Un tempo dilatato dove i tessuti raccontano il pensiero, le linee sussurrano emozioni e il corpo si trasforma in paesaggio. L’Haute Couture parigina per la stagione autunno/inverno 2025 26, si riconferma l’appuntamento in bilico tra echi della memoria e visioni del possibile. La bellezza per l’atto creativo resta il fulcro di ogni capolavoro di sfilata.
Tra assenze e presenze immancabili, il panorama parigino ha regalato giorni di estrema creatività. Con il saluto finale di Demna a Balenciaga, passando per l’assenza di Dior, a seguito del cambio di direzione creativa, i brand che hanno, con coraggio, continuato il proprio percorso si sono dimostrati all’altezza di ogni aspettativa.
Il nero come oceano di sfumature
Giorgio Armani, con la collezione Privé, compone una melodia visiva fatta di ombre profonde e superfici iridescenti. Il nero prende vita, si stratifica come una galassia densa di dettagli. Il velluto riflette, il crêpe ondeggia, il raso avvolge con fermezza gentile. Nulla è rigido, tutto accarezza. I tuxedo si allungano fino a sfiorare l’altrove, le giacche incastonano cristalli come stelle cadute sul petto.
L’eleganza di Armani è silenziosamente potente, un rito intimo che si consuma sotto le luci soffuse di un salone vuoto. Ogni abito è presenza, ogni sfumatura un’emozione trattenuta. Senza alzare mai la voce, Privé detta la grammatica del lusso eterno.

Armani Privé
Memoria trasparente, fantasma purissimo
Schiaparelli, sotto la direzione di Daniel Roseberry, continua a intrecciare moda e sogno. Il bianco e il nero diventano specchi: riflettono e distorcono, mostrano e nascondono. Gli abiti sembrano apparizioni disegnate dal pensiero, come se la couture tornasse ad essere immagine interiore.
I codici della Maison – il keyhole, l’anatomia, il metro da sarta – emergono come tracce visive, scolpite nel tessuto con la meticolosità di un gesto antico. Il mantello “Apollo” brilla di stelle nere, l’abito con iridi dipinte scruta il mondo con una dolce inquietudine. Le giacche da matador si vestono di perle e ossidiana, mentre i parasole neri sfilano come ombre poetiche. In questa collezione, il corpo diventa tela per visioni barocche e asciutte, dove il passato dialoga con un futuro ipotetico, immaginato, profondamente umano.

Schiaparelli
Il respiro dell’oceano
Con Sympoiesis, Iris van Herpen porta in scena una couture che respira. Gli abiti non sono semplicemente indossati: pulsano, reagiscono, fluttuano. La sfilata si apre con un’apparizione luminosa, un corpo danzante avvolto in tessuto d’aria e luce, tracciando nell’aria forme organiche come plancton bioluminescente.
L’oceano – non solo come ecosistema ma come coscienza viva – informa ogni silhouette. Le alghe diventano ornamento vivente, le conchiglie si aprono in sculture leggere, le trasparenze raccontano l’acqua. L’abito realizzato con 125 milioni di cellule vive, nutrite per mesi, porta il concetto di moda oltre la creazione: qui si coltiva, si cura, si vive. Il profumo firmato Francis Kurkdjian, ispirato alla profondità marina, accompagna ogni uscita come una corrente invisibile. La couture, nelle mani di van Herpen, diventa organismo, simbiosi, promessa.

Iris Van Herpen
Memorie gemelle
Viktor & Rolf disegnano una collezione come una partitura a due voci. Ogni abito si duplica: la prima versione esplode in piume, volumi, colori; la seconda scivola via, leggera, spogliata, pura. Le forme restano, ma cambiano intensità. È lo stesso pensiero in due registri: quello dell’eccesso e quello della sottrazione.
Le piume non decorano, costruiscono. Diventano struttura, massa, movimento. Quando svaniscono, resta una grazia quieta, come il respiro che segue un battito forte. La couture qui si fa riflessione, specchio, concetto tangibile. È un modo per raccontare le dualità che ci abitano: l’io che afferma, l’io che si ritira. Una moda che ascolta e si lascia interrogare.

Viktor & Rolf
Elie Saab: il regno incantato della nuova regina
La Nouvelle Cour, collezione Haute Couture Autunno/Inverno 2026 di Elie Saab, celebra una femminilità audace e regale. Una nuova sovrana prende il centro della scena: consapevole, seducente, libera. In un universo di volumi scolpiti e velluti sontuosi, la corsetteria si trasforma in gesto sensuale e potente. I corpetti, ora in velluto nero, ora in bagliori metallici, accarezzano il corpo con una grazia strutturata. Drappeggi teatrali si muovono sul moiré, scoprendo appena la pelle, mentre una palette di toni pastello – rosa cipria, acqua, menta – si alterna a neri profondi e ori imperiali. I fiori sbocciano tra broccati e stampe, mentre i fiocchi – ricamati o fluttuanti – diventano segni di mistero e seduzione. Ogni look è completato da borse gioiello che amplificano l’arte del dettaglio. Quando scende la notte, appaiono lunghi mantelli di velluto, e infine, la sposa: una visione lunare in un abito ricamato di fiori argentati e avvolta in una sopragonna perlata. Elie Saab costruisce così un regno dove l’eleganza è potere, la bellezza una forma di magia, e la couture un rituale incantato.











