Trama doppia è il titolo della mostra ospitata nelle sale del Museo nazionale d’arte medievale e moderna della Basilicata all’interno del seicentesco Palazzo Lanfranchi di Matera, capitale della cultura 2019. Un intricato viaggio nell’universo artistico di Antonio Marras e Maria Lai, tra oltre trecento opere e installazioni dei due artisti sardi in aperto dialogo tra loro.

Maria Lai custode dell’anima

La mostra Trama doppia, ideata insieme a Francesco Maggiore, sarà aperta fino all’8 marzo 2020, e costituisce un omaggio porto dal designer e artista Antonio Marras a Maria Lai, scomparsa nell’aprile 2013. Una compagna di viaggio, musa, amica geniale e custode dell’anima. Lo speciale progetto espositivo racconta il singolare incontro tra i due, e ripercorre le tappe di un dialogo intimo, determinante, basato sulla leggerezza e sulle sensibilità dell’inusuale connubio. Una relazione sorta tra due spiriti anticonformisti capaci di unire persone, luoghi e memorie lontane.

Matera_MostraLaiMarras_Foto© Daniela Zedda
Matera Mostra Lai Marras Foto© Daniela Zedda

Tra arte e genere umano

Continua la sfida di Palazzo Lanfranchi ad aprirsi a linguaggi contemporanei indagatori del rapporto che risiede tra gli uomini. Nello specifico, il duo artistico vede nell’arte un dialogo interconnesso volto a creare, spesso lavorando con le mani, una dimensione culturale e spirituale nuova, entrambi accomunati dalla capacità di ridare vita a scarti e frammenti, e donare nuovi significati a oggetti dismessi. Un legame speciale quello di Maria Lai e Antonio Marras. È stata proprio l’artista la prima persona ad aver sostenuto le opere di Antonio

Maria Lai e Antonio Marras Alghero 2003©Daniela Zedda
Maria Lai e Antonio Marras Alghero 2003©Daniela Zedda

Oggetti del quotidiano. Punto di partenza della mostra

Il percorso espositivo si snoda attraverso gli spazi di Palazzo Lanfranchi aprendosi al primo piano dinnanzi a 120 disegni che ritraggono il borgo La Martella. Il visitatore prosegue poi la sua visita attraverso libri sfilacciati, pagine ricamate, disegni, acquerelli e un grande lenzuolo con fogli cuciti, entrando in contatto con il segno artistico distintivo di Maria Lai e Antonio Marras. Gli oggetti del quotidiano divengono materiale artistico e ne raccontano l’animo interiore, le luci e le penombre degli artisti. Le “Orfanelle”, creature luminose occupano lo spazio espositivo e conducono all’abito “Fililailai”, realizzato da Antonio per Maria.

MostraLaiMarras_Foto© Daniela Zedda
Mostra Lai Marras Foto© Daniela Zedda

Giochi di contrasti, ossimori delicati

L’accesso alle seconde sale sono segnate da un passaggio simbolico caratterizzato da un alto muro scuro di camicie maschili, anonime e grandi campane appese ad esse. Dall’altra parte, 88 federe dipinte da Maria Lai che Marras fa dialogare con un suo grande arazzo bianco e nero che incornicia una scultura in ceramica realizzato a quattro mani in argilla. Giochi di contrasti e ossimori. La luce creatrice illumina le notti di ricordi sbiaditi dal tempo.

MostraLaiMarras_Foto© Daniela Zedda
Mostra Lai Marras Foto© Daniela Zedda

Un dialogo vivo tra immagini e contaminazioni artistiche

14 braccia in ceramica accolgono il visitatore al secondo e ultimo piano della mostra. Un ambiente articolato, composto da opere in stoffa, un vecchio sportello disegnato, campane di vetro disposte su tavoli di ferro che custodiscono taccuini di appunti di Marras, circondati da trenta bozzetti preparatori di Maria Lai che portano a concentrare l’attenzione del visitatore sull’opera Tra fili e pensieri del 2004.

Carta, legno, tessuti, nodi e corde. Materiali poveri ritrovano vita in un caleidoscopio intimo come all’interno di una Wunderkammer dalle mille meraviglie. Gli scambi artistici tra Maria Lai e Antonio Marras, i cui universi sono legati insieme da un sottile fil rouge, sono tangibili con gli occhi e con il cuore.

A chiudere il percorso espositivo la grande installazione realizzata a quattro mani “Llencols de aigua” che corre lungo la parete di fondo. Su un grande telo bianco sono cucite vecchie sottovesti, che fanno da sfondo a 200 piccole fate della mitologia sarda, Janas, e piccoli abiti sospesi davanti al lenzuolo.

Llencols de aigua, Alghero2003© Daniela Zedda
Llencols de aigua, Alghero2003© Daniela Zedda

‘Ti ho lasciato bambino e ti ritrovo artista’, mi ha detto un giorno. Conservo gelosamente questa frase dentro di me. Lei mi ha dato la forza di parlare attraverso le immagini”.

In copertina: Matera Mostra Lai Marras Foto© Daniela Zedda