Dopo il 1966 Earth to Sky Edition lanciato al SIHH di Ginevra nel gennaio di quest’anno il brand di La Chaux-de-Fonds continua a guardare allo Spazio aperto con un modello a piccola complicazione: il Girard-Perregaux 1966 Blue Moon con fasi lunari.

Girard-Perregaux – 1966 Blue Moon
Girard-Perregaux – 1966 Blue Moon – cassa in acciaio con trattamento Dlc nero da 40 mm – quadrante blu sfumato – movimento automatico con autonomia di 46 ore – indicatore delle fasi di luna e datario a lancetta – cinturino in alligatore ad effetto caucciù.

Nell’immaginario collettivo e non solo i “Sessanta” del Novecento si legano e si legheranno per sempre alla decade dell’era spaziale. Un decennio in cui l’uomo, spinto dal dilagante entusiasmo suscitato dalla prospettiva della conquista di pianeti “extra-terrestri”, osa probabilmente come mai ha fatto prima. Sempre, comunque ed ovunque.

Così per esempio, nel 1966, mentre alla NASA ci si affanna ad ultimare gli ultimi preparativi di un Programma Apollo destinato a ridisegnare i confini dello spazio conosciuto, in casa Girard-Perregaux si bada invece più concretamente a ridefinire quelli di accuratezza e precisione. Attraverso l’introduzione di un movimento ad altissima frequenza capace di oscillare al sorprendente ritmo di 36mila alternanze/ora. Una piccola grande rivoluzione. Tanto che quell’anno, cruciale step temporale nella storia della marca, si cristallizza nel nome di una collezione.

Una linea classica, la 1966, che non ha però mai disdegnato di sorprendere con soluzioni fuori dalle aspettative (si pensi alla versione Skeleton, ma anche a quella extra-large con cassa da ben 44 mm, presentate solo pochi anni fa). Abitudine ribadita quest’anno con l’arrivo degli inaspettati Girard-Perregaux 1966 Earth to Sky Edition e Girard-Perregaux 1966 Blue Moon.

Rispetto al 1966 Earth to Sky Edition lanciato a gennaio, il nuovo Girard-Perregaux 1966 Blue Moon introduce la funzione delle fasi lunari ed adotta un datario circolare con indicazione a lancetta. Mutando gentilmente, ma non radicalmente, il suo layout.

Un dettaglio del quadrante blu sfumato del 1966 Blue Moon
Un dettaglio del quadrante blu sfumato del 1966 Blue Moon. Spicca il semplice ed elegante indicatore delle fasi di luna, incorniciato dai numeri arabi del datario posizionati lungo una banda a finitura guilloché.

Un approccio cromatico più deciso, più spinto, ed il classico si fa contemporaneo. A volte basta poco e l’impensabile diventa possibile. È ciò che è successo alla referenza 1966 Earth to Sky Edition, e che ora si è ripetuto per il 1966 Blue Moon. Un modello che ha saputo spingersi oltre quell’immagine classica dovuta a forme riconosciute ed in linea con la tradizione, per reinterpretarsi con naturalezza adattandosi allo stile del presente.

Più marcato dal punto di vista estetico, più forte da quello del linguaggio visivo, ora dichiaratamente urbano, dinamico. Da un lato il blu dal gradiente mutevole del quadrante, dall’altro il nero – virile perché smorzato – della cassa a finitura micropallinata con trattamento Dlc e del cinturino in pelle di alligatore ad effetto caucciù.

Blu, il tono dominante del pianeta Terra. Nero, la cromia del cosmo. In perfetta coesistenza, grazie all’effetto dégradé dello stesso quadrante, volutamente pensato per sfumarsi nella sua parte esterna in modo da fondersi idealmente con l’elemento che lo contiene.

Proprio come l’esosfera accompagna l’atmosfera verso lo spazio aperto. Magari anche verso quella Luna che, travolta da sovraesposizione mediatica in questo luglio 2019, non manca di lasciare la propria traccia nel Girard-Perregaux 1966 Blue Moon.

Un'immagine del 1966 Earth to Sky Edition
Un’immagine del Girard-Perregaux 1966 Earth to Sky Edition, prima rielaborazione contemporanea su base 1966 presentata in gennaio a  Ginevra.

Un’inclusione perfettamente riuscita, quella dell’indicatore delle fasi di luna, per di più accompagnato lungo il suo perimetro da un datario circolare con segnalazione a lancetta. Segno distintivo, questo, del 1966 Blue Moon, versione “piccola complicazione” di quel 1966 Earth to Sky Edition (in edizione limitata a 149 esemplari) che, nel nome della pulizia stilistica, si limita invece a mostrare una più discreta quanto ordinaria finestrella della data ad ore 3. Va da sé naturalmente che ad ogni funzione corrisponda, dietro le quinte, un movimento specifico.

Così se il 1966 Earth to Sky Edition viaggia grazie ad un calibro automatico GP03300 (218 componenti, 27 rubini, 3,36 mm di spessore, 25,6 mm di diametro, 28.800 alternanze/ora), il 1966 Blue Moon si avvale invece della sua evoluzione. Ovvero il calibro automatico GP03300-0115. Che a parità di frequenza, di autonomia (46 ore) e di diametro, differisce come è normale che sia nel numero dei componenti – 276 di cui 27 rubini – e nello spessore complessivo, salito alla soglia dei 4,8 mm. Un’altezza pur sempre da ultrapiatto, e dunque assolutamente consona ad un vero 1966. Seppur dall’aria insolitamente moderna.

Il quadrante leggermente bombato, le lancette dalla forma a foglia, il giro della data contraddistinto dal 31° giorno in rosso, gli indici a bastone. Fini dettagli qualificanti dal sapore quasi rètro, superbamente a proprio agio in un conteso estremamente contemporaneo.

Earth to Sky Edition complemento di eleganza
Grazie al diametro contenuto all’interno dei 40 mm ma anche allo spessore ridotto della cassa, il nuovo Girard-Perregaux 1966 Earth to Sky Edition è un perfetto complemento di eleganza. Dal gusto urbano.