Pronte ad indossare un sinuoso tuxedo la Notte di San Silvestro? Alcune curiosità sul maestro di stile francese e sullo smoking: il capo femminile/maschile più sensuale di sempre.

Se potessi conservare un solo capo, sarebbe lo smoking.” Yves Saint Laurent

Dall’inglese smoking jacket ovvero giacca da fumo, questo capo iconico nasce come semplice veste da camera per uomini da utilizzare nelle stanze per fumatori con lo scopo di preservare l’abito dall’odore del tabacco.

Si dice sia stato indossato per la prima volta il 10 ottobre 1886 dal dandy industriale Griswold Lorillard al Tuxedo Club nel New Jersey. Da qui il nome “tuxedo” con cui viene chiamato oltreoceano in omaggio al suo luogo d’origine (a volte abbreviato in tux).

Nessuno prima del 1966 aveva osato mettere la donna in smoking.

O con il tailleur pantalone. O in blazer. Nemmeno pensarci. Lui si. Il più grande designer del Novecento e couturier francese rivoluziona i canoni estetici e stilistici saccheggiando il guardaroba dell’uomo. Trasforma come per magia “Le smoking” in un capo femminile,  l’alternativa all’abito da sera.

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È quasi un atto eversivo. Perché in quegli anni i pantaloni sono considerati inappropriati. Sono i favolosi sixties e a guadagnarsi tutta la scena è la gonna, anzi la minigonna, simbolo della swinging London, popolare tra le ragazze fashionable.

Ed è talmente sconveniente che, sembra incredibile oggi, sono pochissimi i locali degni di nota che autorizzano l’ingresso a donne in smoking. Il manager del rinomato Cote Basque di Manhattan (chiuso 12 anni fa ahimè!) arriva a dire che per cene formali indossarlo è inadeguato tanto quanto un costume da bagno. Con questa giustificazione vieta l’accesso anche alla famosa socialite del tempo Nan Kempner.

Ma il tuxedo diventa velocemente il nuovo must-have. Grazie, come spesso accade, a volti noti. La prima a indossarlo è la splendida Catherine Deneuve nel 1967.

E oggi dobbiamo ringraziare proprio lui, il grande sarto francese defunto Saint Laurent, se per l’attesa notte di San Silvestro ormai dietro l’angolo abbiamo un’alternativa al classico little black dress. Un sinuoso ed elegante tux abbinato allo stiletto 12 è il dress code perfetto da grand soirée.

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Yves Henri Donat Mathieu Saint Laurent nasce a Orano, città a nord dell’Algeria, l’1 agosto 1936 da una famiglia francese.  Come molti in quegli anni si trasferisce a Parigi per inseguire il suo sogno. Giovanissimo vince il concorso di Segretariato Internazionale della Lana, disegnando un abito da cocktail nero con scollatura asimmetrica che verrà poi realizzato da Hubert de Givenchy. A 18 anni Inizia a lavorare da Christian Dior. Quando questi muore nel ’57 per una crisi cardiaca a Montecatini, prende il suo posto diventando il direttore artistico della Maison.

La sua prima collezione viene accolta calorosamente: la linea “Trapeze” è un successo che gli vale la nomea di enfant prodige. Secondo il New York Herald Tribune è “la più grande orgia di sensi della storia della moda”.

Il giovane stilista fa parlare di sé, rompe le regole e mette in mostra quelle che saranno negli anni a venire le sue caratteristiche distintive: provocazione ma anche eleganza estrema; pulizia delle linee ma anche sensualità asciutta. Un modernizzatore dell’immagine femminile. Raffinato, moderno, innovativo, erotico. Al pari di Chanel crea uno stile unico.

Proprio Coco nel 1968 lo designa suo erede spirituale. Tanto clamore quanto critiche e plausi lo accompagnano, come è solito ai geni. Nel 1980 Yves Saint Laurent è il primo stilista vivente cui viene dedicata una retrospettiva al Metropolitan Museum of Art di New York.  A questa fanno seguito numerose mostre e riconoscimenti. Ad appena cinquant’anni di età è nell’Olimpo dei designer dell’alta moda come se fosse già passato a miglior vita. Un traguardo ineguagliabile.

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Saint Laurent crea tutto prima di tutti. Decenni prima di Giorgio Armani ha l’intuizione di trasferire i capi del guardaroba maschile in quello femminile.

Lo smoking appunto, ma anche il blazer, la sahariana, il trench, il giubbotto di pelle, ill tailleur-pantalone.

La giacca safari nel 1968, già famosa dagli anni Trenta grazie allo scrittore Ernest Hemingway.
Ma l’enfant prodige detiene altri primati: è l primo stilista a far sfilare modelle nere. Tanto che Naomi Campbell lo ringrazia ancora per quella copertina su Vogue che l’ha resa celebre. È il primo a posare nudo per una pubblicità come ha fatto in tempi più recenti Marc Jacobs. Sempre lui l’antesignano degli abiti in tessuto trasparente. Non tanto per una necessità di nudità quanto per un senso di liberazione dalle regole dell’abbigliamento. Ma non solo.  Divorato da una smodata passione per l’arte, è il precursore degli omaggi ai maestri della pittura del Novecento, da Picasso a Matisse a Piet Mondrian con l’omonimo abito al ginocchio (quando il binomio arte-moda non era ancora un’astuzia commerciale). Trasferisce nella moda il suo amore per la letteratura e il teatro. Ma ancor più è in grado di cogliere prima dei suoi colleghi la potenza e l’influenza della moda trasformando le creazioni di haute couture, riviste e corrette, in prodotto industriale. Insomma un pioniere della moda.

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Dopo aver lanciato sulla passerella lo smoking da donna caratterizzato da una giacca sartoriale dai revers lucidi, nel 1970 presenta una versione ad abito, l’anno successivo gli aggiunge gli shorts e la collezione “Retro” fa scandalo. Nel 1975 arriva un capo molto simile alla jumpsuit odierna, nell’81 una giacca caban, dieci anni dopo il trench e cinque anni più tardi la sahariana.

Su ogni passerella è presente la giacca smoking.

Un nome che diventa logo. Yves Saint Laurent. Tre parole che significano solo una cosa: moda. In tutto il mondo. Eppure nel gennaio del 2002 l’ormai anziano stilista francese in una commovente conferenza stampa legge una lettera di commiato in un cui annuncia l’addio all’alta moda. E la gloriosa Maison dell’Avenue Marceau chiude i battenti dopo 40 anni di gloria.

Per giustificare questa decisione, Pierre Bergè, suo compagno di vita e di lavoro da gran tempo, spiega che: “L’alta moda è finita. Non è un’arte che si appende come un quadro. Ma è qualcosa che ha senso se accompagna l’arte di vivere. Oggi, tempo di jeans e di nike, l’arte di vivere non esiste più”.

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Il marchio e le linee pret-a-porter continuano a sopravvivere grazie al gruppo PPR e a Francois-Henry Pinault. Nel 2012, sotto la guida del francese Hedi Slimane che già aveva disegnato in passato le collezioni maschile, il nome della griffe viene modificato da YSL a “Saint Laurent Paris” con un’impronta stilistica più rock.

E nella cosiddetta collezione permanente ritroviamo lui: lo smoking.

Il modello classico nero monopetto con revers in raso. Per l’autunno inverno 2016/17 arriva anche la versione Jumpsuit: giacca smoking con pantaloni a sigaretta a doppia piega e revers a specchio bordati in cristalli.

Due alternative preziose e scintillanti per il Capodanno sono il Tuxedo corto monopetto color champagne metalizzato e lamè di lurex. Oppure la giacca lunga monopetto nera e lurex con motivo a stella. Per una notte davvero magica…

Appassionati di smoking?

Ho parlato di smoking anche in questo articolo: SMOKING: LOOK DA PRIMA