Dal “New Look” ai recenti slogan femministi della prima donna ai vertici, la Maison parigina celebra il suo 70esimo anniversario augurando buon compleanno Dior.

Dodici stagioni e ventidue collezioni per diventare immortale. Sono bastati dieci anni a Christian Dior per riscrivere la storia della moda diventando un’icona. E con grande probabilità oggi sarebbe radioso sapendo che alla guida della sua Maison, tra le più prestigiose al mondo, c’è una donna, la prima, Maria Grazia Chiuri. O almeno noi vogliamo immaginarlo così. D’altronde Lui le Donne le ha sempre amate e celebrate con le sue opere d’arte di haute couture. La designer romana traghettata dopo 25 anni da Fendi a Valentino ha iniziato a scrivere un nuovo appassionante capitolo della storia Dior. Una rivoluzione dal sapore femminista stampata a chiare lettere sulle tee mandate in passerella: “We should all be feminist”, “Tutti dovremmo essere femministi”. Uno slogan che ha segnato il suo debutto a Ottobre.

Una storia intensa quella di Dior, che inizia nel 1947

Oggi sono passati esattamente 70 anni da quel 1947, quando il già 42enne di Granville, dopo diverse vicissitudini economiche che lo videro prima modellista e poi disegnatore per  “Le Figaro”, tagliò il nastro al suo primo Atelier parigino grazie all’aiuto finanziario di Marcel Boussac, magnate del tessile. Dior si stabilì al civico 30 di Avenue Montaigne, a tutt’oggi quartier generale del marchio, dando il via ad uno degli imperi di alta moda più autorevoli di sempre.

Il couturier riuscì nell’impresa di rivoluzionare la moda degli anni quaranta, introducendo un’idea di femminilità completamente innovativa, reazionaria. La donna di Dior aveva spalle arrotondate rispetto a quelle imbottite del periodo bellico, una linea fluida con la gonna allungata a forma di corolla ampia e voluttuosa e il vitino strizzato da bustini e giacchine castigate. Nonché la celebre guepière. Questi gli elementi principali della sua ristrutturazione ribattezzata dalla stampa americana “New Look”. Il New Look era una divisa che sfidava la modernità riconsegnando alla donna una flessuosità opulenta e ancien régime, antica ma profondamente fresca in quel preciso momento. Da quel momento, ogni sua collezione fu accolta con successo dal pubblico e dalla critica. Ogni volta era in grado di creare nel mercato un’attesa e una tensione eccitante.

E se ci aggiungiamo l’utilizzo abbondante di tessuti ricchi e pregiati per ogni suo modello, possiamo affermare che il riservato ed introverso Dior contribuì anche alla ripresa dell’industria tessile.

Un decennio di rivoluzioni e successi. Alle linee ‘Corolle’ e ‘En Huit’ del 1947 seguirono altre  emblematiche invenzioni che reinterpretarono i codici estetici del tempo. Nel 1953 quella soprannominata ‘a tulipano’ che metteva in evidenza il seno, in seguito la “Sinuosa” e le linee rinominate con le lettere dell’alfabeto. Dalla ‘A’ della gonna ampia e spalle strette alla ‘H’ che uniformava il seno al resto del corpo, fino all’ultima linea a sacco così in voga ultimamente. Dodici stagioni grazie alle quali il grande sarto entrò nell’Olimpo.

Oggi la Maison Dior celebra il settantesimo dalla sua fondazione con un’esclusiva e titanica opera antologica di sette volumi, uno per ogni direttore creativo che ha avuto l’onore di disegnare per una delle case di lusso più straordinarie al mondo.

Libri che offrono uno sguardo privilegiato sulle ispirazioni e sulle visioni di Christian Dior. Illustrazioni, foto d’archivio, aneddoti e dettagli che svelano con passione tutto quello che i non addetti ai lavori ignorano e che si cela dietro oltre 80 abiti di haute couture. Tra questi proprio il celebre tailleur “Bar” disegnato da Monsieur nel 1947. Dai capolavori del fondatore che lavorerà per il brand che porta il suo nome solo 10 anni (morirà nel 1957 per un collasso al Grand Hotel & La Pace di Montecatini dopo una partita di canasta con un gruppo di amici ) al manifesto femminista mandato in pedana dalla Chiuri, prima donna in una dinastia di soli uomini,  passando per lo storico assistente e promettente Yves Saint Laurent, Marc Bohan (lo stilista che durò più a lungo), l’italiano Gianfranco Ferré che verrà sostituito dall’eccentrico John Galliano dal 1997 al 2011 (eccessivo in ogni sua espressione fu licenziato in tronco dall’azienda per insulti antisemiti) e poi il minimalista belga Raf Simons, beniamino della stampa.

Ognuno con le sue caratteristiche distintive, ognuno con il suo personalissimo potere creativo. Ma senza mai distanziarsi dallo stile del grande Maestro. E la collezione di haute couture autunno-inverno 2016/2017 di Lucie Meier e Serge Ruffieux lo dimostra. È un ritorno alle origini: gli atelier, anzi l’Atelier. La sfilata si è svolta proprio negli iconici saloni del numero 30 di Avenue Montaigne: un’ambientazione intima per una collezione che omaggia il suo Fondatore dedicata all’eccezionale savoir-faire poetico degli artigiani dell’alta moda. Giochi di plissé, silhouette dalle linee strutturate, ricami con perle e paillettes estremamente eleganti e femminili. E poi il tulle, lo chiffon e la georgette impiegati in gonne a ruota o allungate a piacimento che accarezzano le caviglie.

Grandissimo omaggio a Dior, con l’ultima sfilata nei saloni dell’Atelier dedicata al savoir-faire poetico degli artigiani dell’alta moda.

Una curiosità che forse non tutti conoscono che ci riporta all’ultima collezione Dior Spring Summer 2017.

Christian Dior fu un precursore non solo nello stile. Fu il primo in assoluto ad associare sistematicamente l’interpretazione degli accessori alla linea dei vestiti, vendendo, insieme ai modelli, gioielli, scarpe, foulard, borse, profumi e perfino lo smalto per unghie, dettaglio non esattamente usale per l’epoca. E ancora oggi gli accessori continuano a rivestire un ruolo di fondamentale importanza sulle sue passerelle.

Inoltre Monsieur è sempre stato un grande superstizioso. Credeva nell’arte divinatoria delle cartomanti. “Desidero rispettare le fortune del caso” affermava affidandosi a quelli che lui chiamava “i segni del destino”. Al punto da creare dei suoi personalissimi amuleti portafortuna ricorrenti nelle collezioni come la stella e il numero 8. E in questa stagione più che mai gli accessori sono disseminati dalla simbologia: orecchini, sautoir e soprattutto anelli con sigillo che riprendono i segni zodiacali, il motivo della stella (ovunque sugli abiti), del cuore e del trifoglio. Ecco una carrellata di immagini suggestive dall’ultima catwalk.

E allora non ci resta che dire: Buon Compleanno Dior!

Credits all photo: Dior