Gucci uomo autunno inverno 2020. Non c’è niente di naturale in questa deriva di inquietudine che stiamo vivendo. Dobbiamo riappropriarci liberamente di ciò che ci è stato sottratto ritornando ad essere bambini sui banchi di scuola imparare e disimpare di essere uno stereotipo dai caratteri di violenta tossicità sessista.

Courtesy of Gucci Images by Kevin Tachman
Courtesy of Gucci Images by Kevin Tachman

La collezione Gucci Uomo disegnata Alessandro Michele, che chiude le passerelle maschili della Milano fashion Week 2020 è un vero manifesto di tornare all’infanzia o meglio su banchi di scuola. Affinché i nuovi bambini che diventeranno uomini non siano più schiavi degli stereotipi di violenta tossicità mascolinità dominante, vincente e oppressiva. Atteggiamenti e linguaggi e azioni che finiscono di conformarsi progressivamente ad un ideale machista che espelle la vulnerabilità e ogni possibile cedimento che finisce col nutrire prevaricazione, violenza e sessismo, che spesso le donne subiscono.

Courtesy of Gucci
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Vorrei soltanto dire che la mascolinità non è soltanto quella cosa che ci è stata insegnata. Ai maschi come alle femmine sono state raccontate cose sui loro ruoli sociali e personali che oggi sappiamo essere inesatte.” dichiara Alessandro Michele dietro le quinte prima della sfilata” “Entrambi i sessi hanno subito delle modificazioni culturali. In questo show ho immaginato di tornare un po’ bambino, che è il momento in cui ci è permesso di non essere etichettati. Siamo più liberi, perché poi quando cresciamo arrivano i divieti: questo non lo puoi più fare.” E soggiunge “Tornare a essere infantili è dire “Impariamo di nuovo”. Essere maschile in un modo stereotipato è pericoloso per entrambi: l’uomo ne è schiavo, la donna lo subisce. Forse all’asilo si era tutti uguali, lì si è tutti bambini”.

Courtesy of Gucci
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Le lancette del tempo sono state riportate indietro nel tempo, fin dall’invito simile a quelle delle feste dei bambini che esortava a partecipare al rave del suo quinto compleanno, quanto il tempo equivalente da quando è diventato direttore creativo di Gucci ed ha scompaginato i codici della moda, creando attraverso il gioco di tessuti e di colori, prodotti belli, e merce di tendenza, stabilendo una cognizione di cooperazione ludica tra soggetto creativo e oggetto che lo certifica indossandolo.

Al centro dell’arena di una aula di Fisica o di Scienze, delimitata da scranni per ascoltare la lezione, un enorme pendolo di Foucault si muove lento ed inesorabile per esprimere la durata ripetibile e perenne del tempo che passa.

Courtesy of Gucci
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Il viaggio del tempo di “Ale” bambino si dipana nell’obiettivo di imparare e disimparare portando in scena uomini vestiti con cappotti azzurri o blu dal colletto di velluto nero, con pantaloni corti al ginocchio con calzini ricamati bianchi, croce e delizia di quella educazione borghese che fino all’età della pubertà, il maschio doveva indossare, per poi passare ai pantaloni lunghi che determinano l’ingresso all’età adulta.

Un uomo bambino capace di indossare pullover striminziti in angora pastello con gattino e pulcino abbinato a pantaloni di velluto o di broccato e camicette a fiori realizzate in collaborazione con le stampe di Liberty London, ripreso anche sulle borse stampate, da alternare ai borselli e le borse rubate dall’armadio dei genitori.

Courtesy of Gucci
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Nella giostra dove ognuno è sé stesso, appaiono le immancabili T-shirt in collaborazione con Richard Hell, che ascrive le parole “Impazienza” e “Impotenza” come a ricordare altri tempi del passato in cui si è tentata una lotta di liberazione del pensiero e si producevano slogan sulle cartelle o sulle cinghie portalibri.

I codici del linguaggio infantile li troviamo anche nei ricercati e preziosi gli accessori: dalle collane di cristalli che diventano dei collaretti, alle scarpe e sandali con gli occhietti o dette topoline must nostalgico degli anni’70 e ’80, dai grembiulini Vichy alle borse cestino, un tempo per mettere il pranzo e la merenda, ora per riporre i propri oggetti personali.

Courtesy of Gucci
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Decostruire l’idea di mascolinità così come è stata presentata nella collezione Gucci autunno inverno 2020 – 2021, è innalzare un canto per celebrare un uomo libero di autodeterminarsi senza costrizioni sociali, senza sanzioni autoritarie, senza stereotipi soffocanti. Un uomo capace di ricontattare il proprio nucleo di fragilità, che omaggia le sue paure, non a caso la soundtrack scivola sulle note di Sweet Dreams interpretata da Marylin Manson, in una versione disturbante, ipnotica.

Un uomo gravido di catene spezzate si apre a relazioni non gerarchiche, che avvampa di meraviglia quando il mondo si fa nuovo.

Courtesy of Gucci
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In copertina: [email protected]