Durante gli Anni 60 l’industria orologiera si ritrova protagonista dei primi viaggi spaziali. Consapevolmente (o inconsapevolmente) in prima linea, dai primi voli orbitali alla conquista della Luna. Ed entra indirettamente nella storia.

APOLLO 11 ONBOARD PHOTO: ASTRONAUT ALDRIN MAKES FIRST STEP ONTO THE SURFACE OF THE MOON.
21 luglio 1969. Circa 19 minuti dopo Neil Armstrong, anche Buzz Aldrin scende la scaletta del LEM per calcare il suolo lunare. L’immagine è raffigurata nel contatore alle 9 dello Speedmaster celebrativo lanciato da Omega in questo 2019.

Alla fine il momento è arrivato. E, presumibilmente, tra il 20 e il 21 luglio 2019 (l’allunaggio avvenne il 20 luglio 1969 alle ore 20:17 UTC, i primi passi di Neil Armstrong, invece, poco più di sei ore dopo, alle 02:56 UTC del 21 luglio) il mondo tornerà a fermarsi esattamente come fece 50 anni fa. Incantato davanti alla Tv. Perché nonostante il fatto sia ormai storia, a mezzo secolo di distanza la conquista della Luna continua ancora oggi a rappresentare un evento dal fascino incomparabile. Oggi, appunto, perché se l’incanto reggerà ancora nei decenni a venire, questo dipenderà dai futuri programmi spaziali. Tornare sul satellite terrestre, o spingersi ancora oltre, significherebbe infatti togliere inevitabilmente un po’ di patina alle vicende di fine Anni 60. Che ancora tengono banco proprio perché, finito in archivio il programma Apollo con l’ultima spedizione nel 1972, sulla Luna non ci è poi più tornato nessuno. O sarebbe meglio dire, niente e nessuno. Perché insieme all’uomo, dapprima in orbita nello Spazio ed in seguito sul suolo lunare, ci è finito anche l’orologio. O meglio, a dir la verità, ci sono finiti anche gli orologi.

 Tra gli orologi da polso a lasciare la Terra per prendere parte all’era spaziale – scelti autonomamente dagli astronauti prima della regolamentazione in materiale stabilita dalla NASA – anche Heuer, Breitling e Bulova. Senza dimenticare i brand russi, i primi a riuscirci.

James Ragan
Un’immagine d’archivio di James Ragan, ovvero colui che a metà degli Anni 60 ha avuto il compito di analizzare e testare gli orologi per la NASA al fine di selezionare quello che sarebbe poi diventato il modello ufficialmente definito “Flight Qualified for all Manned Space Missions”.

Già, “gli” orologi. Perché se è ormai acclarato che il primo ed unico segnatempo meccanico ad essere mai andato sulla Luna resta lo Speedmaster di Omega, non a caso ribattezzato Moonwach, per quanto riguarda i voli orbitali è tutta un’altra musica. Il fatto, in sé, è molto semplice. Ai principi dell’era spaziale l’orologio non è mai stato infatti tra gli oggetti contemplati nella lista dei dispositivi in dotazione agli astronauti. Così, chi proprio ci teneva, indossava il proprio, debitamente modificato nella lunghezza del cinturino per poterlo calzare sopra alla tuta. Tutto cambia però quando la NASA inizia a ritenere necessaria a bordo la presenza di uno strumento meccanico personale di backup per la misurazione del tempo, ed incomincia una serie di test di resistenza ed affidabilità su alcuni modelli all’epoca in commercio. Rigorosamente cronografi ed a carica manuale (il rotore degli automatici non avrebbe funzionato in assenza di gravità). Quei severissimi test, va detto, non vengono superati da nessuna marca con il massimo dei voti. A dare le maggiori garanzie risulta però proprio lo Speedmaster, da quel momento (è il primo di giugno del 1965) certificato ufficialmente come “Flight Qualified for all Manned Space Missions”. Una data spartiacque. Per tutti, tranne che per Omega, il punto di non ritorno.

Omega – Speedmaster Apollo 11 50th Anniversary Limited Edition
Omega – Speedmaster Apollo 11 50th Anniversary Limited Edition – cassa in acciaio da 42 mm – quadrante grigio sfumato con indice agli 11 in oro Moonshine – movimento manuale calibro Master Co-Axial 3861 certificato Master Chronometer – bracciale in acciaio – in 6.969 esemplari.

Da quel giorno l’Omega Speedmaster ha iniziato a scrivere la storia, diventando esso stesso parte della storia. Nei cinque decenni seguiti all’allunaggio, coerentemente, la casa di Bienne non così ha mai smesso di capitalizzare puntualmente gl i(enormi) interessi derivanti da questo diritto esclusivo, sfornando a ripetizione serie speciali e limitate in concomitanza con i periodici anniversari dell’evento. Fatto che si è ripetuto, neanche a dirlo, in questo 2019 in occasione delle celebrazioni dei 50 anni della conquista della Luna. Dapprima con il lancio dello Speedmaster Apollo 11 50th Anniversary Limited Edition in oro Moonshine (leggi qui l’approfondimento dedicato), ed in seguito con quello dell’omonimo modello in acciaio e oro Moonshine tirato per l’occasione in 6.969 esemplari. Ultima referenza in ordine di tempo – ma non è difficile immaginarlo, solo in ordine di tempo – a riportare incisa sul fondello una citazione entrata nella leggenda: “That’s one small step for a man, one giant leap for mankind”.

All’interno del contatore alle 9 lo Speedmaster Apollo 11 50th Anniversary Limited Edition in acciaio e oro Moonshine riporta l’immagine di Buzz Aldrin (vista dalla prospettiva di Armstrong) al momento della discesa dal LEM.

cofanetto Omega – Speedmaster cofanetto Apollo 11 50th Anniversary Limited Edition
Lo speciale cofanetto creato da Omega per la sua ultima edizione limitata dedicata al 50esimo anniversario della conquista della Luna.

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