Henri de Toulouse-Lautrec, La clownesse assise, Mademoiselle Cha-U-Kao, 1896, litografia, tavola 1 della serie Elles, Bibliothèque Nationale de France, Parigi
Henri de Toulouse-Lautrec, La clownesse assise, Mademoiselle Cha-U-Kao, 1896, litografia, tavola 1 della serie Elles, Bibliothèque Nationale de France, Parigi

La Parigi di fine ‘800, il Moulin Rouge, il Can-Can, il teatro. La Belle Époque è tutta qua raffigurata: tra disegni a matita, acquerello, litografie, acqueforti e fotografie.

Così, l’artista francese Toulouse-Lautrec racconta il suo quotidiano. Fino al 18 febbraio 2018, Palazzo Reale di Milano celebra l’artista con una grande monografica.

Nato ad Albi, nel sud-ovest della Francia, nel 1864, da una delle più antiche famiglie nobili francesi, Henri-Marie-Raymond de Toulouse-Lautrec-Monfa, dopo due brutte cadute da cavallo, che gli procurarono fratture alle gambe guarite malamente, rimase deforme per il resto della sua vita.

Ciò, lo portò a vivere una vita lontana dagli occhi di tutti, nella Parigi bohémienne di Montmartre. Ed è proprio in questo universo di ballerine, artisti, prostitute, che si inscrive la sua arte. Uomo complesso e ossessionato dalla sua malattia, elesse il quartiere nella sua casa e i bordelli e cabaret in suo studio.

Henri de Toulouse-Lautrec, Le jockey, 1899, litografia, collezione privata

L’itinerario della mostra, curata da Danièle Devynck e Claudia Zevi, prende avvio da un accenno alla vita privata dell’artista e della sua famiglia nobile, per poi snodarsi lungo un cammino di grande suggestione, che mette in luce il suo inimitabile estro e trasgressione.

Nelle sale di Palazzo Reale di Milano saranno esposte, fino al 18 febbraio 2018, 200 opere da lui realizzate, tra cui si annoverano ben 35 dipinti, litografie, acqueforti e affiches provenienti da diversi musei internazionali, per andare a ricostituire il suo percorso artistico moderno e provocatorio.

Lautrec non seguì mai una vera e propria formazione accademica, bensì studiò le tecniche e i principi imparati durante gli anni di apprendistato, per reinterpretarli liberamente e costruire il proprio linguaggio formale.

Dopo aver lasciato la casa della madre per trasferirsi in rue Fontaine, in una casa dove si trovava anche l’atelier di Degas, si fece attirare dalle ricerche degli impressionisti. La quotidianità divenne la chiave della sua poetica pittorica che lo svincolò definitivamente dall’accademismo. Come afferma Edouard Manet (1832-1883): “Bisogna vivere nel proprio tempo, e dipingere ciò̀ che si vede”. Inizia così a dipingere attraverso i suoi occhi realizzando opere ispirate al presente, segnate da un rapporto con il tempo immediato, rapido, influenzate da una società in evoluzione, dove i ritmi di vita si stavano accelerando.

Henri de Toulouse-Lautrec, Confetti, 1894, litografia, manifesto, collezione privata
Henri de Toulouse-Lautrec, Confetti, 1894, litografia, manifesto, collezione privata

La fotografia divenne sua alleata nella produzione artistica.

L’interesse per questa tecnica assume in Lautrec lo strumento per dedicarsi all’autoritratto deformando gli elementi e i lineamenti della figura, giocandoci ed esibendo un inesauribile senso dell’umorismo sarcastico. Attraverso il travestimento, mette in mostra la stravaganza, dimostrandosi anticipatore di ciò che verrà attuato dagli artisti del XX secolo.

Maurice Guibert, Henri de Toulouse-Lautrec in abiti giapponesi che si finge strabico, 1892 circa, fotografia, Musée Toulouse-Lautrec, Albi

Attratto dall’arte nipponica, integra il nipponismo nella sua pratica artistica, che gli ispira immagini piane eliminando l’ordine prospettico e la simmetria.

Come grande ritrattista dell’epoca, i suoi soggetti furono attori, attrici, amici che era solito frequentare. Testimone di una società frivola, fuggevole, che frequenta i cabaret, i café concert, ne delinea i tratti caratteriali dei personaggi.

Il rapporto con le ragazze delle maison close costituisce uno dei temi chiave.

Ogni linea racchiude con la massima aderenza la loro vita quotidiana. In modo sincero e spontaneo, osservano lo spettatore, in questo modo chiaro e diretto, il pittore scava nella psicologia dei protagonisti della vita di Montmartre senza giudicarli moralmente, ma limitandosi a raccontarli.

Henri de Toulouse-Lautrec, Le photographe Sescau, 1894, litografia, manifesto, collezione privata
In copertina: Henri de Toulouse-Lautrec, Le photographe Sescau, 1894, litografia, manifesto, collezione privata

Un appuntamento imperdibile con le pagine della vita di Toulouse-Lautrec maestro bohème.