, possiamo viverla!

Photo credits: Alberto Feltrin 
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