Lanciato il 25 Settembre a Parigi, L’Odyssée De Cartier è una saga tutta al digitale che coinvolgerà il pubblico internazionale alla cultura del marchio. Con un leitmotiv ben chiaro: verità e autenticità fanno sempre la differenza.

L'Odyssée de Cartier - Capitolo 1 - Jeanne Toussaint, La Panthère
L’Odyssée de Cartier – Capitolo 1 – Jeanne Toussaint, La Panthère

Suddivisi in capitoli, quattro cortometraggi ciascuno di circa due minuti, i video sono stati presentati da Arnaud Carrez, Direttore Marketing e Comunicazione di Cartier International, e Pierre Rainero, Direttore Immagine, Stile e Patrimonio della Maison. Non è la prima volta che Cartier sceglie una via verso lo storytelling per raccontare la propria storia nella cultura della gioielleria e dell’orologeria del XX secolo. Già nel 2012, in anticipo rispetto ai competitors, il marchio aveva confermato il suo spirito pioneristico con il primo film, L’ Odyssée. Se in passato il mondo del lusso desiderava possedere una connotazione segreta e preferiva l’esclusività, oggi le cose sono cambiate. I canali digitali avranno quindi un ruolo sempre più importante per trasmettere valori fondamentali come cultura, storia e tradizione. Anche ai giovani!

L'Odyssée de Cartier - Capitolo - Jeanne Toussaint durante un’intervista negli anni ’50 - Archives Cartier © Cartier
L’Odyssée de Cartier – Capitolo 1 – Jeanne Toussaint durante un’intervista negli anni ’50 – Archives Cartier © Cartier

L’Odyssée De Cartier: una saga autentica e in linea con la storia.

Questo nuovo sequel, che promette di avere un futuro a lungo termine, offre una narrazione dirompente e a dir poco sensazionale. In primis per L’Odyssée De Cartier non è stato seguito un preciso ordine cronologico. «Volevamo avere un equilibrio tra gli argomenti già conosciuti e amati come Jean Touissant e la pantera di Cartier e quelli invece meno risaputi, come le influenze della Russia. Cartier è una Maison corale, ricca di storie e di inesauribili ispirazioni da comunicare. Abbiamo pensato che non seguire un ordine cronologico fosse molto più coinvolgente e inaspettato per il pubblico. Ogni immagine mostrata nei video corrisponde all’esatta realtà ». Ha spiegato Pierre Rainero. «Tutte le informazioni sono completamente e assolutamente in linea con la storia di Cartier. Abbiamo soltanto desiderato trovare un modo piacevole per raccontare l’autenticità ».

L'Odyssée de Cartier - Capitolo 1 – Spilla Panthère, Cartier Paris, 1949 - Platino, oro, diamanti, zaffiri di cui uno di 152,35 carati proveniente dal Kashmir. Venduto alla Duchessa di Windsor - Vincent Wulveryck, Collection Cartier © Cartier
L’Odyssée de Cartier – Capitolo 1 – Spilla Panthère, Cartier Paris, 1949 – Platino, oro, diamanti, zaffiri di cui uno di 152,35 carati proveniente dal Kashmir. Venduto alla Duchessa di Windsor – Vincent Wulveryck, Collection Cartier © Cartier

Tra le inesauribili ispirazioni del marchio provenienti da Europa, Russia e Medio Oriente, oggi approfondiamo i primi due capitoli della saga L’Odyssée De Cartier.

Il primo racconta una donna. Indipendente, tenace, emancipata. Battagliera tanto da provocare le autorità tedesche in piena occupazione parigina scegliendo per le vetrine della boutique in Rue de la Paix una originale spilla che esprimeva il disappunto per la Francia invasa dalle forze nemiche.

L'Odyssée de Cartier – Capitolo 1 – Chimera Bracciale, Cartier Paris, 1961 - Platino, oro, diamanti, smaraldi, corallo. Venduto a Daisy Fellowes - Nils Herrmann, Collection Cartier © Cartier
L’Odyssée de Cartier – Capitolo 1 – Chimera Bracciale, Cartier Paris, 1961 – Platino, oro, diamanti, smeraldi, corallo. Venduto a Daisy Fellowes – Nils Herrmann, Collection Cartier © Cartier

Il gusto di Jeanne Toussaint: la storia della Pantera e le evoluzioni della gioielleria del XX secolo.

Dotata di una determinazione quasi ferina, al punto da essere soprannominata la Panthère, sarebbe davvero riduttivo ricondurre a lei soltanto le origini del design dei gioielli Pantera di Cartier. Jeanne ha trasmesso la curiosità e l’attenzione verso le evoluzioni della donna nella società. Qualità che ancora oggi sono alla base della creatività del marchio e che spiegano il suo incontrastato successo nei confronti dei competitors.

Jeanne Toussaint è alle origini di tutta quella gioielleria geometrica e fluida del XX secolo e ha definito un nuovo tipo di gestualità per le donne dalla fine degli anni ’40. E’ riuscita quindi mirabilmente a proporre le sue sensibilità all’interno del patrimonio di stile di Cartier, tenendo sempre a mente gli insegnamenti di Louis che conobbe precedentemente alla Prima Guerra Mondiale. A sua volta la pantera, saldamente radicata nel DNA della marca, è il riflesso dell’audacia della Maison, ma anche l’emblema della femminilità di Cartier: una donna sofisticata, dotata di una personalità che ama osare. Quel felino con le sue sembianze e silhouette sensuali, non solo ha ispirato l’immagine del brand dalle sue origini, ma continuerà a farlo nel futuro.

L'Odyssée de Cartier – Capitolo 1 - Collana, Cartier Paris, 1953 - Oro, ametiste, turchesi. Venduta a Daisy Fellowes - Nils Herrmann, Collection Cartier © Cartier
L’Odyssée de Cartier – Capitolo 1 – Collana, Cartier Paris, 1953 – Oro, ametiste, turchesi. Venduta a Daisy Fellowes – Nils Herrmann, Collection Cartier © Cartier

«Quando lavorava per Cartier Toussaint era conosciuta solo da pochi clienti». Ha svelato Pierre Rainero. «Questo perché, nell’universo della gioielleria non si lavora con una sola persona responsabile dell’intera dimensione artistica della creazione. Ogni opera è il risultato di una catena di talenti. Potremmo invece definire Jeanne Toussaint come il direttore di un’orchestra. Il suo contributo era fortissimo, ma non era una designer. Era in carica per monitorare le creazioni e il flusso delle stesse proposte dai designer dello studio creativo. Celebrare Toussaint significa mostrare una delle sfaccettature di forte originalità dello stile Cartier, proprio perché Jeanne era alle origini una donna indipendente ed elegante».

Cartier & the British Touch

La definizione del “Cartier British touch”.

Il II° capitolo di L’Odyssée De Cartier approfondisce il vocabolario creativo della Maison influenzata dallo spirito britannico.

L'Odyssée de Cartier - Chapter 2- Bond Street
L’Odyssée de Cartier – Capitolo 2- Bond Street – Orologio da polso Crash, Cartier London, 1967. Oro giallo e rosa, uno zaffiro cabochon, cinturino in pelle. Vincent Wulveryck, Collection Cartier © Cartier — Spilla Cartier Paris, Cartier London, 1928, platino, diamanti, smeraldi, rubini, zaffiri, perle naturali. Nils Herrmann, Collection Cartier © Cartier —Photo by David McCabe/Conde Nast via Getty Images. Personal archives of the artist, Davide Parere. Photo credits: © Cartier

La boutique Cartier London aprì nel 1902 precedendo di due anni l’accordo sull’ Entente Cordiale tra Gran Bretagna e Francia. Un avamposto internazionale che sancì un’amicizia forte e duratura, viva più che mai ai nostri giorni. Fin dagli esordi l’amore sbocciato tra Cartier e Londra fu artefice della nascita di un vero e proprio stile. Classicismo, brio e un pizzico di eccentricità, quella tipica della cultura britannica, furono i codici portanti che lo nutrirono.

L'Odyssée de Cartier - Capitolo 2- Bond Street - Pendente Cartier Paris, 1922
L’Odyssée de Cartier – Capitolo 2- Bond Street – Pendente Cartier Paris, 1922. Platino, diamanti, uno smeraldo, perle naturali, corallo, onice, cordoncino di seta nera. Venduto alla marchesa Curzon di Kedleston. Grace Elvina Hinds divenne la seconda moglie di George Nathaniel, Marchese Curzon di Kedleston (1859-1925), viceré dell’India dal 1898 al 1905. Marian Gérard, Collection Cartier © Cartier – Pubblicità per Cartier London, illustrazione di AK Macdonald, Harper’s Bazaar, 1935. Archivi Cartier, Londra © Cartier

«Se dovessi sottolineare uno degli aspetti della cultura britannica che ha influenzato la nostra creatività menzionerei l’allegria». Ha spiegato Pierre Rainero. «C’è qualcosa di veramente speciale nella Gran Bretagna: le persone credono profondamente nei valori più saldi e per questo sono in grado anche di giocare con essi. Questa attitudine è visivamente lampante negli orologi degli anni ‘60 e ‘70 creati da Cartier Londra. Le forme erano iconiche, decise ed autorevoli ma ogni segnatempo possedeva un’attitudine gioiosa. Il tocco British, questo originale twist, è fortemente presente anche nell’universo della gioielleria Cartier».

L'Odyssée de Cartier - Chapitolo 2- Bond Street – Spilla Scarabeo Cartier London, 1924
L’Odyssée de Cartier – Capitolo 2- Bond Street – Spilla Scarabeo Cartier London, 1924 – Oro, platino, maiolica blu, diamanti, smeraldi, quarzo fumé, smalto nero – Vincent Wulveryck, Collection Cartier © Cartier

«Londra è probabilmente la città più cosmopolita dell’Europa» ha aggiunto Arnaud Carrez. «Il miglior posto dove trovare tante differenze culturali e contemporaneamente molto rispetto per ognuna di esse. Il dialogo tra la Maison e Londra è sempre stato estremamente rilevante perché rispetta l’anima stessa della capitale britannica. Una città che nei prossimi mesi sarà particolarmente sotto i riflettori: celebreremo infatti la riapertura del nostro tempio in Old Bond Street».

 

L'Odyssée de Cartier - Capitolo 2- Bond Street - Tiara Cartier London, 1937
L’Odyssée de Cartier – Capitolo 2- Bond Street – Tiara Cartier London, 1937- Platino, diamanti, acquamarina. Nel 1937 Cartier London ricevette ordini per non meno di ventisette diademi, molti dei quali furono indossati all’incoronazione di Re Giorgio VI nel maggio di quell’anno – Vincent Wulveryck, Collection Cartier © Cartier