Dopo il “Pepsi” del 2018 ecco l’attesissimo Rolex GMT-Master II “Batman”. Come il modello che lo ha preceduto, ha puntualmente diviso per la scelta del bracciale Jubilé. Ma intanto continua a fare tendenza.

Rolex – GMT-Master II
Rolex – GMT-Master II – cassa in acciaio Oystersteel da 40 mm – quadrante nero laccato con indici in oro bianco – movimento automatico con autonomia di circa 70 ore – impermeabile a 10 Atm – bracciale in acciaio Oystersteel Jubilé.

La contesa prende forma nella primavera del 2018 quando, alla fiera dell’orologeria di Basilea, la casa coronata si presenta con tre Rolex GMT-Master II nuovi di zecca. Contenuti tecnici di spessore, definizione dei dettagli a dir poco encomiabile, meccanica in costante evoluzione. Tanta roba, si potrebbe dire, eppure. Eppure ecco che tutte le attenzioni sembrano focalizzarsi solo e solamente su di un particolare. Un bracciale. Bracciale che esclusivamente per la referenza in Oystersteel (qui l’approfondimento dedicato) – così il brand ha ribattezzato il “suo” acciaio – si presenta nella sua declinazione Jubilé. Quanto basta per spaccare immediatamente la platea tra sostenitori e detrattori. Assolutamente perfetto per conferire un tenore elegante ad uno sportivo puro come il doppio fuso, per i primi. Decisamente poco adatto proprio in virtù della sua eccessiva raffinatezza, all’opposto, per i secondi. Punti di vista ad alto indice di soggettività, naturalmente. Che per Rolex hanno significato fare contemporaneamente tombola su due cartelle differenti. Ovvero sul mercato del nuovo, con prevedibili liste d’attesa lievitate all’istante. E su quello dell’usato, o del cosiddetto secondo polso, con quotazioni rapidamente in ascesa per il precedente modello con bracciale Oyster. Una dinamica tornata a ripetersi quest’anno in occasione dell’arrivo del nuovo GMT-Master II con disco della lunetta in ceramica blu/nera.

Il bracciale Oyster? Ancora in gamma, ma solamente per le referenze Rolex GMT-Master II in metallo nobile. Per i fedelissimi dell’acciaio Oystersteel, invece, una scelta obbligata: quella del Jubilé a cinque file.

Rolex bracciale Jubilé
Tra le novità del modello, il bracciale Jubilé. Soluzione introdotta per la prima volta da Rolex nel 1945 appositamente per il lancio dell’Oyster Perpetual Datejust.

Ma come è possibile che si generi un dualismo così acceso per un semplice bracciale? Possibile, persino scontato, quando si parla di Rolex, marchio attorno al quale si genera puntualmente una notevole e febbrile aspettativa. Ed a riguardo del quale chiunque ritiene di sentirsi sempre autorizzato a dire la sua. Così, ecco il paradosso. Se Rolex affina, evolve, trasforma, via al solito ritornello del brand che campa apportando variazioni minime e quasi impercettibili alle proprie collezioni. Se Rolex osa invece un po’ di più, (a patto che sostituire un bracciale voglia dire osare) largo al coro di chi grida allo scandalo. In fondo, tutto normale. Specie quando si parla di oggetti cult come il Rolex GMT-Master II, modello ormai arrivato alla soglia dei suoi 65 anni. Presentato nel 1955 (GMT-Master) ed evolutosi nel 1982 nel GMT-Master II, si è sempre distinto per la sua funzione doppio fuso, per il suo anello della lunetta bicolore – prima in plexi, poi in alluminio (dal 1959), infine in ceramica (dal 2005) – e per il suo sportivo bracciale Oyster. Sempre presente dalla metà degli Anni 50 in avanti, fatto salvo per qualche sporadica referenza chiamata a “vestire” il Jubilé a cinque file. Soluzione creata appositamente nel 1945 per il lancio dell’Oyster Perpetual Datejust.

Rolex lunetta in Cerachrom
Il grande know how raggiunto da Rolex nel campo della ceramica ha permesso di creare dischi della lunetta in Cerachrom dotati di una perfetta separazione dei colori. Graduazioni e numeri sono scavati e riempiti con deposito di platino mediante PVD.

Soluzione tornata di stretta attualità, come detto, lo scorso anno, ed oggi riproposta sul nuovo Rolex GMT-Master II con disco della lunetta girevole bidirezionale in ceramica blu/nera. Modello che per l’occasione, e questo è uno degli aspetti più importanti, si porta in dote il calibro 3285, movimento meccanico a carica automatica di ultima generazione che ha rimpiazzato il 3186 in uso nei modelli a doppio fuso orario dal 2007 in poi. Ultimo step in ordine di tempo di un’evoluzione meccanica che Rolex ha iniziato ad accelerare a partire dal 2015, con notevole dispendio di energie in termini di ricerca e sviluppo. Premiante, se è vero che proprio il Calibro 3285 ha potuto beneficiare di importanti vantaggi nel campo della precisione, della costanza di marcia e dell’autonomia. Tra i suoi punti di forza, lo scappamento Chronergy in nichel-fosforo – immune al magnetismo – comprensivo di spirale ottimizzata Parachrom blu, anch’essa naturalmente in lega paramagnetica. Principale responsabile dello status di Cronometro Superlativo del modello, certificazione – due volte più severa di quella del Cosc – rilasciata da Rolex e attestante la precisione dello stesso.

Per evitare qualsiasi tipo di “contraffazione” Rolex ha modificato l’attacco del bracciale alle anse dei nuovi GMT-Master II in acciaio. In modo da non consentire adattamenti post-vendita di bracciali di tipo Oyster.

spallette di protezione della corona
Sportivo vero, il Rolex GMT-Master II presenta due importanti spallette di protezione della corona di carica ricavate nel corpo della carrure.

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