Remo Rapino, tra i dodici autori finalisti del Premio Strega

Remo Rapino. Vita, morte e miracoli di Bonfiglio Liborio

Lo devo ammettere. Sono molto emozionato se penso che il libro che vi sto presentando è stato scritto da colui che dieci anni fa mi interrogava all’esame di Maturità dopo tre anni trascorsi nella stessa classe di liceo: io in qualità di studente, lui in qualità di mio professore di Storia e Filosofia. Perciò mi perdonerete se cito Remo Rapino soltanto all’inizio dell’articolo, chiamandolo da ora in poi “Il Professore”.

E so che mi perdonerete, perché anche a voi, che non l’avete avuto quale docente, una volta conclusa la lettura di Vita, morte e miracoli di Bonfiglio Liborio, verrà da chiamarlo “Professore”. Perché siamo di fronte ad un’opera magistrale. Ma capite bene che non mi permetterei mai di dare una valutazione a colui che mi ha valutato per ben tre anni. Peccherei, e non poco, di Hybris. Fortunatamente, il fatto che questo libro sia uno dei dodici candidati al Premio Strega 2020 già dice tutto sul valore dell’opera del Professore.

Il protagonista del libro? Un cocciamatte!

Chi è o cos’è un cocciamatte? Nessun problema: a conclusione del testo un ricco glossario che traduce tutte le parole scritte da Bonfiglio Liborio, poiché “la parola si torce come serpe inchiodata dalla canna” (A. Scandurra, “Criteri di fuga”, la cit. è presente all’inizio del glossario, ndr). Il protagonista racconta e descrive la sua vita, dall’anno in cui “entra in scena però d’estate”, all’anno in cui “si prepara ad entrare in scena la morte però d’inverno”. E lo racconta con uno stile tutto suo: lo stile di un bambino, un ragazzo, un uomo, un anziano che ha vissuto una vita segnata dalla povertà, dall’assenza di un padre e dalla morte prematura di una madre, dal servizio militare, dallo sfruttamento fino al carcere prima e al manicomio poi. Una vita che gli vedrà attribuire l’appellativo appunto di cocciamatte.

Ed è proprio questo cocciamatte che, con grande sincerità, umanità, commozione, mette per iscritto da un lato le sue sofferenze, le sue piccole gioie, i dolori legati alla guerra e non solo, il primo amore (con annessa delusione), e dall’altro la storia della sua città natale e dell’Italia in generale nel contesto del fascismo, della resistenza e del dopoguerra. Il linguaggio del Professore e del suo protagonista colpisce, le vicende commuovono.

Forse tutti noi, cocciamatti e non, saremo portati, seppur soltanto in una o due vicende della tormentata vita di Bonfiglio Liborio, ad immedesimarci e a riconoscerci in lui, non foss’anche per la sua voglia di crederci, di mettersi in gioco, di rischiare. Con la consapevolezza che, seppur in limitati settori della nostra vita, siamo tutti un po’ cocciamatti.