Una collezione tutta nuova, un approccio tutto nuovo. O forse no. Dopo quasi tre mesi di rigidissimo embargo si alza finalmente il sipario sul tanto atteso Chopard Alpine Eagle. Ambasciatore di un lusso etico, come coscienza impone.

Chopard – Alpine Eagle
Chopard – Alpine Eagle – cassa in acciaio lucido/satinato da 41 mm – quadrante blu a motivo soleil – movimento meccanico automatico di manifattura 01.01-C – impermeabile a 10 Atm – bracciale in acciaio lucido/satinato.

E così alla fine anche Chopard ha il suo bell’orologio sportivo. Sportivo e al contempo elegante. Chiariamo, non è che la maison con sede a Meyrin, distretto di Ginevra, non abbia mai presidiato questo apprezzatissimo segmento di mercato. E lo dimostrano, su tutto, le numerose referenze inserite nel filone Classic Racing. Ma in un mercato molto attento alle sfumature, ai dettagli, alle tendenze, parlare di sportivi puri è sempre stata una cosa, di sportivi che si portino dietro quel certo non so che di chic, invece, un’altra. E di mezzo, come si può ben immaginare, ci passa una bella differenza. Oggi come oggi i volumi (e i fatturati) dell’alta orologeria, spesso e volentieri, si fanno qui. E sempre qui si rischia di incappare nelle liste di attesa più interminabili. Questo perché col tempo i gusti inevitabilmente cambiano, l’anagrafica dei clienti anche. Così i trend ormai già da anni parlano chiaro. I “classiconi” stanno via via cedendo il passo agli “sportivoni”. Quelli però in acciaio, quelli raffinati, quelli dotati di movimenti di manifattura, quelli che non sfigurano con qualsiasi outfit, quelli – e non è un particolare da poco – costosi. Ed è proprio qui che il brand, in anni recenti, ha sempre dimostrato una certa latitanza. Almeno fino ad oggi, fino all’arrivo dello Chopard Alpine Eagle.

Cambiare nome? Molto più di una sfida. Ma Alpine Eagle riflette al meglio la filosofia dei nostri tempi. E per di più, oggi, St. Motitz non è più quella destinazione “bling bling” tanto cara ai Vip negli Anni 80…

Chopard Alpine Eagle
Un close-up mostra l’incredibile livello di dettagli dello Chopard Alpine Eagle. La finitura del quadrante, in particolare, riproduce idealmente l’iride dell’aquila.

Un modello tutto nuovo, o sarebbe meglio dire, parzialmente tale. Perché un predecessore, il nuovo Chopard Alpine Eagle, in realtà ce l’ha. Ma è forse difficile da individuare per via di un nome di battesimo che nulla ha a che fare con le montagne attorno a Lauenen, nel Canton Berna, e con le sue maestose aquile. Ovvero il St. Moritz, collezione risalente al 1980 (la prima pensata da un ancor giovane Karl-Friedrich Scheufele), a quei tempi perfettamente coerente perché nata dal trasporto suscitato dalla consacrazione dell’acciaio nell’orologeria di lusso. Ma col tempo finita stranamente in soffitta. Linea rinata ora, seppure sotto differenti generalità, anche per volontà di Karl-Fritz, figlio di Karl-Friedrich ed esponente di terza generazione della famiglia Scheufele. E composta da referenze in acciaio, acciaio e rose gold, e full gold nelle dimensioni da 36 e 41 mm di diametro, entrambe presentate dalla maison come unisex. Entrambe, ancora, equipaggiate con movimenti meccanici automatici di manifattura: calibro 01-01-C per la versione 41 mm e 09-01-C per quella da 36 mm, quest’ultimo uno dei più piccoli ad aver mai ricevuto la certificazione da parte del Cosc.

Chopard Alpine Eagle
Uno spessore inferiore al centimetro (9,7 mm per la versione da 41 mm e 8,4 per quella da 36 mm) rendono l’Alpine Eagle uno sportivo confortevole al polso.

Una collezione decisamente studiata dal punto di vista estetico e tecnico senza lesinare né impegno e né tantomeno risorse. Dunque dispendiosa da realizzare. Aspetto che si percepisce dai dettagli. Dalle finiture della cassa alla disposizione delle viti sulla lunetta (che sono tutte orientate in una precisa e voluta direzione) fino al bracciale, realizzato con maglie satinate dalla forma a lingotto, integrate longitudinalmente con elementi singoli a finitura lucida avvitati manualmente sul retro. Ma lo Chopard Alpine Eagle fa parlare di sé anche per l’approccio. Il reperimento etico delle risorse è ormai parte del codice di condotta di Chopard già da anni. E per la prima volta, dopo i diamanti e l’oro – non a caso definito Fairmined – ha riguardato anche l’acciaio. Il Lucent Steel, come è stato definito quello dell’Alpine Eagle, unico perché proveniente per il 70% da materiale riciclato e per il restante 30% da fonti tracciabili. Senza dimenticare il supporto della maison alla Eagle Wings Foundation (di cui Karl-Friedrich Scheufele è anche membro fondatore), progetto orientato a tutelare le aquile nel loro ambiente naturale e con esse l’ecosistema delle Alpi.

Grazie ad un doppio processo di fusione il Lucent Steel dello Chopard Alpine Eagle è quasi il 50% più resistente di un acciaio di tipo tradizionale. E anche più brillante, per la quasi totale assenza di impurità al suo interno.

Chopard Alpine Eagle
Rigorosamente a vista. In entrambe le versioni il movimento meccanico a carica automatica certificato Cosc è visibile attraverso il fondello in vetro zaffiro.