Il mondo colorato ed avvincente dell’ornitologia si racconta nei gioielli della mostra “Birds in Paradise”.

Vi siete mai dedicati al birdwatching? Gli amanti dell’ornitologia segnino in calendario una mostra a Parigi allestita all’ École Van Cleef & Arpels fino al 12 luglio. Perché i gioielli di Birds in Paradise rivelano una preziosa enciclopedia naturale da osservare in rigoroso silenzio, ma senza bisogno del binocolo!
Sotto i riflettori sensazionali spille in cui gemme, oro e platino sono stati plasmati nelle forme e nei colori del variopinto universo degli uccelli. Pavoni e rondini. Gufi e pappagalli. Piccoli deliziosi animali che hanno segnato con la loro silhouette quasi un secolo di feconda produttività gioielliera e orafa nell’Europa tra il 1860 ed il 1950. Posti in sapiente dialogo con altrettante opere d’arte, gouache, dipinti e ceramiche, prestate per l’occasione dal Musée des Arts Décoratifs e del Musée National de Céramique de Sèvres.

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Pierre Sterlé, spilla in oro giallo, platino, corallo, diamanti. Collezione privata – Foto: Benjamin Chelly

 Il simbolismo della natura.

Da sempre l’uomo rivolge lo sguardo al cielo, invidiando quelle specie animali che per natura hanno la capacità di librarsi in volo. Il sogno di Icaro e il potere di elevarsi ad una dimensione ultraterrena vive nell’animo umano, portando con sé tutte le sensazioni di libertà e positività che rappresenta. Emozioni che, nel corso della storia, il gioielliere è riuscito ad instillare in piccole e sorprendenti creazioni, salvaguardando in chiave preziosa la magia eterea di un veloce battito d’ali. E con esso lo spirito libero della natura.

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Spilla in platino con diamanti, smeraldi, onice, piume verdi. Collezione privata – Foto: Benjamin Chelly

Grazie a “Birds in Paradise” scopriamo che attraverso una ricca sperimentazione grafica e stilistica, a cavallo del XIX° e XX° secolo, le grandi maison europee si infatuarono dell’ornitologia. Indagarono profondamente nei suoi intricati dettagli, riuscendo a coglierne la suadente e leggiadra perfezione.

Van Cleef & Arpels, Disegno per la spilla "uccello del paradiso", 1942
Van Cleef & Arpels, Disegno per la spilla “uccello del paradiso”, 1942, Gouache su carta – Van Cleef & Arpels Archives © Van Cleef & Arpels

Alla base della crescita di interesse dell’alta gioielleria verso l’universo di madre natura furono essenziali gli studi di Georges Cuvier del 1817 e di Alcide d’Orbigny con “Voyage en Amérique méridionale” (1835-1847). Ricerche scientifiche che determinarono i progressi nelle classificazioni zoologiche e che, facilitati nella diffusione delle tecniche di stampa, ampliarono la cultura sociale. Fu così che l’editoria ornitologica, come le tavole di Oiseaux d’Amérique, pubblicate tra il 1827 e il 1838, e diversi repertori formali, ricchi di notizie ed evocativi disegni, regalarono ai gioiellieri europei la forma del sogno in cui interpretare le loro creazioni.

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Gustave Baugrand, spilla “pavone”, circa 1865, in oro giallo, perle, diamanti, smeraldi, zaffiri e rubini. Collezione privata. © Studio Sébert – photographes, Laurent Legendre

L’ornitologia come dialogo tra le arte applicate.

L’universo ornitologico divenne alla moda e non solo, anche un potente mezzo di riflessione attraverso cui sviluppare le evoluzioni degli stili della gioielleria in quasi cento anni di storia. Sicuramente le esposizioni internazionali parigine del 1862 e del 1867, attraverso le quali i visitatori scoprirono il Giappone e gli scavi archeologici di Auguste Mariette in Egitto, furono decisive. Atmosfere lontane, giochi di colore, geometrie si affiancarono ad una natura esotica che portò nuove ispirazioni in tutte le arti decorative.

Charles Mellerio, Spilla “pavone”, circa 1910 con diamanti e smalto. Collezione privata © Studio Sébert – photographes, Laurent Legendre. Cartier, spilla “pavone”, 1947, in platino e oro giallo, diamanti, smeraldi, zaffiri, rubini. Collezione privata – Foto: Benjamin Chelly

Più di altri uccelli, il pavone, associato all’Egitto e all’India, fu immancabilmente popolare durante la Terza Repubblica francese. L’Art Nouveau, che fiorì a partire dalla metà del 1890 in poi, ne fece una ricca fonte d’ispirazione. Si appassionò alle silhouette sinuose ed asimmetriche ricreando una nuova estetica romantica, dove la tecnica in smalti regalava sofistiche sfumature.

 

Antesignano dei motivi di ispirazione egiziana che domineranno il periodo Art Déco, il pavone fece la sua comparsa all’Expo del 1867, negli stand di Gustave Baugrand e di Melllerio. L’élite parigina applaudì e se ne infatuò a tal punto che l’animale fu ripreso come ispirazione da quasi l’unanimità delle Maison di alta gioielleria. Ma fu Boucheron a sceglierlo come uno dei segni distintivi del marchio, reinterpretandolo fedelmente nel corso dei decenni. Ancora oggi la casa francese possiede una intera collezione contemporanea chiamata “Plume de Paon” (piuma di pavone) dedicata a questo suadente ed elegante pennuto.

Leggi qui la storia della collezione Plume de Paon di Boucheron.

 

Tucani, colibrì ed uccelli del paradiso protagonisti delle arti decorative.

 

La passione per i volatili ed i loro infiniti simbolismi non cessò con l’avvento dell’Art Déco. Anzi, crebbe adattata a nuovi codici estetici inserita in un vocabolario dove la parola chiave era semplificazione verso la scoperta di geometrie e stilizzazioni.

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Mauboussin, spilla “Uccello del Paradiso” (quetzal), circa 1960 ’60. Oro giallo, zaffiri, smeraldi, turchesi, diamanti e rubini. Collezione privata. Foto: Benjamin Chelly

Ma fu al termine degli anni ’30 che i gioiellieri modificarono il proprio stile creativo nei confronti dell’ornitologia. I gioielli acquisirono una dimensione scultorea, tridimensionale. I vecchi disegni furono così rinnovati per creare l’impressione del movimento e della vita, trattenuto nell’istante del volo. Un’energia che possiamo percepire anche solo osservando questi eccezionali pezzi unici in mostra a Parigi. Che sia un tucano, o un colibrì, non vi sembra di coglierli in un istante fugace, in tutta la loro bellezza? Accanto a Cartier e Mauboussin, i cui uccelli del paradiso sono entrati nella storia, vale senz’altro la pena di citare Pierre Sterlé per una visione innovativa che ci lascia senza fiato.

 

La sua carriera raggiunse l’apice negli anni ’50 e ’60, dopo aver lavorato per Boucheron e Van Cleef & Arpels, dove acquisì l’esperienza necessaria per dimostrare il suo talento. Forse la complice fruttuosa per giungere ad un approccio visionario fu l’intensa amicizia del maestro con i grandi artisti dell’epoca. Salvador Dalí e Georges Braque ispirarono in Sterlé la ricerca del nuovo e dell’inconsueto, una sfida che portò una ventata di ossigeno nella creazione di gioielli.

Pierre Sterlé: Spilla uccello in platino e oro giallo, diamanti, azzurrite-malachite. Collezione privata. Spilla in oro giallo, platino, diamanti. Collezione privata. Spilla tucano in oro giallo, platino, corallo, diamanti, rubino. Collezione privata. Foto: Benjamin Chelly.

Le sue opere preziose acquisirono la qualità dell’astrazione, attraverso linee pulite, eccezionali pietre di colore e una maestria orafa di altissimo livello. Caratteristica che emerge lampante negli esemplari in mostra grazie alla tecnica chiamata “cheveux d’ange” o “capelli d’angelo”.

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Pierre Sterlé, spilla uccello in oro giallo, platino, corallo, diamanti. Collezione privata. Foto: Benjamin Chelly

Per riprodurre la densità delle piume ed il loro movimento, l’orafo intrecciava e torceva i fili d’oro con estrema pazienza e maestria. Un’ispirazione che Sterlé aveva “rubato” dal design di un antico bracciale di proprietà di Cleopatra, ammirato al Museo Egizio del Cairo. Quel savoir faire riuscì a catturare nelle sue spille gioiello il soffio vitale di madre natura. Un istante fugace magnificamente imprigionato in oro e gemme preziose e destinato così a durare per sempre.

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Van Cleef & Arpels, Spilla “Civetta”, 1970, in platino e oro giallo, smeraldo e diamanti. Collezione Van Cleef & Arpels © Van Cleef & Arpels