Vivienne Westwood in T-shirt
Vivienne Westwood

T-shirt come icona. T-Shirt come simbolo. T-shirt come emblema. Sfogliamo le pagine della storia, per andare a rievocare alla memoria gli eventi che hanno caratterizzato questo capo. Dove?  Nella cosmopolita Londra.

Fino al 6 maggio, la capitale britannica, ospiterà la mostra T-Shirt: Cult – Culture- Subversion nelle sale del Fashion and Textile Museum.

Una rassegna volta ad esplorare la T-shirt, come capo iconico, che ha segnato il XX secolo e si è fatta portavoce di un’era in transizione. Un viaggio indietro nel tempo, per scoprire l’evoluzione che, questo semplice indumento, ha avuto nel corso della storia.

Dalle sue origini, intese come capo basic pensato per i lavoratori del XIX secolo, alla sua prima apparizione nel romanzo This Side of Paradise di F.Scott Fitzgerald, dove lo scrittore, fu pioniere del termine T-shirt nel 1920, alle sue apparizioni sul grande schermo, elevandosi a simbolo di riconoscimento per molti attori come il leggendario James Dean e il tenebroso Marlon Brando. Memorabile la sua performance nel film A Streetcar Named Desire del 1951, dove l’attore indossava con grande fascino una semplice T-shirt bianca, valorizzando il suo personaggio.

Marlon Brando in T-shirt

100 t-shirt esposte, accompagnate da fotografie e video, riporteranno la storia in vita.

Vivienne Westwood, Moschino tra i brand presenti che hanno sovvertito gli schemi e rotto gli equilibri. Ma non solo, ci saranno anche le t-shirt dalle stampe iconiche, come la banana di Andy Warhol per la copertina del disco dei Velvet Underground, Pink Floyd, Joy Division e Rolling Stone. 12 i fili conduttori tematici di cui il percorso è composto, per entrare, passo dopo passo, nel ruolo che la t-shirt ha da sempre nella vita di ciascun individuo: da funzione prettamente utilitaria, a manifesto politico.

Una tela comunicativa di sovversione sociale, proteste, culto, mode, rivoluzioni, che rispecchia lo scorrere del tempo e delle epoche, per riflettere sul ruolo che questo indumento ha giocato negli anni: dalla moda alla politica. Nella sezione Personal Politics troviamo gli scatti che hanno immortalato scene storiche, come l’incontro tenutosi il 17 marzo 1984 tra Margaret Thatcher e Katharine Hamnet dove quest’ultima indossava una t-shirt con la scritta ‘58% Don’t Want Pershing, un urlo sordo contro i missili nucleari. Per poi passare a Unisex, la sezione che dimostra come attraverso la t-shirt il guardaroba maschile e femminile si sia sempre più uniformato, andando a ridurre e superare parte di quelle differenze di genere che hanno caratterizzato i generi nei secoli precedenti.

With the band ci catapulta nel cuore della musica. Senso di appartenenza e condivisione per gli stessi gusti e interessi che sono stati alla base di gruppi giovanili: il punk e il rock ne costituiscono un esempio.

Il passato e il presente si incontrano, per il capo che non è mai passato di moda, e continua tuttora a farsi bandiera di pensiero di stilisti e non. Basti pensare alla collezione di debutto di Maria Grazia Chiuri per Dior, durante la quale la stilista ha mandato in passerelle candide magliette simbolo della lotta per la parità dei sessi. We should all be Feminists.

T-shirt di Dior

T-Shirt: Cult, Culture & Subversion la mostra da visitare per ricordarci come la t-shirt non passerà mai di moda.