Dove si imparano i mestieri artigiani? Prossimità, osservazione e pazienza scandiscono i tempi di una bottega. Questi mestieri richiedono il tempo lento della ripetizione, l’umiltà del gesto rifatto più e più volte, l’attenzione quasi silenziosa verso chi quel gesto lo conosce da anni. Perché il sapere artigiano, prima ancora di essere una competenza, è una forma di relazione. Ogni autentica tradizione del fare nasce infatti da un passaggio: da una mano all’altra, da uno sguardo esperto a uno ancora inesperto, da un maestro a un apprendista. È una trasmissione fragile e preziosa, che non riguarda soltanto la tecnica, ma un’intera visione del lavoro. Un vero codice etico.

Ajlin Visentin, classe 1995, vive in un paesino sul Carso triestino. Sta svolgendo il suo tirocinio presso la “musicolorist” Sonia Cugini, pittrice e decoratrice a Trieste da oltre venticinque anni. Ph. Sadeq Hayati © Fondazione Cologni
Colpisce quanto il valore della bottega continui a fondarsi sul condividere lo spazio quotidiano del lavoro, osservando materiali, errori, intuizioni, tempi di esecuzione. È questo, in fondo, il senso più profondo di “Una Scuola, Un Lavoro. Percorsi di Eccellenza”, il progetto della Fondazione Cologni dei Mestieri d’Arte che da anni costruisce un ponte concreto tra giovani talenti e grandi maestri artigiani italiani. Non semplici tirocini, ma esperienze di affiancamento reale, dentro laboratori e manifatture in cui il sapere conserva ancora una dimensione umana e culturale. Luoghi in cui il mestiere viene trasmesso attraverso la pratica quotidiana e il rapporto diretto con chi lo esercita da una vita.

Aurora Vernassi, campana classe 2006, è in questi mesi in bottega da Aucella, eccellenza del corallo e cammeo a Torre del Greco. Alla quarta generazione, Vincenzo Aucella, oggi continua a preservare una tradizione che combina abilità artigianali, esperienza e innovazione. Ph. Nassrin Abbasi © Fondazione Cologni
Lo si percepisce nelle storie dei giovani in bottega anche in questa edizione 2026, ciascuna diversa eppure accomunate dalla stessa ricerca di autenticità. A Trieste, Ajlin Visentin lavora accanto alla decoratrice Sonia Cugini, professionista che ha lasciato il proprio segno in edifici di grande pregio, dal Teatro Verdi all’Hotel Ausonia Hungaria del Lido di Venezia. In casi come questi, la decorazione supera la dimensione puramente ornamentale: diventa capacità di dialogare con l’architettura, con la memoria degli spazi, con il linguaggio sottile della materia e della luce. A Torre del Greco, invece, Aurora Vernassi incontra il mondo di Aucella e una delle tradizioni più identitarie dell’alto artigianato italiano: quella del corallo e del cammeo. Un sapere antico, sedimentato nei decenni, che continua a vivere soltanto grazie alla possibilità di essere tramandato.

Barbara Cutrì nasce in Francia nell’estate del 2000 e fin da piccola è affascinata dall’arte e l’angolo di bottega del nonno scalpellino. Oggi impara il mestiere dal maestro Fabio Garnero di Solaria Opere, la cui specializzazione lo porta a realizzare, o a restaurare, quadranti solari e meridiane in tutta Italia e non solo. Ph. Nassrin Abbasi © Fondazione Cologni
Il restauro, forse più di ogni altro mestiere, racconta bene il significato di questa continuità. Michela Corona, formatasi nel restauro di manufatti cartacei, oggi svolge il suo tirocinio presso Soseishi, laboratorio torinese specializzato nella conservazione di opere provenienti da archivi, biblioteche e importanti istituzioni museali. Qui il sapere tecnico si intreccia inevitabilmente con il rispetto della memoria: ogni intervento richiede studio, precisione, sensibilità. Nulla può essere improvvisato. Lo stesso accade in Sicilia, dove Erika Di Mauro approfondisce il restauro di tessuti e opere lignee insieme alla sua maestra e tutor Simona Casiglia. Tra paramenti liturgici e sculture barocche, il mestiere assume quasi il valore di una responsabilità civile: custodire ciò che il tempo rischia di far dimenticare.

Erika Di Mauro, classe 1998, originaria della provincia di Messina, svolge il suo tirocinio presso il laboratorio di restauro tessile di Simona Casiglia, in provincia di Palermo. Ph. Nassrin Abbasi © Fondazione Cologni
E poi ci sono mestieri che sembrano appartenere a un territorio sospeso tra artigianato e immaginazione. La giovane Elisa Coverchiata, dopo gli studi nelle Accademie di belle arti di Urbino e Firenze, è entrata nell’attrezzeria scenica dei Rancati, storica realtà milanese che ha collaborato a produzioni come La dolce vita, Ben Hur, Il gladiatore e Il trono di spade. Qui il fare artigiano costruisce mondi: trasformare legno, metallo e superfici in elementi di scena capaci di animare il cinema e il teatro è all’ordine del giorno!

Anna Baggio, classe 2004, nasce a Cittadella, in provincia di Padova. La passione per la ceramica la porta fino in Puglia, precisamente a Cutrofiano (Lecce) dove svolge il suo tirocinio presso la Fratelli Colì. Qui, tra i torni, operano maestri del calibro di Giuseppe Colì, che porta avanti con passione il mestiere di famiglia. Ph. Nassrin Abbasi © Fondazione Cologni
Anche la moda continua a fondarsi su questa trasmissione silenziosa di competenze. La tirocinante Martina Airaghi sta svolgendo il proprio percorso nel reparto modellistica di Etro, imparando quel patrimonio invisibile fatto di proporzioni, costruzione e sensibilità tecnica che rende possibile l’eccellenza manifatturiera italiana. Altrove, la tradizione prende forme ancora più rare. Barbara Cutrì, restauratrice specializzata nelle superfici lapidee, collabora oggi con Solaria Opere nel recupero di meridiane e orologi solari: oggetti che sembrano custodire non soltanto un sapere tecnico, ma persino un diverso rapporto con il tempo.

Elisa Coverchiata, nata a Cesena nel 1997, è oggi nel polo milanese di E. Rancati, la più grande “fabbrica dei sogni” d’Europa, con sedi a Milano e Roma. Qui si producono, trasformano e adattano armi e armature, mobili, complementi d’arredamento, accessori di costume e gioielli di tutte le epoche storiche, dalle origini alla metà del ‘900. Ph. Nassrin Abbasi © Fondazione Cologni
Ed è forse proprio il tempo il vero protagonista di tutte queste storie. Perché nessun mestiere può essere trasmesso rapidamente. Servono lentezza, dedizione, continuità. Servono maestri disposti a insegnare e giovani capaci di riconoscere il valore dell’apprendimento. In questo passaggio si conserva allora qualcosa che va oltre il lavoro stesso. Si conserva un’idea di qualità, di responsabilità, di bellezza. Una cultura del fare che continua a rappresentare una delle forme più profonde e autentiche del made in Italy.











