Quando si parla di lustro si parla di splendore, in molti sensi. Si può lustrare qualcosa per renderlo attraente, lucente, ci si può anche “lustrare gli occhi”, osservando con compiacimento qualcosa di molto bello, ammirevole. Nella cittadina umbra di Gualdo Tadino, in provincia di Perugia, si lustrano le ceramiche, sulla scia di una tradizione antica che le vuole appunto lucide, splendenti, luminose, di una bellezza ipnotica.

Maurizio Tittarelli Rubboli è uno dei più grandi maestri italiani di questa tecnica, e ama la ceramica a lustro a tal punto da averle dedicato un Museo, anche per volontà dell’amministrazione comunale e della Regione Umbria.

Nella gallery:
  • Ritratto di Maurizio Tittarelli Rubboli con due delle sue ciotole decorate a lustro. ©Museo Opificio Rubboli
  • Le Brocche dei Ceri di Gubbio in una reinterpretazione contemporanea dell’artista ©Museo Opificio Rubboli

I giochi di luce del lustro, dagli effetti tipicamente cangianti, sono frutto di una tecnica che ha origini mediorientali, giunta in Europa attraverso la Spagna, approdata in Italia nella zona di Deruta e Gubbio.

In quest’ultima città, nel Quattrocento, Mastro Giorgio Andreoli perfeziona e padroneggia quest’arte, divenendone il riferimento imprescindibile: non a caso questa tecnica è definita “mastrogiorgesca”.

L’antagonismo tra le due cittadine dell’area perugina non dura a lungo, perché la misteriosa tecnica che produce i caratteristici riflessi oro e rubino si perde nel tempo, e per secoli non viene riprodotta.

Museo Opificio Rubboli. Alcuni angoli del laboratorio, con i vasi, le ciotole e altri oggetti biscottati pronti per le successive decorazioni e cotture. Maurizio Tittarelli Rubboli privilegia le forme sobrie, che esaltino al meglio le decorazioni a lustro. ©Laila Pozzo per Doppia Firma 2017

Sarà solo nell’Ottocento che si assisterà a una riscoperta di quel gusto e alla ricerca delle formule per ottenere i riflessi mastrogiorgeschi. È in questo periodo, infatti, che Paolo Rubboli riesce ad affinare la procedura, perfezionando le fasi di terza cottura che fanno acquistare alla ceramica smaltata i riflessi desiderati. Nel 1873 fonda la manifattura di famiglia a Gualdo Tadino, ricostruendo i forni “a muffola” descritti dal Piccolpasso nel suo trattato datato 1558. Maurizio Tittarelli Rubboli, bisnipote di Paolo da parte di madre, ha ereditato questa conoscenza, e ancora oggi utilizza i forni ottocenteschi del bisnonno.

Vecchi torni all’interno del Museo Opificio Rubboli. Qui vengono eseguite tutte le fasi di lavorazione, rigorosamente a mano: viene lavorata l'argilla al tornio, smaltata e infine cotta secondo la tecnica del lustro. ©Laila Pozzo per Doppia Firma 2017
Vecchi torni all’interno del Museo Opificio Rubboli. Qui vengono eseguite tutte le fasi di lavorazione, rigorosamente a mano: viene lavorata l'argilla al tornio, smaltata e infine cotta secondo la tecnica del lustro. ©Laila Pozzo per Doppia Firma 2017

Le ceramiche già smaltate e decorate, e a cui è stato applicato a pennello il lustro, vengono cotte a terzo fuoco nelle muffole, a bassa temperatura (per gli standard di cottura ceramica) ossia a circa 600 gradi, con legna, pigne, fascine di ginestra.

Il fumo prodotto da questi combustibili crea la giusta atmosfera riducente, impedendo l’ossidazione dei metalli e ottenendo gli speciali effetti di colorazione e rifrazione. Dopo la cottura e un lento raffreddamento, l’oggetto viene ripulito con acqua e cenere, svelando la magia compiuta.

I forni a muffola, costruiti nel 1884 da Paolo Tittarelli Rubboli, sono ancora in uso, e grazie alla combustione delle fascine di ginestra, creano l'atmosfera "riducente" che permette al lustro, in terza cottura, di assumere i caratteristici toni cangianti. ©Laila Pozzo per Doppia Firma 2017
I forni a muffola, costruiti nel 1884 da Paolo Rubboli, sono ancora in uso, e grazie alla combustione delle fascine di ginestra, creano l'atmosfera "riducente" che permette al lustro, in terza cottura, di assumere i caratteristici toni cangianti. ©Laila Pozzo per Doppia Firma 2017

Maurizio Tittarelli Rubboli, dopo una laurea in lingue straniere, non smentisce le proprie radici e inizia una produzione personale di ceramica a lustro, più di vent’anni fa, allestendo mostre prima in Italia, poi personali e collettive presso musei e sedi espositive internazionali, man mano che il suo lavoro viene sempre più apprezzato e ammirato. Nel 2007 fonda l’Associazione Culturale Rubboli per la tutela e valorizzazione della tecnica ceramica a lustro di tradizione mastrogiorgesca e dei forni a muffola risalenti al 1884, ormai unici esemplari in tutta Italia.

Alcuni oggetti necessari alla lavorazione all'interno dell'Atelier di Maurizio Tittarelli Rubboli
Alcuni oggetti necessari alla lavorazione rimangono ancora oggi gli stessi di un tempo, nello stesso posto, sempre a portata di mano per svolgere la loro importante funzione. ©Laila Pozzo per Doppia Firma

Nel 2013 viene nominato Ambasciatore delle Città della Ceramica dall’AICC, e alcune sue opere vengono acquisite dalla collezione del MIC – Museo internazionale delle ceramiche in Faenza.

Nel 2015, dopo molti sforzi, corona il sogno di aprire un museo cittadino che raccolga le più importanti produzioni di famiglia, oltre 150 pezzi dal 1878 agli anni sessanta del Novecento: nasce il Museo Opificio Rubboli, ospitato nei locali ottocenteschi della manifattura.

Piatto a lustro della collezione Ricami, creata da Maurizio Tittarelli Rubboli e ispirata al grande esponente inglese delle Arts&Crafts William Morris. ©Museo Opificio Rubboli
Piatto a lustro della collezione Ricami, creata da Maurizio Tittarelli Rubboli e ispirata al grande esponente inglese delle Arts&Crafts William Morris. ©Museo Opificio Rubboli

La collezione è completata da una sezione dedicata alle opere contemporanee e comprende lavori a lustro progettati da alcuni designer italiani come Ugo La Pietra, Antonella Cimatti, Bruna Esposito, e realizzati da Rubboli in occasione della Triennale della Ceramica d’Arte Contemporanea di Gualdo Tadino. In una stanza a parte si trova il laboratorio ceramico riservato alle esperienze artistiche e didattiche.

Set “Iridescences” di quattro ceramiche a lustro realizzate da Maurizio Tittarelli Rubboli su progetto di Dimitri Bähler, per il progetto Doppia Firma 2017, promosso da Fondazione Cologni e Living. ©Laila Pozzo per Doppia Firma 2017
Set “Iridescences” di quattro ceramiche a lustro realizzate da Maurizio Tittarelli Rubboli su progetto di Dimitri Bähler, per il progetto Doppia Firma 2017, promosso da Fondazione Cologni e Living. ©Laila Pozzo per Doppia Firma 2017

Nel 2016 Maurizio Tittarelli Rubboli riceve un altro importante riconoscimento, il MAM-Maestro d’Arte e Mestiere, dalla Fondazione Cologni dei Mestieri d’Arte.

Su invito della Fondazione Cologni e Living partecipa nel 2017 al progetto Doppia Firma, per il quale realizza a lustro vasi e coppe impilabili, disegnate dal giovane designer svizzero Dimitri Bähler.

Riproduzione della Madonna con bambino di Pinturicchio, un esempio della produzione storicista della bottega, che in generale predilige la produzione di oggetti dal gusto contemporaneo. ©Museo Opificio Rubboli
Riproduzione della Madonna con bambino di Pinturicchio, un esempio della produzione storicista della bottega, che in generale predilige la produzione di oggetti dal gusto contemporaneo. ©Museo Opificio Rubboli

Il maestro ama le collaborazioni con i designer e le commistioni contemporanee. Le sue creazioni testimoniano questa rotta, facendosi elementi d’uso e decoro come piastrelle e brocche, candelabri e vasi, con una continua sperimentazione sul colore e le sue innumerevoli sfumature ancora da trovare. Parallelamente alla produzione innovativa realizza anche manufatti di stampo storicista, perpetuando la tradizione familiare iniziata nel 1873.

In apertura: la scatola di ceramica a lustro “The Magic Box of the Golden Frogs” è stata realizzata dal maestro Tittarelli Rubboli per il concorso “La Boite” di Carouge a Ginevra, nel 2011. ©Museo Opificio Rubboli
In apertura: la scatola di ceramica a lustro “The Magic Box of the Golden Frogs” è stata realizzata dal maestro Tittarelli Rubboli per il concorso “La Boite” di Carouge a Ginevra, nel 2011. ©Museo Opificio Rubboli