Il viaggio secondo Louis Vuitton

L’evoluzione del baule: custode avventuriero, affascinante ed elegante di porzioni di vita che hanno visto le epoche più disparate.

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È la borsa da viaggio per antonomasia, la più antica e la più elegante.
Nata per esploratori, avventurieri, dandy, principi ed artisti è da sempre uno straordinario custode di affascinanti itinerari e di antiche memorie.
Aprire un vecchio baule impolverato rappresenta la scoperta. È un momento denso di emozioni, quasi incantato. Riaffiorano ricordi lontani, odori e suoni solo apparentemente dimenticati, fotogrammi sbiaditi.

Oggi il baule si usa meno di un tempo, è diventato uno scrigno, il depositario di oggetti e del tempo che fu, un pezzo da collezionismo o d’arredo.

Ma è un bene prezioso da conservare con cura.  E il maker-box o layetier-emballeur ovvero il creatore di bauli è un mestiere molto antico.

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I bagagli si sono evoluti nei secoli divenendo, come spesso capita nella moda, riflesso dei cambiamenti economici e sociali.
Uno dei più antichi ritrovati risale addirittura al XIV secolo a.C. e faceva parte del corredo funebre del Faraone Tutankhamon.

Pensate che nel Medioevo gli aristocratici si facevano costruire mobili smontabili perché fosse possibile trasportarli da un feudo all’altro.

Durante l’Illuminismo non c’era famiglia nobile che non intraprendesse un viaggio con carrozze trainate da cavalli cariche di bauli e cappelliere.

Proprio nel corso del ‘700 l’idea di bagaglio inizia ad avvicinarsi a quella odierna. Sono gli anni delle lunghe traversate oceaniche e dei Grand Tour nell’Europa continentale intrapresi da giovani ricchi.
Viaggi destinati al perfezionamento del sapere che potevano durare alcuni mesi o alcuni anni, la cui meta finale era quasi sempre l’Italia. È con queste prime ed elitarie trasferte che nasce il concetto di turismo. Ma questi sono anche gli anni delle valigie di cartone degli emigranti.

Louis Vuitton inizia a 16 anni a lavorare come apprendista fino a realizzare bauli “capolavoro”

La storia del baggage è legata soprattutto ad un paese e ad un nome. La Francia e Louis Vuitton.
La tradizione nella creazione di valigeria dell’azienda che oggi conta oltre 14.000 dipendenti precede addirittura la fondazione della Maison. Nel 1837 l’appena sedicenne Louis decide di lasciare il suo paesino natale Anchay nella Francia orientale e percorrere a piedi 250 chilometri per raggiungere la Ville Lumière e lavorare come apprendista di Monsieur Marechal, famoso fabbricante di valigie.

All’epoca i principali mezzi erano le carrozze e i bagagli, casse di pioppo realizzate a mano e su misura,  venivano maneggiati con pochissima cura.  I pochi viaggiatori del tempo ricorrevano così ad artigiani per imballare e proteggere i loro effetti personali. Artigiani come Marechal appunto e il suo nuovo e promettente aiutante.

In quell’atelier di Parigi il giovane Louis lavora alacremente ed è sempre più apprezzato. Carpisce lo spirito del tempo e l’esigenza di viaggiare in modo più confortevole e inizia una carriera folgorante basata sull’eccellente maestria, il savoir-faire, la creatività e la cura operosa del dettaglio.

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La sua abilità artigiana e la capacità di personalizzazione a seconda delle esigenze del cliente attirano l’attenzione dell’alta società, di capi di stato e magnati di tutta Europa.
Il giovane diviene ben presto l’imballatore preferito dellimperatrice Eugenia de Montijo, moglie di Napoleone III che lo nomina suo personale maker-box. È a quel punto, forte dei riconoscimenti, che decide di tentare la fortuna.
Nel 1854 si  mette in proprio e apre il suo primo negozio-laboratorio Louis Vuitton Malletier  al numero 4 di Rue Neuve-des-Capucines, vicino alla simbolica Place Vendome. Il successo è clamoroso. Da quel momento in poi la storia parla da sé.

Lui e le generazioni future Louis Vuitton diventeranno “creatori di bauli”: i più amati, ricercati, desiderati e sfoggiati del globo. I bauli d’haute couture.

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Nel 1858, l’anno in cui nasceva la prima agenzia turistica in Inghilterra (in Italia dovremo attendere l’anno 1897), Louis compie un ulteriore passo e inventa  la valigia-icona: un parallelepipedo a base rettangolare anziché bombata come si usava a quel tempo, molto leggero ma al tempo stesso resistente, totalmente impermeabile e più agevole da caricare  sulle navi e sui treni. La copertura rigida, gli angoli metallici e all’interno vari ripiani e scomparti per riporre vestiti e accessori.

Vuitton non crea solo un nuovo baule, Vuitton da forma alla concezione moderna del viaggio.

Quelli sono anni cruciali per i trasporti: viene inaugurata la prima ferrovia francese e una nave europea attraversa per la prima volta l’Oceano Atlantico.

E l’anno successivo l’ormai affermato imballatore apre un laboratorio ad Asnières-sur-Seine, poco fuori Parigi. Ancora oggi negli stessi edifici si trova l’atelier della casa di moda. Qui 200 artigiani creano accessori da viaggio su misura, le cosiddette «commande speciale» ovvero i capolavori fatti su ordinazione per i veri vip ed è l’unico stabilimento di produzione sotto la guida diretta di un membro della famiglia, Patrick-Louis Vuitton, quinta generazione Vuitton.

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Louis Vuitton con la collaborazione di Georges, il figlio, nel 1886 trasforma i bauli in forzieri.

Un’altra tappa importante nella creazione di pelletteria da viaggio arriva nel 1886, l’anno dopo aver aperto il primo punto vendita all’estero a Londra, nella centralissima Oxford Street. Dopo anni di studi Louis insieme al figlio Georges riesce a rivoluzionare le chiusure delle valigie con un ingegnoso sistema a cinque tamburi a molla. Un modo per metterle al riparo dai ladri. Trasformando i bauli in veri e proprio forzieri.

Un aneddoto racconta in pieno lo spirito e la fermezza della Maison. Il sistema brevettato è talmente efficace che i Vuitton decidono di sfidare pubblicamente l’illusionista Houdini, celebre nel mondo per le sue fughe impossibili, a liberarsi da un baule con l’infallibile serratura. Il noto escapologo non raccoglie la sfida ma nessuno di li in poi oserà mettere in discussione quella chiusura. Il lucchetto “The Tumbler Lock” viene usato ancora oggi.

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Sin dal principio Vuitton è imitatissimo e si deve difendere dai tentativi di contraffazione. Nel 1888 crea il pattern “Damier canvas”, il popolare tema a scacchi con quadrati marroni e beige alternati,  per proteggere le sue creazioni originali dai falsi.

È così che nasce il primo bagaglio di lusso, il bagaglio griffato.

Pensate che i motivi della Maison Damier e Monogram (che si ispira al design orientale della tarda epoca vittoriana) sono tra i più falsificati al mondo. Secondo Forbes l’azienda che fattura 5,5 miliardi di euro investe una cifra stratosferica, ben 15 milioni all’anno, nel suo ufficio legale in cause legate alla falsificazione. Senza riuscire ad arrestare il fenomeno.

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Anno dopo anno eleganza, funzionalità, leggerezza della struttura e impermeabilità del rivestimento diventano elementi distintivi della valigia LV, ideale per i lunghi viaggi. L’alta società parigina la sceglie e porta il marchio d’alta moda in tutto il mondo: sugli immensi transatlantici alla scoperta di mete fino ad allora impenetrabili, negli alberghi più lussuosi.

In un interessante percorso tematico, un antico baule Louis Vittuon aprì la mostra “Volez, Voguez, Voyagez” quale simbolo storico della Maison; che fece del viaggio una ragione oggi riconducibile alla moda e ai bisogni quotidiani.

L’azienda francese prospera con successo diventando punto di riferimento dei globetrotter, sinonimo di lusso, raffinatezza ed alta qualità artigianale.

Come spiega Patrick-Louis Vuitton:

“Ogni baule ha la propria storia, raccontata attraverso i pensieri di chi li ordinò e li possedette e gli anni in cui furono creati, come se una volta aperti, non fossero più bauli, ma album”.

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