In tempi di feste l’orologio, storicamente, diventa protagonista.

Ma il mondo dal quale proviene, oggi più che mai, non ha tempo per fermarsi a celebrare. Tanto che, per la prima volta, un settore solitamente ancorato al presente guarda già a SIHH e Baselworld 2020.

SIHH 2020 Baselworld 2020 - The Ducker
Fiere di prodotto ma anche spazi di condivisione. Gli appuntamenti fieristici sono destinati a cambiare, nell’approccio e nella formula.

Sarà la suggestione provocata dalle festività natalizie, sarà. Sta di fatto che quest’industria orologiera insolitamente minata in tempi recenti nelle abituali certezze, e di conseguenza pronta ad interrogarsi – con un briciolo di giustificata apprensione – sul suo presente, passato e futuro (e su quello delle sue fiere e non solo) sembra curiosamente interpretare il ruolo del vecchio e tirchio Ebenezer Scrooge nel romanzo di Dickens “A Christmas Carol”. Come lui, alle prese con i propri fantasmi. Un paragone singolare, ma tanto calzante quanto perfettamente in linea, come detto, col periodo. Così, nonostante il 2018 se ne sia andato da soli tre giorni, il ricordo della visita del fantasma del passato è ancora lì bella fresca ad alimentare timori e paure.

Uno spettro che ha mostrato il recente crack del sistema fieristico, senza distinzioni. Perché se è vero che è Baselworld ad aver accusato la mazzata più importante, soprattutto dopo l’annuncio dell’abbandono della kermesse da parte di tutto il Gruppo Swatch a partire dalla prossima edizione, è vero anche che persino il SIHH, nonostante il supporto di tutti i marchi del Gruppo Richemont (che con Cartier in prima fila questo appuntamento lo ha voluto), qualche sudore freddo ha iniziato ad accusarlo. In seguito alla comunicata fuoriuscita di realtà di prim’ordine come Richard Mille, Audemars Piguet e Van Cleef & Arpels.

SIHH e Baselworld 2020

In attesa della grande rivoluzione del SIHH 2020 e Baselworld 2020, quello appena iniziato sarà un anno di transizione. Fatto di aggiustamenti e contromisure. Per trovare una quadra a un settore in profonda trasformazione.

SIHH e Baselworld 2020
Un “oasi” di cultura orologiera presso il Salon International de la Haute Horlogerie di Ginevra.

Il fantasma del presente ha portato invece all’attenzione uno scenario di grande incertezza. Per l’industria orologiera il 2019 si appresta infatti ad essere un anno delicato. Di moderata rivoluzione. Tra poco meno di due settimane, dal 14 al 17 gennaio, il SIHH di Ginevra aprirà i battenti praticamente immutato nell’apparenza e nella sostanza.

Richard Mille ed Audemars Piguet saranno ancora lì al loro posto (lasceranno la compagnia nel 2020) mentre il grande spazio espositivo di Van Cleef & Arpels sarà idealmente riallocato a Bovet, new entry della kermesse. Per iniziare invece a percepire i primi veri segnali di cambiamento occorrerà attendere Baselworld (21/26 marzo): la pluricentenaria fiera di Basilea, che già da qualche anno ha iniziato a perdere pezzi e che durante l’anno passato ha azzerato i propri vertici nella speranza di ripartire da zero.

Con un nuovo format, nuove idee e una più decisa apertura verso il mondo dei social e del web. Contromisure servite a poco, almeno nell’immediato, come si accorgerà chi frequenterà i suoi padiglioni sul finire di marzo imbattendosi in un grande vuoto al centro del piano principale. Una “Central Plaza” – come la stessa organizzazione l’ha definita – pensata per il dialogo e le esperienze culinarie. L’area ex Swatch Group, insomma, non è stata riassegnata (al livello 1.0 vanno registrate anche le defezioni di Corum e Raymond Weil). Forse proprio nella speranza di un futuro ripensamento di Mr. Nick Hayek Jr. che intanto, nel 2019, ha deciso di “mettersi in proprio”. Organizzando per i marchi top del gruppo un evento in quel di Zurigo. Proprio durante le giornate di Baselworld

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Stand lussiosi come palazzi imperiali, dalle metrature enormi e dai costi (anche di affitto degli spazi) difficilmente sostenibili. Una delle ragioni che ha portato alla recente diaspora di marchi che ha colpito in particolar modo la kermesse di Baselworld.

Ma, come detto, oggi come oggi la mente di chi opera nel comparto delle lancette è già proiettata ancora più avanti al SIHH e Baselworld 2020. Soprattutto da quando il fantasma del futuro, con un notevole coup de théâtre, ha mostrato senza preavviso uno scenario inpronosticabile fino a poco fa. A partire proprio dal 2020 (e fino al 2024) le date dei due eventi saranno infatti sincronozzate. “Agganciate” per consentire sostanzialmente a chi converge in Svizzera dall’altro capo del mondo di risparmiarsi una trasferta in un’ottica di contenimento dei costi. Una contromisura andata a vantaggio dei mercati oggi più importanti per l’orologeria, dal far east agli Stati Uniti. Che non sembra però destinata a curare in toto i mal di pancia del sistema (vedi, per i brand, gli alti costi di partecipazione alle fiere). Sistema che dovrà dunque giocoforza cambiare. Lo sta facendo nella comunicazionee e nella distribuzione. Lo dovrà fare anche nella produzione, specie con le kermesse spostate in tarda primavera. Quando produrre sul venduto, come si faceva un tempo e parzialmente ancora oggi, non sarà più possibile. Perché non ci sarà più tempo.

Sul finire del mese di dicembre l’ente organizzatore di Baselworld ha comunicato che dal 2020 al 2024 i due appuntamenti fieristici più importanti dell’orologeria saranno coordinati. E riposizionati temporalmente tra fine aprile a inizio maggio.

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Per venire incontro all’alto numero di visitatori, commercianti e giornalisti provenienti dalle Americhe e dal far east, a partire dal 2020 i due appuntamenti fieristici saranno schedulati a una settimana di distanza l’uno dall’altro. Tra fine aprile e inizio maggio.