Ha debuttato sulle passarelle sfidando la “divisa maschile”. Ha tradotto la voglia di indipendenza in denim, patterns, ricami e decori. Giorgio Armani si è divertito ad interpretare i codici di un guardaroba scegliendo sempre il corpo esposto, come qualcosa da non essere visto allo sguardo di tutti, ma a suggerirlo, velarlo e rivelarlo, lasciandolo intuire, senza mai esibirlo.

Cate Blanchett, Giorgio Armani, Julia Roberts, Tom Cruise, Roberta Armani Photocredit Getty Images/ Courtesy Giorgio Armani
Cate Blanchett, Giorgio Armani, Julia Roberts, Tom Cruise, Roberta Armani Photocredit Getty Images/ Courtesy Giorgio Armani

Il 2 dicembre Giorgio Armani ha ricevuto dalle mani dalle attrici premio Oscar Julia Roberts e Cate Blanchett, ambasciatrici della Maison, l’Outstanding Achievement Awards nella stellare cerimonia degli Oscar della moda organizzata dal British Fashion Council a Londra. Onorificenze, premi alla carriera e soprattutto stima da parte di tutti i settori del business e della moda internazionale per il suo stile inconfondibile e la sua continua passione per tutto quello che fa quotidianamente.

Anni cadenzati da un percorso peculiare, cangiante e diverso, da un ventaglio di moods, patterns, e sfumature, capaci di incidere profondamente sul costume e non soltanto in tema di stile, sull’attitudine femminile e maschile contemporanea. Ogni suo progetto è come un debutto di una nuova avventura e anche un legame continuo rispetto alla tradizione sartoriale e del fatto con qualità. “Il lavoro è la mia storia e la ragione della mia formazione, e anche se sono felice di quello che ho fatto e dei risultati ottenuti, non mi accontento, pretendo sempre il meglio da me e dagli altri. E il meglio c’è sempre, basta sforzarsi di raggiungerlo”. Per questo il suo stile minimalista, privo di sovrastrutture e dal design innovativo è stato raccolto da ogni generazione del globo per uscire da quel codice vestimentario conformista e indossare giacche, completamente destrutturate e pantaloni con tessuti morbidi che avvolgono il corpo.

Giorgio Armani Privè collezione Haute Couture 2019-2020
Giorgio Armani Pre-fall 2021

Tante le celebrities che nell’arco di lustri hanno scelto di avere nel proprio guardaroba un capo o meglio hanno scelto per sé il verbum di Giorgio Armani. Tante e totalmente differenti tra loro, quasi a rappresentare le infinite, anche contradditorie nuances dell’universo moda contemporaneo, ma tutte unificate da una medesima forza, da un carattere originale e da una decisa determinazione nel porsi nella propria vita. Rockstars dalla statura planetaria di Robbie Williams e poi John Bon Jovi con la sua fisicità prorompente e barbarica, Ricky Martin per il suo tour Musica+ Alma + Sexo, Celine Dion per i suoi look androgini, Adrien Brody con la sua cifra intellettuale e astratta di interprete cinematografico cult, Uma Thurman regina dei celebri film di Quintin Tarantino da Pulp Fiction a Beatrix Kiddo di Kill Bill, l’icona del football glam David Beckam, a Sofia Loren, amica fedele dello stilista. Si interseca all’olimpo dei testimonial eccellenti un altrettanto scintillante costellazione popolata da figure di riferimento. Ma lo stilista eterno ragazzo indipendente e strenuo lavoratore nel ricercare la bellezza estetica di un tessuto appoggiato sul corpo, si è ancorato ad una tematica precisa e immediatamente riconoscibile, quella della eleganza, non notata, ma ricordata.

Giorgio Armani prefall 2021
Giorgio Armani Pre-fall 2021

Miscela magicamente tessuti, rielabora a suo talento immaginari vocabolari espressivi, adottando il canone del lusso del togliere e non aggiungere. In questo modo riesce invariabilmente a ottenere un risultato personale, una cifra di individualismo artistico. In fondo, come dice lui “Essere eleganti non si deve assolutamente aver l’aria di essersi vestiti a fondo, vale a dire essersi studiati molto bene, essersi coordinati; bisogna sempre avere un’aria piuttosto casuale, che non significa essere trasandati.”

Maria Elena Boschi - Francesca Barra e Claudio Santamaria - Greta Ferro Photocredit Stefano Guindani
Maria Elena Boschi – Francesca Barra e Claudio Santamaria – Greta Ferro Photocredit Stefano Guindani

Così, visti attraverso la sua lente creativa, la parabola della moda firmata Giorgio Armani, è fatta di abiti, ma ancor più di personalità. Uno stile dell’esistere, una filosofia che bilancia l’essere all’apparire, sull’onda della forte vitalità, della sensualità e joie de vivre che caratterizzano sempre la griffe milanese. È nel 1975, su pressione di stampa e amici, Giorgio Armani assieme al suo socio in affari Sergio Galeotti, l’uomo Armani irrompe per la prima volta sulla scena della moda e con gli anni successivi arriva la collezione donna che in breve, con la copertina di “Time” dell’82, incorona lo stilista come uno dei geni della moda mondiale. Il suo debutto maschile lo vede quale ideale incarnazione del metrosexual metropolitano che non ha solo l’obiettivo di sedurre, ma anche di arrivare al successo e alla fama attraverso il lavoro. L’abito maschile diventa simbolo di lusso e di lussuria inaugurando la dirompente estetica degli anni Ottanta, periodo in cui viene costruita una vera e propria mitologia intorno all’espressione personale, grazie al denaro che scorre, e in cui la necessità di identificarsi fondamentale per una generazione di uomini e donne che hanno attraversato i devastanti anni del passato, rimanendo senza punti di riferimento esterni.

Giorgio Armani Privè collezione Haute Couture 2019-2020
Giorgio Armani Privè collezione Haute Couture 2019-2020

Un uomo che dribbla regole e convenzione, lussuoso hippie sulla rotta di Tangeri e Pantelleria, o Saint Tropez, l’allure di un nomade, il magnetismo di un gentleman avventuriero, la curiosità di un bambino. Un outsider de luxe. E le sue collezioni non può che assomigliarsi, diventando il suo più congeniale strumento di appartenenza e comunicazione. Si sovrappongono materiali e patterns, stampe e crossovers che trasformano il denim in pezzi unici, dalle maxi pellicce ai capispalla che raccontano il desiderio di vestirsi attraverso una moda libera. Non mancano, fra i must dell’estate, le camicie coreane, i caftani hip chic, giacche sartoriali con tessuti stropicciati ad arte, camicie e gilet con grandi inserti dai motivi orientalisti. Accessori come sciarpe in seta che corredano la spiccata vocazione all’altrove, al grande viaggio in senso geografico, letterario, onirico e ludico dell’uomo o donna Armani. La sua immancabile voglia di perdersi lungo rotte eccitanti e inesplorate, siano esse le mille luci della notte metropolitana, le spiagge tropicali o la vastità solenne e astratta dei deserti nordafricani.

Giorgio Armani collezione AI 2019-2020 Photocredit Imaxtree

Negli anni, Giorgio Armani non permette che la propria speciale e variegata declinazione del fashion per l’uomo o donna si irrigidisca a sua volta in una formula, finisca imprigionata in un ambito quale che sia. Oltrepassata la fatidica soglia degli anni Duemila e avvertendo nell’aria un nuovo bisogno di compostezza, l’uomo e la donna di Armani cambia registro, pur non rinunciando allo stile e spirito business. Sceglie, però una seduzione più sottile, scompone l’immagine in un crogiolo alchemico che si assomma al dandysmo a discrezione sofisticata. “La moda per me è un mestiere, fatto di fantasia e concretezza, di intuito e rigore, di slancio e controllo. Non ha nulla di divino o sensazionale, ma ha un impatto incredibile sulla vita quotidiana.” ammette lo stilista

Fare moda vuol dire elaborare un’idea coerente di bello e condividerla con il tuo pubblico, tenendo conto delle diverse realtà della vita contemporanea. Se si è davvero attenti, se si riescono a intercettare anche i più piccoli segnali, che sono lì ad attenderti, in ogni instante, i bisogni del pubblico li si avverte ancora prima che si manifestino e si gioca d’anticipo, identificando i cambiamenti della società.

Giorgio Armani collezione AI 2019-2020 Photocredit Imaxtree
Giorgio Armani collezione AI 2019-2020 Photocredit Imaxtree

E l’evoluzione, la metamorfosi continua, perenne in anticipo sui tempi, abbinando in maniera brillante istinto e voglia di stupire sempre per eleganza e qualità. Il suo stile affascinante oggi più che mai assume il ruolo di outsider, di colui che si chiama fuori dal coro, rinunciando alla cultura del gridato e alla massificazione globale. L’esplosione cromatica e la pulsazione delle stampe per lui talvolta si sciolgono nell’antracite, nei grigi metallici, nel misterioso nero. Nei tessuti di velluto devorè, nelle diverse impercettibili variazioni del bleu evocativo, teatrale e notturno. Giorgio Armani racconta la moda con un’intensità, preziosa e artigianale e come unico tratto costante di un fil rouge ultimo e imprescindibile di un’intera vicenda creativa. Tecniche e sperimentazioni attuali per riproporre e reinventare prassi e modalità produttive della tradizione. Gli elementi basici ricorrenti le pelli, le stampe, il denim, le texture e le costruzioni leggere, come prive di peso. “Semplicemente, non ho mai amato la creatività fine a sé stessa, l’esplosione di fantasia capace giusto di stupire e lasciare a bocca aperta con creazioni che poi di indossabile non hanno nulla” e conclude “Anche il più alto volo di fantasia per me deve avere un senso. Deve tradursi in un capo, in un accessorio che poi una donna e un uomo saranno in grado di portare”.

Giorgio Armani con le modelle. Photocredit Getty Images/ Courtesy Giorgio Armani
Giorgio Armani con le modelle. Photocredit Getty Images/ Courtesy Giorgio Armani

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