Heritage fiorentino, alto artigianato, disciplina e programmazione: James Ferragamo spiega come si diventa protagonisti nella storia di un brand che è capace di gratificare la ricerca di esclusività.

Poliglotta. Ai grandi appuntamenti internazionali lo si riconosce subito: James Ferragamo è un bell’uomo che parla con clienti e buyer di tutto il mondo nelle loro rispettive lingue.

Giacomo “James” Ferragamo, rientrato nella sua Firenze nel 1998 dopo 13 anni trascorsi a studiare tra Gran-Bretagna e USA, ha iniziato a lavorare nell’azienda di famiglia con lo stesso spirito imprenditoriale e passione per il prodotto che sono appartenuti al nonno Salvatore – il fondatore dell’ azienda – e al padre Ferruccio.

Laureatosi in Marketing e International Business presso la New York University dove ha conseguito anche un master in Finance, Accounting e International Business, forte di una visione internazionale e pragmatica del mercato, il giovane manager è riuscito a costruirsi un posto al sole in seno all’azienda. Dopo aver ricoperto con successo, dal 2000 al 2003, la posizione di General Merchandising Manager, si è guadagnato il posto di Direttore Divisione Calzature e Pelletteria del Gruppo Salvatore Ferragamo. Insieme al suo team ha rivisitato l’iconica “Sofia”, che ora sfoggia con eleganza contemporanea il nuovo pellame e i dettagli lussuosi.

James Ferragamo

Chi è James Ferragamo?

J.F “Sono il figlio di Ferruccio e Amanda Ferragamo. Ho un fratello gemello, Salvatore. Sono un grande lavoratore a cui piace molto lavorare in team. Ho una passione per il prodotto che ho ereditato fin da bambino essendo circondato da un alto senso estetico diffuso.”

Dove è nato e cresciuto?

J.F “Sono nato a Firenze nel 1971, dove ho ricevuto un’educazione anglosassone. All’età di 13 anni sono stato mandato in collegio in Gran-Bretagna. Dai 13 ai 26 anni sono vissuto fuori dall’Italia, in Gran Bretagna e poi negli USA.”

Quando ha deciso che avrebbe seguito le orme di Suo nonno e di Suo padre?

J.F. “Da piccolo lo sapevo già guardando la storia vera di mio nonno Salvatore. Partendo dal quel “ Gancino” reso famoso dalla marchesa Fiamma di San Giuliano (primogenita di Salvatore, ndr) ispirato al portone del Palazzo Spini Feroni, oggi sede della maison.
Mi ricordo che durante le vacanze estive, all’età di 9 anni, lavoravo in magazzino per 500 lire a settimana (25 Cents of Euro ndr) per poi, a 11 anni, cominciare a lavorare sulla manovia per creare scarpe.  Il mio sogno era entrare nell’azienda di famiglia e portare avanti quel gusto estetico italiano contemporaneo che proprio mio nonno mi aveva insegnato attraverso il lavoro di bottega.

Audrey Hepburn e Salvatore Ferragamo - Salvatore Ferragamo, credits "Archivio Locchi"

Come si è preparato all’ingresso nell’azienda familiare?

J.F. “Ho dovuto soddisfare dei requisiti per poter entrare. Sono state fissate delle regole serie dalla mia famiglia per quanto riguarda l’ingresso nel business della terza generazione. Era necessario essere titolare di un master, avere delle competenze in finanza e sul prodotto e avere alle spalle due anni di esperienza presso un’altra azienda.

Una qualità che vorrebbe possedere di suo nonno?

J.F. “Penso a una foto in cui lui era ai piedi delle signore sue clienti. Ecco: il suo senso del fare, così autentico, mi corrisponde perché il suo spirito indomito mi stimola a superare ogni sfida che mi si presenta.”

Come è iniziata la rivoluzione della nuova generazione che da valore aggiunto al brand?

J.F. “Con un pizzico di innovazione nella linea Collection del 1999, che mi ha permesso di creare e assumere il ruolo di responsabile merchandising in azienda. Per poi occuparmi della pelletteria donna che mi ha portato negli ultimi due anni a prendere in mano anche le calzature donna. Una grande soddisfazione lavorativa nel costruire qualcosa di nuovo su un prodotto, con l’impegno costante di fare sempre meglio, fare molto ed essere i primi della classe.”

Cintura con fibbia a gancio, Occhiali da sole dal frontale squadrato, Derby allacciata Collezione SS 2017, Francesina, Driver, Stringata, Zaino da viaggio

La creatività è figlia della disciplina o del caos?

J.F. “Per me è frutto della curiosità e dell’essere sempre pronto a esplorare nuove idee.”

Qual è il pezzo simbolo che ritiene essere idoneo ai cambiamenti sensibili del mercato?

J.F  “L’elegante e comodo dècollète “Vara” (1978) e l’evoluzione del mix tra mocassino e driver iconico (2007), ma anche l’inedita definizione di lusso nato dall’armonico connubio di texture naturali e pellami preziosi della borsa “Sofia” (2009).”

Dècolletè "Vara" in vitello verniciato, Borsa a tracolla in vitello e tessuto, Borsa soft "Sophia" in vitello, Borsa a tracolla in vitello liscio, Dècolletè in vitello e tessuto, Occhiali da sole dal frontale tondo, Occhiale da sole dal frontale "Cat-Eye"

Il suo tratto distintivo?

J.F. “Purezza delle forme e dettagli mai inutili.

James Ferragamo come vede il lusso?

J.F. “Non c’è nulla di sbagliato nel vocabolo lusso, ma solo a patto che sia associato a contenuti davvero distintivi del prodotto, tali da durare nel tempo. Il fashion è più effimero, il lusso dura per sempre.”

Non sente la responsabilità di un heritage così importante?

J.F. “Non dipende tutto da me. So di lavorare per un gruppo molto forte. Per me, basta saper vivere di piccole cose e condividerle con la famiglia.”

Che cosa la rende felice nella vita?

J.F. “Avere un giusto equilibrio tra lavoro e vita privata. Amo il mio lavoro, ma anche molto la mia famiglia che è la mia gioia. Nel tempo libero mi piace partecipare alle gare di triathlon, giocare a calcio, andare a vela. Amo contribuire nella raccolta fondi per sostenere la ricerca medica o l’acquisizione di nuovi macchinari. Infatti, per la Fondazione dell’Ospedale Pediatrico Meyer, abbiamo donato un somma che è stata destinata all’acquisto di un neuronavigatore di ultimissima generazione, dotato di un software che consente la ricostruzione in 3D dell’encefalo del paziente. Questo strumento, oltre a rendere molto meno pericolosi alcuni tipi d’interventi ad alto rischio, rende possibili alcuni interventi prima ritenuti addirittura non eseguibili.”

La miglior garanzia del futuro?

J.F. “La memoria. La tradizione non si butta.”