I rubini dominano la 27° edizione del SIHH, il Salone dell’Alta Orologeria di Ginevra. È Cartier a sceglierli come protagonisti per l’orologio gioiello Trait d’éclat.

Al cospetto di opere d’arte di intensa bellezza, può capitare che si venga sopraffatti quasi da una vertigine, un impeto di emozioni tali da sentirsi confusi, a tratti euforici, colti da un turbamento simile alla cosiddetta sindrome di Stendhal. Succede anche a Ginevra, durante la 27 edizione del SIHH 2017.
Siamo in Svizzera, ma nel grande maestoso stand della Maison Cartier si respira l’aria di Parigi. Quella del n. 13 di Rue de la Paix,  dove Louis Cartier nel 1899 pose le basi del suo impero e dove prendevano vita le creazioni dell’alta gioielleria di cui si innamoravano principesse e regine.

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Più che mai, anche se è passato più di un secolo, la celebre consacrazione proclamata da Edoardo VII, “Cartier Gioielliere dei re e re dei gioiellieri”,  risuona nell’aria anche qui al SIHH 2017, il Salone dell’Alta Orologeria.

Nelle sale dedicate alle creazioni dove due alti mestieri  si incontrano e quindi la più alta arte gioielliera si fonde in armonia con l’universo del tempo, tutto lo stile della tradizione Cartier ed il suo savoir faire, illuminano le vetrine. Al cospetto della meraviglia, mi è accaduto che, l’emozione abbia preso il sopravvento. Sono i dettagli stilistici a parlare insieme alle gemme che ci svelano, ed è questa una delle sensazioni più intense, la loro anima.

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Al SIHH 2017, nell’orologio Cartier Trait d’éclat, quindici rubini, per un totale di quasi 25 carati cantano tutto il loro carattere e forza.

Arrivano dal Mozambico e sono caratterizzati dunque da bagliori rosa-aranciato che ne illuminano il profondo rosso. Contrariamente ai rubini birmani, quelli del Mozambico debbono il loro colore non solo al cromo, ma anche ad una traccia di ferro che ne accende i fuochi vermigli. Scelti accuratamente hanno una eccezionale omogeneità cromatica. Come i maestri gioiellieri di Cartier siano riusciti, dopo una lunga ricerca delle pietre accuratissima, a tagliarle, appaiarle e comporle insieme in un tale virtuosismo è la dimostrazione di quanto quella per i rubini sia una innata vocazione della Maison.

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SIHH 2017 – Cartier – Orologio Trait d’éclat – oro bianco, quindici rubini taglio ovale per un totale di 24,93 carati, diamanti taglio baguette, diamanti taglio brillante, movimento meccanico a carica manuale, calibro 101


Se andiamo indietro nel tempo, come non ricordare creazioni che sono rimaste nella storia della più alta gioielleria, come la collana, commissionata a Jaques Cartier nel 1937 dal Maharaja Digvijaysinhji di Nawanagar. Allora i 116 rubini del peso di oltre 170 carati, provenivano dalla mitica valle di Mogok, in alta Birmania (oggi Myanmar). I rubini dell’orologio Trait d’éclat, possiedono sfumature diverse, provenendo dal Mozambico dove si formarono ben prima delle gemme birmane. Oggi i rubini del Mozambico più belli possono competere egregiamente con i birmani, e Cartier, sempre all’avanguardia nella ricerca delle pietre più eccezionali, scelse già nel 2014 una gemma di oltre 15 carati come centro di una suntuosa collana d’ispirazione indiana. Questo testimonia quanto sia incessante la continua ricerca di esplorare il ricco universo di queste pietre preziose e raccontare al pubblico caratteristiche e particolarità diverse che si nascondono nella loro essenza.

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Il quadrante dell’orologio, tempestato di diamanti taglio brillante è avvolto in uno stretto abbraccio dai rubini e dai diamanti taglio baguette, allineati uno accanto all’altro a formare un prezioso nastro. Tale foggia, dalle morbide curve, è una scelta stilistica da sempre cara a Cartier. Se i profili sono dolci e delicati, la luce che ci illumina gli occhi è potente come un fuoco, i rubini luccicano con intensità ed il calore delle gemme è così sensuale da ricordare una calda notte d’estate dove la natura esala tutta la sua bellezza.

Photo credits: Copyright © Cartier 2017