Leonardo Frigo è un artista e artigiano originario dell’Altopiano di Asiago che vive e lavora a Londra, dove ha scelto di dedicarsi a un mestiere raro, quasi scomparso: il globemaking, l’arte della realizzazione dei mappamondi fatti interamente a mano. Oggi è considerato il primo e unico globemaker contemporaneo, capace di interpretare in maniera rigorosa una tradizione che affonda le sue radici nella grande cultura cartografica europea tra Seicento e Settecento.

Leonardo Frigo, classe 1993, incarna la figura del maestro artigiano contemporaneo: un custode consapevole della tradizione, capace di restituirle senso nel presente. ©Rod Lockyer
La sua formazione nasce in Italia, con una laurea in restauro presso l’Università Internazionale dell’Arte di Venezia. È proprio il confronto con il patrimonio veneziano, con la sua stratificazione di saperi tecnici e visivi, a orientare precocemente il suo sguardo verso la dimensione materiale dell’opera e verso il valore del gesto artigiano come atto culturale. Dopo il trasferimento a Londra, Frigo avvia una carriera come illustratore e decoratore, lavorando anche su strumenti musicali e sviluppando un linguaggio visivo raffinato, colto, profondamente narrativo.

Sul banco di lavoro si riconosce Epigone Cosmografica, trattato scientifico di Vincenzo Maria Coronelli datato 1693. L’opera, divisa in tre libri, tratta di astronomia e uso del compasso, geografia terrestre, fenomeni naturali, globi, sfere armillari e astrolabi: l’ispirazione che ha fatto nascere la passione in Leonardo Frigo ©Rod Lockyer
L’incontro con la cartografia storica avviene gradualmente, come naturale estensione di questa ricerca. Attratto dall’oggetto-mappamondo non solo per la sua bellezza formale, ma per il suo significato simbolico, Frigo intraprende uno studio autonomo delle tecniche tradizionali di costruzione dei globi. Nel 2015 decide di dedicarsi completamente a questo mestiere, apprendendo le basi in un atelier londinese e approfondendo poi, attraverso fonti storiche e sperimentazione diretta, un sapere che nel tempo aveva perso i suoi interpreti.

Scheletro interno, in legno, utilizzato da Leonardo Frigo, per comporre i mappamondi di grandi dimensioni. ©Rod Lockyer
«Creare mappamondi mi permette di unire arte, cultura e tradizione, preservando un mestiere storico», ha affermato Frigo, riassumendo una visione che pone la manualità al centro del processo creativo. Ogni suo globo nasce da una sfera realizzata in legno e gesso, rivestita con carta Fabriano prodotta secondo metodi antichi. Le mappe vengono incise su lastre di rame, stampate a mano e successivamente colorate con pigmenti naturali. Il tempo lento dell’esecuzione, la precisione tecnica e l’attenzione ai materiali definiscono un approccio che restituisce dignità contemporanea a un sapere antico.

Leonardo Frigo posa sorridente accanto a una sua creazione: nei suoi mappamondi, arte, tecnica e pensiero tornano a coincidere, offrendo una visione del mondo costruita con lentezza, precisione e profondo rispetto per la materia e per la storia. ©Rod Lockyer
Fondamentale nel suo percorso è stato lo studio di un trattato del 1693 di Vincenzo Coronelli, cosmografo della Serenissima, rinomato costruttore di mappamondi per re e imperatori. Epigone Cosmografica – questo il nome del testo – ha rappresentato per Frigo non un modello da replicare, ma un punto di partenza per comprendere la struttura profonda del mestiere e reinterpretarlo con consapevolezza. La sua pratica non si limita alla riproduzione del passato, ma cerca un equilibrio costante tra rigore storico e sensibilità attuale, tra fedeltà tecnica e visione personale. «Ogni globo è una finestra sul passato e un invito a ripensare il nostro rapporto con il mondo», osserva Frigo, sottolineando la dimensione culturale e simbolica del suo lavoro.

Leonardo Frigo durante la fase di stampa di uno dei fusi cartacei destinati a formare un globo. L’immagine nasce dall’incisione su lastra di rame, impressa su carta artigianale prodotta a Fabriano. ©Rod Lockyer
Il legame con Venezia si rinnova in modo significativo durante Homo Faber 2024 alla Fondazione Giorgio Cini: qui, Frigo è invitato a lavorare davanti al pubblico, mostrando le fasi della costruzione di un mappamondo ispirato alla Divina Commedia. Un gesto dimostrativo che diventa occasione di trasmissione del sapere, in sintonia con il lavoro di valorizzazione portato avanti dalla Fondazione Cologni dei Mestieri d’Arte che, proprio il prossimo 21 febbraio 2026 lo ha invitato a Milano per un workshop presso il Museo Poldi Pezzoli. Inserita nel ciclo “A regola d’arte”, Frigo propone un’esperienza in grado di coinvolgere il pubblico attraverso la creazione di piccoli globi che i partecipanti potranno portare via al termine dell’esperienza.

Leonardo Frigo affronta le carte geografiche con uno sguardo quasi filologico, studiandone proporzioni, segni e nomenclature per poi restituirle attraverso un processo artigianale estremamente rigoroso. ©Rod Lockyer
In un tempo dominato dalla velocità e dalla smaterializzazione, il lavoro di Leonardo Frigo restituisce al mappamondo la sua natura originaria: non semplice oggetto decorativo, ma strumento di conoscenza, misura e immaginazione. Ogni globo racchiude un viaggio che non si esaurisce nello spazio rappresentato, ma continua nel tempo, attraversando secoli di sapere, mani, materiali e visioni del mondo. Un viaggio infinito, come quello del mappamondo stesso!











