Protagonista dell’high society in modo trasversale, Olimpia Biasi spazia dal giardino alla tavolozza dei colori.

Vi parlo della donna e dell’artista che rende accozzaglie di ortiche e sambuchi in posti da sogno e trasforma una tela bianca in un’opera d’arte piena di sentimento.

Conosco Olimpia Biasi da quando ero piccola. Ebbi anche il “privilegio” di un suo ritratto quando ancora, da ragazzina poco informata, non sapevo del suo grande successo.

Un percorso artistico di oltre quarant’anni. Una passione nata quando aveva solo tre anni e si divertiva a fare disegni sui vetri appannati.

Di strada ne ha fatta tanta da allora: due esposizioni alla Biennale di Venezia, mostre in tutto il mondo e diverse pubblicazioni. Una donna di carattere Olimpia, che ha modificato un vecchio fabbricato nelle campagne trevigiane, sua terra natale, in una dimora/studio meravigliosa. In che modo? Occupandosi lei stessa del restauro degli antichi affreschi così come della terra, incolta e selvaggia, oggi come per incanto trasformata in un suggestivo giardino, dove attingere spunti per i suoi lavori.

Olimpia Biasi trasforma la sua dimora antica

– Quanto tempo hai impiegato nel trasformare questa vecchia abitazione abbandonata in una dimora dal sapore antico?

In realtà sono seicento metri di una dimora storica del 1600 che ho restaurato in due mesi, facendo direzione lavori, restauro marmorino e pavimenti con creazione di pavimenti a mosaico e pulizia affreschi. In una parola: un lavoraccio. Era rimasta chiusa e ho dovuto ricrearle un’anima, ma avevo chiaro come avrei disposto lo studio: il resto delle stanze aveva già una funzione. L’ho arredata con ciò che avevo già, scegliendo però colori della tappezzeria che riprendessero le mie opere e si fondessero con esse.

Grazie ad Olimpia Biasi anche il giardino diventa un luogo da sogno

– Non ti sei risparmiata neanche con il giardino trasformandolo in un posto da sogno.

Il giardino era un’accozzaglia di ortiche e sambuchi. Pazientemente ho tracciato i camminamenti con i sassi del Piave e poi mi sono impegnata nella lettura delle grandi giardiniere inglesi, Vita e Gertrud, il nostro Pizzetti e tutti i santoni del giardinaggio, non avendo fino allora mai toccato una zolla. Ho tracciato il rettangolo del terreno e poi a mano libera ho eseguito il disegno asimmetrico delle aiuole. Il giardino è nato con molta semplicità, via via che cespugli rustici, fiori annuali semplici e qualche albero autoctono sono stati messi a dimora. Poi è nata la passione insana per le rose antiche: ne ho 70 specie.l Nel giardino ho lavorato come su una tela: forme, volumi e colori, dosati con ritmo.

La passione per la natura di Olimpia Biasi

– Da dove arriva questa attenzione verso la natura?

È una naturale inclinazione che mi ha portata fin da piccola ad amare la natura ad osservarla e meditarla anche nei particolari e a prediligere letture che la esaltassero. Poi è stata il soggetto preferito nei miei lavori, anche se ora cerco di indagarne le energie profonde e le dinamiche vitalistiche più astratte.

Olimpia Biasi e “L’agapanto di Luchino”

– È vero che le tue piante hanno storie romanzesche?

Ho scritto un libro sul mio giardino: ‘L’agapanto di Luchino’, dove si parla di quel  rizoma portato dalla casa di Luchino Visconti ad Ischia.

Ogni singola pianta del mio giardino ha una storia particolare, una provenienza, un legame con luoghi o persone e quando muore, mi manca moltissimo. In realtà le piante sono esseri viventi e un famoso studioso italiano ne ha accertato l’intelligenza e la capacità di interagire comunicando.

L’ambiente, un tema spinoso. Olimpia Biasi e le sue riflessioni

– Quanto è importante rispettare l’ambiente, la natura ai giorni nostri ?

L’ambiente! Un tema spinosissimo che io soffro molto perché vedo la degenerazione dei luoghi diventare una piaga dilagante. Il degrado dei mari e della terra è ovunque sotto i nostri occhi e ci si ritorcerà contro.

Manca la cultura del rispetto ovunque, perché c’è carenza di cultura tout- court. In molti campi.

Solo conoscendo si può amare e rispettare. I miei ultimi lavori si orientano verso forme naturali: cieli notturni, acque, vulcani… forse nel desiderio di preservarne idealmente l’integrità. Il “cielo calpestabile” è una protesta per una futuribile lottizzazione del cielo.

Olimpia Biasi, la pittrice ed il colore

– Quanto è importante il colore nelle tue opere?

Il colore ha in se’ una infinita variabilità di significati e un istinto vitalistico autonomo, può esprimere tutta la modulazione dell’umore e tutta l’intensità dei sentimenti. Da sempre sono in perfetta sintonia con il colore che uso per esprimere il mio pensiero in pittura. Il linguaggio del colore è diretto, inequivocabile e nello stesso tempo semplice come la musica, ha le sue note, e le sue armonie e disarmonie.

La tela a cui è più affezionata Olimpia Biasi

– C’è una tela dalla quale non ti separerai mai?

Si, più di una, ma l’unica cosa da cui non vorrei mai separarmi è in realtà il desiderio di dipingere o disegnare. Perdere la ragione che mi spinge a farlo. Le opere si possono cedere, il desiderio no.

Olimpia Biasi

Olimpia Biasi è una donna sempre alla ricerca di nuove scoperte

– Un “terreno” che vorresti ancora esplorare?

L’arte. Un terreno sconfinato . Ma ora vorrei impegnarmi per temi di ecologia. Sono impellenti e noi siamo sconsiderati.