Se è vero che una persona si dovrebbe sempre solo giudicare dal naso in su, la sua personalità si può intuire dal cappello che sceglie e da come lo indossa.

Cappello Street Style by Vincenzo Grillo
Street Style by Vincenzo Grillo

Si può intuire il carattere di una persona dal suo cappello.
La piegatura della tesa, l’inclinazione del capo, sono infinite sfumature specchio della sua personalità.

Fred Astaire, per esempio, quando acquistava un nuovo cappello lo lanciava ripetutamente contro il muro per conferirgli un aspetto più vissuto.

Fred Astaire
Fred Astaire

Oggi, Colin Farrell predilige un berretto in lana o cotone tor sur ton drasticamente calato sulla fronte, forse a protezione della sua privacy, che gli dona un aspetto più macho o daddy affettuoso in vacanza.

Perfetto per il duro metropolitano, il berretto (beany in inglese) è anche il copricapo più adatto per le attività sportive: in cotone e lino per l’estate o cashmere per arrampicate in montagna.

Colin Farrell
Colin Farrell

Altro cappello storico, anch’esso dall’anima casual da indossare sull’auto cabrio in modo informale, è la coppola.

Le sue origini vanno ricercate nel Nord dell’Inghilterra e nel Sud Italia.
Una legge del Parlamento britannico, del 1571, imponeva, pena una multa, che tutti gli uomini che la indossassero ogni domenica e nei giorni festivi.

Fu un escamotage del governo per stimolare l’industria tessile locale. Questa legge, abrogata un quarto di secolo dopo, diede però alla coppola di radicarsi nella società.

Nel recente ha fatto la sua comparsa anche nella sub-cultura degli skinhead e nel mondo hip hop degli anni 90, grazie al marchio Kangol.

Oggi lo scenario è ancora aperto, come dimostra John Hamm che, con maschia disinvoltura la sceglie come cappello adatto per ogni tipo di occasione.

Tra gli altri estimatori della coppola anche Edoardo VIII, che lo portò dai campi da golf in città, e Justin Timberlake e Brian Johnson, voce degli ACDC.

Jon Hamm e Jennifer Westfeldt
Jon Hamm e Jennifer Westfeldt

Il panama, o fedora, è invece l’alternativa elegante.

Assolutamente bipartisan, il panama affiliò in una sorta di club ideale gentiluomini ricchi di personalità e non privi di una certa temerarietà, Winston Churchill ed Ernest Hemingway, Humphrey Bogart e Gregory Peck, che lo inalberava nel film “Il buio oltre la siepe”, e più avanti sex symbol Robert Redford e Johhny Depp, Sean Connery e John Malkovich, Leonardo di Caprio e Viggo Mortensen in “I due volti di gennaio”, e pure Nicole Kidman, Naomi Campbell e Kate Moss.

Viggo Mortensen in “ I due volti di gennaio”
Viggo Mortensen in “ I due volti di gennaio”

Copricapo non per tutti, il panama fedora si addice a chi è alto di statura, ma deve essere scelto con un occhio attento alle proporzioni: banditi gli eccessi, cupola troppo alta e tesa troppo alta, come pure un nastro vistoso.

Il panama è tanto più di alta qualità quanto più sottili e uniformi sono le fibre e più fitti e regolari gli intrecci. Si distinguono diverse categorie: Standard, Superior, Fino e Superfino.

Gli esemplari migliori contano da mille a duemila intrecci per centimetro quadrato e tempi di lavorazione che variano da quattro ore a diversi mesi. In genere questi sono realizzati nella città di Montecristi, nome che indica per antonomasia il panama più pregiato, oggi garantito dai migliori produttori con un apposito marchio interno.

Quasi un must nell’abbigliamento estivo del gentleman, non a caso ne “La Grande Bellezza”, il regista Paolo Sorrentino ha completato gli outfit indossati da Jep Gambardella, alias Toni Servillo, proprio con uno splendido Montecristi, incoronandolo re di una Roma dal fascino borghese decadente. Si è raggiunta così la sublimazione di un copricapo nato per difendersi dal sole, ma diventato un emblema di stile.

Jep Gambardella alias Tony Servillo
Jep Gambardella alias Tony Servillo

Altri cappelli estivi sono realizzati in rafia, meno pregiata, e spesso guarniti da strisce di pelle, o in semplice paglia, più rigida, che dà forma a cupola piatta e a tesa ampia. Sono i tradizionali boater hat, le pagliette indossate dagli studenti di Cambridge e Oxford alle regate di Henley, riproposte da Daks nella sfilata presentata a Milano Moda Uomo.

  • Alberto Corrado ha intervistato per The Ducker Filippo Scuffi, Direttore Creativo del brand britannico Daks.
    Clicca qui per leggere l’articolo “Sintesi (im) perfetta”.
cappeli del brand Daks
Daks

Stessa funzione ma stile Terzo Millenio per il trilby, stretto parente del fedora seppure così diverso: cupola alta e tesa stretta, sollevata sul dietro, è il modello di copricapo dei mitici Blues Brothers.

Agile e svelto, oggi si tinge dei colori più accesi che giocano con quelli del nastro, spesso in contrasto.

Ha ormai assunto un’aria così seducente da essere diventato nelle ultime stagioni un must sul capo dei più noti rapper, come pure dei giovani che frequentano i festival del rock americano: da Coachella a The Burning Man.

Tutti pazzi per il trilby: per proteggersi dal sole ma anche per essere glam con T-shirt e jeans.

Jessica Alba
Jessica Alba
  • Alberto Corrado ci racconta del parallelismo tra l’arte del montaggio cinematografico di cui è fatto un film e l’accurata alchimia sperimentale delle materie prime di cui sono fatti gli abiti, anche nell’articolo “Milano Unica: il connubio tra moda e cinema”.
    Clicca qui per leggerlo.