Nella wishlist di questa settimana parliamo di pizzo: misterioso e onirico, ma anche romantico e sensuale grazie a giochi di trasparenze e velature.

Secoli di artigianalità per il pizzo lavorato ad ago o a tombolo.

Nel corso della storia della moda, il pizzo detto anche merletto o trina, fece la sua prima comparsa a Venezia nel ‘500.
A poco a poco, questo sofisticato e regale ornamento, si diffuse in tutta Europa trovando terreno fertile in Inghilterra e Francia.

Se fino al Settecento il pizzo era presente anche nell’abbigliamento maschile, come decoro di maniche e baveri, a partire dall’800, divenne esclusiva del tutto femminile. Estremamente versatile e multiforme, lo ritroviamo oggi come elemento chiave di molti capi di Alta Moda sia per il giorno quanto per la sera.

Alla scoperta di alcuni abiti in pizzo must have della stagione.

Le favole ispirano. La moda risponde. Catapultati nel Paese delle Meraviglie di Dolce e Gabbana, gli abiti in pizzo trasformano i sogni in realtà.
Capi strategici, ideali per ammaliare, lasciano intravedere la lingerie regalando alla silhouette un tocco di sensualità e femminilità pura.

In ogni abito, i dettagli sono curati nei minimi particolari: le bluse, in pizzo dalle maniche lunghe, sono portate con gonne pied-de-poule, arricchite da orologi ricamati, in ricordo del Bianconiglio.

Il vestito siciliano, pezzo chiave, in pizzo nero trasparente, è un capo senza tempo che regala un’allure di rigore e maestà, facendo trasparire tutta l’abilità sartoriale e l’amore per le proprie radici.

Gli abiti in pizzo millefoglie di Ermanno Scervino colpiscono per la loro delicatezza.

Perfetti per una donna raffinata ed eterea, romantica e sognatrice, riportano in auge, in chiave nuova e rivisitata lo stile di Anna Karenina. L’eroina del capolavoro letterario di Lev Tolstoj risplende di una luce nuova, più audace e seducente. L’abito in pizzo a sottoveste nero, al ginocchio, accompagnato dalla stola in pelliccia legata al collo, ricorda la splendida Greta Garbo nel film omonimo girato nel 1935.

Gli abiti dai colli casti e le maniche lunghe, nascondono e rivelano nello stesso tempo, rievocando il lusso e lo sfarzo della nobiltà russa; mentre figure semi svelate, dalle elaborate lavorazioni del pizzo, si proiettano verso il futuro in un ritratto di donna inimitabile.

Le parole pronunciate da Karl Lagerfeld nel 2009, “Penso che qualunque designer del ventesimo e ventunesimo secolo sia stato in qualche modo ispirato dai balletti russi”, continuano a trovare terreno fertile nel mondo della moda.

Gli abiti in pizzo realizzati da Rodarte per la fredda stagione fanno pensare all’opera di Tchaikovsky, il Lago dei Cigni.

Il mondo della danza, come pura e libera forma di linguaggio è qua espressa attraverso creazioni elaborate, caratterizzate da pizzi, trasparenze, rouches e volant.
Le consistenze sono impalpabili, come ali di una farfalla. E’ un gioco di chiari e scuri, luci e ombre, giorno e notte. Gli abiti candidi, che personificano il cigno bianco, l’innocente e ingenua Odette, si alternano a quelli neri di un’audace e sfrontata Odille.

Eleganti e opulenti vibrano sulla pelle lasciata scoperta dal pizzo, trasmettendo passione pura.