Più che una tendenza, quella del plissé è una storia sempre attuale, scolpita nella memoria delle passerelle dell’alta moda e tra le pieghe di uno stile intramontabile. Questa memoria rivive nella passione di Marco Viviani che, insieme alla moglie Roberta Bacci, è l’anima della Plissettatura Milady.

Abito Scultura Oceano in taffetas di seta plissettato
"Oceano", celebre abito scultura in taffetas di seta plissettato in vari toni di blu e azzurro, capolavoro del maestro Roberto Capucci. L'abito è composto da circa duemila piccole strisce di tessuto plissettato con pieghe di 1 cm, in ben ventisette sfumature, dal blu più profondo alle tonalità più chiare, quasi trasparenti. Courtesy Fondazione Capucci

Fondata nel 1964 nel cuore di Firenze, questa eccellenza artigianale, fiore all’occhiello del “dietro le quinte” della moda italiana, trasforma le stoffe e le pelli più pregiate e sottili in vere e proprie sculture. “La bottega deve la nascita a mia madre e a mio padre, i quali eseguivano il lavoro di plissettatura con stecche di zinco per fare le pieghe“, spiega Marco Viviani. “Poi, l’evoluzione con l’uso del cartone. I nostri stampi sono tutti fatti a mano, su di essi vengono tracciate le righe, piegate una per una, sempre a mano”.

Marco Viviani maestro di plissettatura
Il Maestro Marco Viviani, all'interno della sua bottega artigiana. Una storia di eccellenza e di unicità, un savoir faire straordinario al servizio dei più grandi creatori di moda. Courtesy Plissettatura Milady

La tecnica del plissé può essere praticata su ogni tipo di tessuto, dalla pelle alla seta, fino alla paglia: la pieghettatura, che ha generalmente un andamento verticale, assume un aspetto paragonabile a una fisarmonica. Risale ai tempi degli Egizi la testimonianza dell’esistenza di questa tecnica: su alcuni geroglifici è possibile infatti notare alcune tuniche indossate dai Faraoni che sembrerebbero plissettate. Ma è agli inizi del Novecento che il plissé viene brevettato dall’eclettico pittore e designer Mariano Fortuny, il quale crea, ispirandosi agli abiti della Grecia antica, la tunica Delphos. Già dal suo debutto, la pieghettatura ha avuto un grande successo, perpetuato nei decenni fino ai nostri giorni, con una fortunata produzione soprattutto negli anni Cinquanta e Sessanta del secolo scorso.

Imparata l’arte dalla madre Leda e continuando a usare il più semplice dei cartoni di pura cellulosa, il Maestro Viviani collabora con i maggiori stilisti italiani e stranieri, sperimentando con loro invenzioni di ogni genere. Christian Dior, Valentino, Prada, Ralph Loren, Armani, solo per citarne alcuni. Tra tutti, la collaborazione più proficua e famosa è però quella con lo stilista e “sperimentatore” Roberto Capucci, la cui storia si lega indissolubilmente fin dagli esordi ai vestiti di seta plissettati: molti tra i più grandi abiti ideati dal Maestro romano sono opera della sapienza artigianale di Marco Viviani.

  • Il reparto modelli: l’archivio dei cartoni, arrotolati ed etichettati con cura, racchiude tutto l’heritage dell’atelier di Marco Viviani e di sua moglie Roberta Bacci. La Plissetta Milady fornisce anche assistenza per la modellazione e la ricerca di nuove forme e disegni.
  • Il campionario dell’Atelier Vivani vanta una vasta gamma sia di disegni sia di pieghe da applicare ai tessuti. L’Atelier garantisce anche l’esclusiva sui modelli eseguiti. Courtesy Plissettatura Milady

Oggi, negli spazi della Plissettatura Milady si eseguono pieghettature con l’impiego di cartoni prodotti dagli stessi coniugi Viviani e dal loro team con disegni di vari tipi: a pieghe, pieghe svasate e disegni schiacciati, a pieghe e disegni a piega dritta, pieghettature Soleil da 10 a 250 pieghe e oltre. Proprio quest’ultima lavorazione rappresenta il cavallo di battaglia del laboratorio fiorentino: su lunghezze da pochi centimetri a due metri, si possono ammirare soleil a pieghe normali o soleil con disegni di varia fattura anche su richiesta dei clienti.

Il metodo che regala ai tessuti la particolare geometria decorativa è frutto di passione e insegnamenti tramandati: sui fogli di cartone si tracciano a mano le righe, che vengono poi piegate una per una. Dopo questo passaggio, la fase più laboriosa e delicata è l’inserimento del tessuto seguendo la forma dei cartoni. Una volta inserito il materiale da plissettare, i cartoni gemelli vengono arrotolati e fermati da un cordino, per essere poi “cotti” in un forno a vapore per circa 30 minuti a 120 gradi. Per la pelle non si oltrepassano i 50 gradi. Per rendere più resistente e duratura la plissettatura, i cartoni rimangono nel forno anche dopo la cottura; si passa infine al raffreddamento, dove la piega appena riscaldata si fissa grazie al cambio di temperatura. Questa tradizione è in via d’estinzione: in Italia, infatti, vi sono solo una settantina di plissettatori, ma nessuno possiede come l’atelier Milady un archivio tanto prezioso di disegni che spaziano dal primo Novecento agli anni Settanta e Ottanta.

  • I cartoni, dopo l’inserimento del tessuto all’interno, vengono richiusi manualmente. L’operazione richiede molta esperienza poiché il tessuto deve essere perfettamente collocato nelle pieghe del cartone, riformando e richiudendo il disegno del modello iniziale.
  • Il fissaggio della forma è un passaggio fondamentale della lavorazione con i cartoni. Una volta estratto dai cartoni, il tessuto plissé deve mantenere nel tempo la  forma sapientemente impressa inizialmente.
  • Il Maestro Viviani all’opera durante la lavorazione di un plissé con taglio di tessuto asimmetrico. Courtesy Plissettatura Milady

Da sempre vicino alla tematica della trasmissione del sapere, ho istituito dei corsi sul mondo del plissé per scuole di moda, stilisti e modellisti, sia a Firenze sia oltre i confini toscani“, afferma Marco Viviani, che tiene seminari, tra gli altri, presso Fondazione Capucci, Polimoda, Politecnico di Milano e Teatro della Pergola. A livello di formazione attualmente in Italia non esistono scuole che insegnino i rudimenti di questo mestiere: lo si può imparare solo in bottega. “Un’esperienza divertente è stata quella con la facoltà di Architettura di Firenze“, continua Viviani: “Gli studenti si sono cimentati nella costruzione di soffietti per le vecchie macchine fotografiche, in fondo si trattava di carta ripiegata, proprio come il plissé sulla seta“. Non solo abiti quindi, ma molteplici declinazioni di questa spettacolare tecnica “scultorea”: dalle scarpe alle borse, dalle lampade alla tappezzeria… alle tende a soffietto per gli aerei.

  • “Soleil con disegno a lisca”: esempio di straordinaria maestria artigianale, il modello è stato richiesto in esclusiva da Ralph Lauren.
  • “Gradi di caporale”: il disegno di questo modello per un metro quadro richiede circa dieci mila pieghettature, poi ripiegate fra loro. Un lavoro certosino che richiede grande manualità e cura. Courtesy Plissettatura Milady

Il ricco patrimonio di competenze di cui Marco Viviani è straordinario custode, lo ha portato nel tempo ad avere di importanti riconoscimenti. Al Premio Perseo – Benvenuto Cellini, promosso da “Artigianato e Palazzo” a Firenze del 2008 e al Premio Carte, istituito da Fondazione Symbola e Comieco, nel 2010, lo scorso giugno si aggiunge un ulteriore traguardo: nella categoria “Sartoria, moda e accessori” l’atelier Milady è vincitore del Premio MAM – Maestro d’Arte e Mestiere, conferito da Fondazione Cologni dei Mestieri d’Arte.

Quello del plissettatore è un mestiere raro e delicato e richiede dedizione, passione e talento, qualità che il Maestro Viviani custodisce e tramanda affinché la nobile arte della plissettatura non debba mai essere perduta.

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"Mahasaraswati", straordinario cappotto-mantello in panno casentino realizzato per Roberto Capucci. L'abito, creazione storica del sarto romano, è composto da più di trenta pezzi con plissettatura artigianale. Il nome, di derivazione indiana, rimanda alla divinità protettrice della creatività. Courtesy Fondazione Capucci
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"Pagoda", abito-scultura in taffetas multicolore realizzato per Roberto Capucci, composto da una serie di volumi autoportanti. La lavorazione plissé crea l'effetto amplificatore della "portanza" dei colori. Courtesy Fondazione Capucci