Uno spazio incantato dove colori, forme, geometrie, luci ed ombre sembrano animarsi.
Siamo a L’Arabesque, un raffinato Cult Store nel cuore di Milano, o meglio la coinvolgente Wunderkammer contemporanea di Chichi Meroni.

Imprenditrice e mamma di quattro figli, l’artefice e musa de L’Arabesque possiede un incredibile estro creativo ed è sempre alla ricerca di nuove ispirazioni. Perché, come ci racconta nell’intervista, se l’intelligenza tiene per mano la fantasia, tutto può accadere!

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Quando è nato L’Arabesque e da quale ispirazione?

L’Arabesque è nato nel 2010. Desideravo creare uno spazio aperto al pubblico dove inserire tutto l’universo delle mie passioni, il design, la moda, i libri, i profumi, e contemporaneamente cercare di coinvolgere il pubblico in questa esperienza. Immaginavo una grande scatola dei tesori che ne contenesse a sua volta tante altre, ognuna piena di oggetti meravigliosi.

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Questa “scatola dei tesori” porta un nome alquanto evocativo. Potrebbe svelarci l’origine?

Tutto ha avuto inizio dall’etimologia della parola Arabesque che definisce una particolare simbologia moresca. Una decorazione in cui sono poste in armonia diverse figure stilizzate. Grazie ad una delicata espressività artistica le forme di uomini, animali, piante e fiori, seppur differenti, convergono in perfetto equilibrio per esprimere un concetto più grande ed unico. Ho racchiuso così in una parola tutta la filosofia che si cela dietro al nostro Cult Store.

Fin dalla mia prima visita, ho avuto la sensazione che L’Arabesque fosse un’isola preziosa, nel cuore di Milano, dove approdare per condividere il Bello e valori come storia e cultura. Qualcosa di simile ad una meravigliosa Wunderkammer contemporanea. È difficile trasmettere certi valori culturali nella nostra epoca contemporanea? Spesso siamo sommersi da informazioni incessanti e sembra voler predominare l’immediatezza…

Non è questione di fare cultura, se facile o difficile; la realtà dipende anche dalla percezione del pubblico che potrebbe sentire il desiderio intellettuale altrui come un’imposizione. Il mio è un messaggio di condivisione e partecipazione, per non dimenticare alcuni valori che esistevano in passato. È vero che oggi va tutto troppo veloce; forse per questo motivo ogni tanto perdiamo il senso delle cose. Quello che esisteva ieri ormai sembra sparito, mentre il passato è la base per il nostro quotidiano e per la nostra cultura. È per questo che ogni oggetto che scelgo di esporre a L’Arabesque non è mai fine a se stesso, ma ha un forte legame con la tradizione e con la storia.

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Quanta ricerca prima di scegliere un prodotto e proporlo al pubblico?

Moltissima! È costante e quotidiana. D’altronde si dice che chi è cacciatore non smette mai di cacciare. Ed è vero! Sono una persona molto curiosa e quindi tutto può essere fonte di ispirazione: un viaggio, la musica, un romanzo, un film, ma anche un ricordo, una memoria che ti porta a scoprire altro. È come guardare dentro un caleidoscopio che si apre e si chiude, osservare immagini e ti inducono a riflettere e formulare altri pensieri. Amo dedicarmi alla ricerca del prodotto finale, il grande lavoro che c’è dietro le quinte dell’Arabesque deriva dal mio entusiasmo e dalla fantasia. Mai dalle linee altrui, non le seguo per abitudine!

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 I grandi e luminosi spazi in Largo Augusto ospitano un raffinato panorama di elementi diversi. Tra design e arredi anni ’50 e ’60, collezioni couture e contemporanee, profumi bespoke e libri introvabili, avete creato due luoghi speciali dove il pubblico può trascorrere il proprio tempo e vivere anche un’esperienza culinaria. Da poco, a febbraio, è stato inaugurato L’Ile de L’Arabesque…

Sì, nel 2015 era nato l’Arabesque Caffè poi, come naturale conseguenza della mia continua ricerca ho pensato di aggiungere un piccolo angolo riservato a chi desiderasse una proposta diversa. Un menù ricercato, che privilegia piatti a base di pesce di mare e di acqua dolce, nonché vegetariani e un’atmosfera intima dove potersi incontrare, anche per lavoro. Ho scelto un’allure orientale con tonalità che ricordano i colori del mare ed infondono pace e serenità.

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Accanto al vostro caffè letterario, uno dei miei angoli preferiti è La Librairie che custodisce una selezione di pubblicazioni rare e preziose, monografie e libri di immagine. Tra essi anche una speciale collana che reca un titolo suggestivo: Gli Introvabili. Qualcosa di unico, di cosa si tratta?

La serie “Les Introuvables” comprende rarissime prime edizioni, libri fuori catalogo, testi vintage e di ricerca. La tematica è vastissima, come lo è il panorama di chi ama il Bello: design, moda, fotografia, arte, arredamento, accessori, gioielli, tessuti e lifestyle. Le confesso che ogni tanto mi capita di dispiacermi quando uno in particolare viene venduto. Perché sono irripetibili, come una vera opera d’arte

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Tra le creazioni proposte a L’Arabesque compaiono anche i bijoux, alcuni contemporanei, altri vintage. Sono anch’essi annoverati tra le sue tante passioni. Quando è avvenuto il primo”coup de foudre” con i bijoux?

Tutto è iniziato quando ero bambina. Mia madre era intima amica di Giuliano Fratti, un vero maestro della bigiotteria italiana che creava anche per i grandi couturier francesi come Chanel e Dior. Quindi le nostre visite dal maestro Fratti, anche tre volte a settimana, erano per me un momento di grande scoperta. È avvenuto così il mio primo incontro con i bijoux e conservo ancora quelli che indossava mia madre.

Come collezionista ha un gioiello preferito a cui è particolarmente legata?

Sì, è un braccialetto di corno a forma di serpente con strass. È un oggetto semplice che però possiede un ricordo particolare.

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Oltre ad essere imprenditrice è anche mamma di una famiglia numerosa, quattro figli! Immagino quanta organizzazione possa essere necessaria… Come riesce a coordinare tutto contemporaneamente?

Anche se i miei bambini, due femmine e due maschi, ormai sono adulti, il lavoro di una mamma non ha mai fine, è una questione di legame, di affetto a trecentosessanta gradi che dura in eterno. Sicuramente oggi la sfera imprenditoriale occupa una parte molto ampia del mio tempo, ma sono fortunata perché le mie figlie la condividono con me, sono sempre al mio fianco e mi aiutano nella gestione de L’Arabesque. Potrei dire che di giorno predomina il lavoro, mentre di notte predomina la mamma!

Un consiglio per le nostre lettrici in merito all’eleganza femminile…

Credo che l’eleganza debba essere alla base di ogni donna fin dalla giovane età. La bellezza infatti sfugge con il passare del tempo, perché inevitabilmente la natura fa suo corso; mentre l’eleganza si può riuscire a non perderla, anzi magari a stimolarla anno dopo anno. Oltre all’eleganza ci vuole la testa, intendo l’intelligenza, la cultura, la ricerca e la curiosità!