Pinocchio nei costumi di Massimo Cantini Parrini dal film di Matteo Garrone è il titolo della mostra che il Museo del Tessuto di Prato dedica al film omonimo uscito nelle sale il 19 dicembre.

Storia e magia si incontrano spesso al cinema in un dialogo a doppia trama. Il cinema, luogo dove la fantasia prende vita e diventa realtà, trasporta adulti e bambini in una dimensione fatta di sogni e poesie. Vestire una storia è un’operazione creativa molto elaborata ed articolata. Intrisi di emozioni, gli abiti racchiudono significati nascosti e pura consapevolezza riflettendosi in ciascun personaggio e donando loro un volto complesso. Da sempre, il Museo del Tessuto di Prato, unico in Italia ha compreso l’importanza della memoria del tessile raccontando oggi, e fino al 22 marzo con una mostra dedicata, i costumi realizzati per il film Pinocchio.

Pinocchio Credits Greta De Lazzaris
Pinocchio Credits Greta De Lazzaris

Una mostra, due sezioni

Il percorso della mostra è articolato in due sezioni: la prima dedicata a Massimo Cantini Parrini, costumista visionario, che ha trasformato una passione in lavoro. Creatività che diventa arte. Costumi di scena, vita immaginata e traslata sulla pellicola. Un incontro vis a vis con questo costumista e il suo modo unico di lavorare e progettare i costumi per lo spettacolo. I bozzetti realizzati a mano per il film Pinocchio anticipano la seconda parte del percorso espositivo. Cartelle contenenti campionature dalla grana e tonalità differenti mostrano i tessuti selezionati per realizzare i costumi e ne testimoniano l’accurato lavoro di ricerca, che precede la realizzazione di ogni capo o accessorio. Una lunga pedana accoglie, inoltre, una selezione di 7 capi d’abbigliamento storici del XVIII e XIX secolo provenienti dalla collezione personale del costumista. Fonti di ispirazione diretta per la progettazione dei diversi costumi del film Pinocchio, accompagnati da figurini di moda storici provenienti, invece, dalla ricca collezione del Museo.

Autore Massimo Cantini Parrini
Autore Massimo Cantini Parrini

Dal bozzetto al capo finito

La seconda sezione rappresenta un vero tributo al film e porta in esposizione i 32 costumi realizzati da Massimo Cantini Parrini. Lo sguardo si muove nella sala con stupore, incanto ed empatia quasi tattile. Ogni costume racconta una storia. Basta osservare gli abiti di Geppetto: un frac in tela di lino, pantaloni corti sotto il ginocchio e un gilet a righe, che subito si stringe il cuore. I segni di usura evidenziano con immediatezza che quegli abiti sono gli unici posseduti da anni dal falegname. L’abito di Pinocchio campeggia al centro della sala. Unica nota di colore del film: il rosso. Colore delle passioni e amato dal costumista, rappresenta la rabbia, l’amore, il sangue, il fuoco, la vita, la vergogna; un insieme di emozioni racchiuse nelle pagine della fiaba scritta da Collodi. Realizzato in tessuto jacquard con effetto increspato è la vecchia e unica coperta che Geppetto possiede. Un abito dalla forma semplicissima, d’altronde Geppetto è un falegname non un sarto! Degni di nota, i costumi del Gatto e la Volpe. Emblemi del gusto contemporaneo per il Vintage indossano abiti vecchi, da gentiluomini, memori di un fastoso passato, mescolando epoche e stili come due vecchi dandy.

Costumista: Massimo Cantini Parrini, 2019. Sartoria Tirelli. Interprete: Rocco Papaleo e Massimo Ceccherini. Foto Leonardo Salvini
Costumista: Massimo Cantini Parrini, 2019. Sartoria Tirelli. Interprete: Rocco Papaleo e Massimo Ceccherini. Foto Leonardo Salvini

Bellezza onirica e sussurrata eleganza: la fata turchina

La bellezza onirica della fata turchina, sia bambina che adulta, è racchiusa negli abiti realizzati in garza di cotone, stoffa che ha permesso di invecchiare i costumi mantenendone la sua leggerezza. Il colore è diafano e si intona perfettamente alla famosa chioma di capelli, in questo caso resa argentea.

Costumista: Massimo Cantini Parrini, 2019. Sartoria Tirelli. Interpreti: Alida Baldari Calabria e Marine Vacth. Foto Leonardo Salvini
Costumista: Massimo Cantini Parrini, 2019. Sartoria Tirelli. Interpreti: Alida Baldari Calabria e Marine Vacth. Foto Leonardo Salvini

Signora dell’Ottocento. La Lumaca

Il costume della Lumaca riflette il suo carattere flemmatico. Bambinaia che da sempre si prende cura della Fatina indossa una veste da camera con coprispalle e cuffia, il tipico abbigliamento da mattina adottato da tutte le signore dell’Ottocento. Le vesti sono bagnate dalla sua bava, consunte dal tempo, dalla polvere e dall’usura, tutto a causa della sua atavica lentezza e stanchezza. I colori sono diafani ma quello prevalente è il mauve un chiaro richiamo alla calma e alla serenità

Credits Greta De Lazzaris
Credits Greta De Lazzaris

Fantasia e creatività. Benvenuti allo spettacolo dei burattini

Una grande pedana dà il benvenuto allo spettacolo dei burattini con Mangiafuoco e 8 burattini del suo teatro. Tra i personaggi della Commedia dell’Arte spicca il costume di Colombina, vestita con un busto steccato e gonna di cotone stampato, decorato da nastri increspati con applicazioni di tulle e nappine, quello di Gianduia con giacca di pilor con manopole e alamari in passamaneria e pantalone al ginocchio in raso di seta. Straordinario il costume del Diavolo nella sua vivida rappresentazione del fuoco stesso con fiammelle bordate di passamaneria e nappine.

Autore Massimo Cantini Parrini
Autore Massimo Cantini Parrini

Il cinema è forse l’industria creativa più vicina alle persone e usa un linguaggio universale. Con la mostra Pinocchio nei costumi di Massimo Cantini Parrini dal film di Matteo Garrone si vogliono raccontare i segreti racchiusi nella pellicola sollecitando curiosità anche ai non addetti ai lavori.

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