Nel cuore della Toscana, dove il sapere manifatturiero è parte dell’identità del territorio, Manteco si distingue come una delle realtà più autorevoli del panorama tessile italiano. Fondata nel 1943 da Enzo Anacleto Mantellassi, l’azienda ha costruito la propria evoluzione attorno a un principio chiaro: trasformare la lana in un progetto culturale oltre che produttivo.

Ancora oggi a conduzione familiare, l’intera produzione è radicata in Toscana e organizzata attraverso una filiera tracciata e certificata, strutturata in una rete di partner altamente specializzati. Un sistema che combina competenza artigianale, ricerca tecnica e controllo rigoroso dei processi. Alla base non solo qualità, ma un insieme di valori condivisi: trasparenza, correttezza, tutela delle persone e rispetto per il know-how.

Ricerca sui materiali: innovazione e responsabilità
L’evoluzione di Manteco passa attraverso lo sviluppo di fibre proprietarie che coniugano performance ed etica ambientale.
MWool rappresenta una nuova generazione di lana rigenerata: nasce dal recupero di fibre esistenti, rielaborate con processi meccanici avanzati che preservano morbidezza, resistenza e versatilità. Non è semplicemente riciclo, ma una reinterpretazione della materia capace di restituire valore e qualità comparabili ai tessuti tradizionali.

Accanto a questa, ReviWool incarna un approccio responsabile alla lana vergine, selezionata e lavorata secondo criteri che riducono l’impatto ambientale mantenendo elevati standard estetici e tecnici. Due percorsi diversi che convergono in un’unica visione: progettare tessuti destinati a durare e a rientrare nel ciclo produttivo.
L’attenzione al recupero degli scarti completa questo modello: ciò che altrove verrebbe eliminato viene reintegrato, contribuendo a costruire un sistema coerente e continuo.
Oltre il tessile: la collaborazione con Gmund
La capacità di estendere questa filosofia oltre i confini del comparto moda trova espressione nella collaborazione con Gmund, storica manifattura cartaria. Il progetto, presentato nell’ultima edizione di Milano Unica di febbraio, vede l’incontro tra due mondi. Nasce così una carta premium interamente riciclata, realizzata a partire dalle fibre di cotone residuali della produzione Manteco.

Il risultato è un materiale dall’identità tattile marcata, con una superficie che richiama la struttura del tessuto e una palette cromatica ispirata alle collezioni dell’azienda. Le fibre, anziché concludere il loro percorso, assumono una nuova funzione diventando supporto per la comunicazione e il packaging.
È un esempio concreto di dialogo tra settori differenti, in cui la sostenibilità si traduce in sperimentazione materica e coerenza narrativa.
Dialogo con le nuove generazioni
La visione industriale di Manteco si intreccia anche con la formazione. La collaborazione con Accademia del Lusso, attraverso il progetto Fashion Nomads, mette in relazione esperienza produttiva e creatività emergente. Le studentesse coinvolte hanno lavorato su tessuti rigenerati e su metodologie progettuali orientate alla riduzione degli sprechi, dimostrando come estetica e responsabilità possano procedere insieme.

L’incontro tra impresa e mondo accademico diventa così uno spazio di ricerca condivisa, in cui il lusso contemporaneo viene ripensato come equilibrio tra qualità, consapevolezza e innovazione.
Un modello in evoluzione
Dal recupero delle fibre alla sperimentazione cartaria, dalla ricerca sui materiali alla formazione, ogni iniziativa riflette un orientamento preciso: integrare la sostenibilità nel cuore della cultura industriale.

In un contesto in cui il significato stesso di lusso è in trasformazione, Manteco dimostra che il valore autentico nasce dalla capacità di chiudere il cerchio della filiera con coerenza e visione, mantenendo salda la propria identità e aprendosi, al tempo stesso, a nuovi territori progettuali.










