Fino al 1 novembre 2020 sarà possibile visitare a Siena, una selezione di lavori dell’artista Sergio Vacchi, uno dei più importanti nomi appartenente al panorama artistico del secondo Novecento italiano. Artista bolognese dall’animo irrequieto, affascinato dalla cultura e dalla letteratura, durante gli anni Cinquanta e Sessanta si avvicinò molto a personalità di spicco della capitale, acquisendo la fama che tuttora lo contraddistingue, mantenendo tuttavia la sua attitudine semplice e rurale.

Tempo profetico

La mostra Oltre la profezia Sergio Vacchi 1952 – 2006 presenta lungo il percorso espositivo, trentacinque opere, tra le più significative della produzione di Sergio Vacchi. Artista autonomo e originale, il suo alfabeto visuale spazia tra il profetico e il simbolico. Le opere esposte, alcune delle quali inedite, mettono in luce la sua libertà creativa. Un mondo visionario, anticipatore sul destino futuro dell’essere umano rapportato con il pianeta. La sua ricerca si è principalmente concentrata sulla rappresentazione di un futuro distopico, che riunisce in un’unica tela visioni cupe e desolate, ma allo stesso tempo non prive di ironia, mescolate a una simbologia contemporanea tutta da decifrare.

Della perdita o del ritrovamento, 1975, smalto e colori metallici su tavole di legno, cm 300 x 460_Collezione privata
Della perdita o del ritrovamento, 1975, smalto e colori metallici su tavole di legno,
cm 300 x 460_Collezione privata

Siena, città del cuore

Siena, città dove l’artista si trasferì negli ultimi decenni della sua vita, è dunque la città ideale per ospitare la mostra che racconta e mette in luce questo artista dall’animo turbolento e articolato. Curata e ordinata da Marco Meneguzzo, la mostra Oltre la profezia è ospitata negli spazi di Santa Maria della Scala. Lo spazio “galleria” custodisce trentacinque opere appartenenti all’antologia dell’artista. Tele grandissime, di dimensioni insolite anche per un pittore contemporaneo. La sua arte, è un’arte da districare, non basta semplicemente osservare l’opera per decifrare il messaggio in essa contenuto. E’ infatti necessario procedere con una lettura approfondita per scoprire la storia. Ciò che più salta all’occhio sono le dimensioni delle superfici dipinte: è come se l’artista avesse dipinto i muri e le volte del palazzo alla maniera degli antichi maestri, cui evidentemente si rifaceva.

Allestimento mostra Oltre la profezia. Sergio Vacchi 1952-2006
Allestimento mostra Oltre la profezia. Sergio Vacchi 1952-2006

Leggere le opere

Dopo un’iniziale influenza della pittura post cubista e picassiana, Vacchi recupera le lezioni di Cézanne dipingendo boschi, paesaggi e scene rurale. Nel 1959 finalmente la svolta. Il rinnovamento del segno pittorico di Vacchi si lascia contaminare dalla ricerca artistica che si muove tra i nomi dei grandi maestri internazionali come: Marx Ernst, Otto Dix, Bacon, De Chirico – al fine di apprendere “gli strumenti del fare”. L’epopea del suo segno pittorico è presente anche nelle opere esposte in mostra. Richiami dell’espressionismo nato nel vecchio continente caratterizzano una capacità descrittiva nuova, originale. Narrazioni pittoriche nelle quali l’occhio si muove tra i colori bruni, terrosi, mai luminosi delle opere. Un dialogo aperto, ma difficoltoso, tra l’osservatore e l’artista, laddove il primo spaesato e confuso, sostiene la visione imprevedibile e straordinaria dell’artista.

La tribù di Greta Garbo. Dibattito intorno alla bellezza, 1998, smalto su tela, cm 218 x 200
La tribù di Greta Garbo. Dibattito intorno alla bellezza, 1998, smalto su tela, cm 218 x 200
Collezione privata
Cover_ Il quadrato magico, 2002, smalto e colori metallici su tela, cm 200 x 434_
Collezione privata