Spingersi oltre, in orologeria, significa anche sforzarsi di superare muri ritenuti invalicabili. In cui le leggi della fisica, della tecnica e della meccanica, spesso, prendono le forme di pareti verticali, apparentemente prive di appigli. Un esempio? Gli attriti. Che Officine Panerai ha ridotto ai minimi termini, con un orologio straordinario

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Officine Panerai – LAB-ID Luminor 1950 Carbotech 3 Days – movimento meccanico a carica manuale Calibro P.3001/C di manifattura – riserva di carica di 72 ore – cassa da 49 mm in Carbotech – impermeabile fino a 10 atmosfere – In soli 50 esemplari.

Il discorso è semplice. Se un orologio nasce con il compito primario di misurare il tempo allora vuol dire che per farlo deve muoversi al ritmo preciso di quello stesso tempo, alla sua identica velocità. Deve essere prima di tutto costante, operativo il più a lungo possibile. E poi naturalmente anche preciso. A mettere i bastoni fra le ruote a questa rincorsa alla chimera del moto perpetuo ci pensano però gli attriti, che impedendo l’agevole movimento dei perni all’interno delle loro sedi finiscono per rallentare inevitabilmente il moto dell’orologio. Nonostante i grandi passi in avanti fatti dall’industria orologiera nel campo degli oli di sintesi. Oli a cui oggi Officine Panerai ha deciso di rinunciare, progettando un orologio con lubrificazione a secco.           

Un buon olio di sintesi, per una manifattura, rappresenta un autentico tesoro. Da centellinare, custodire, proteggere da spionaggio industriale. Perché proprio l’olio è uno dei componenti fondamentali di un orologio. Almeno prima dell’arrivo del LAB-ID Luminor 1950 Carbotech 3 Days di Officine Panerai.

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Un dettaglio del quadrante del LAB-ID. Sembra semplicemente nero, ma lo è... molto di più. Perché è rivestito in nanotubi di carbonio, materiale che assorbe quasi il 100% dei raggi luminosi dando alla sua superficie un tono di nero particolarmente profondo.

Ma come privare di un “cuscinetto” d’olio due componenti che sfregano tra loro pretendendo che facciano ugualmente il proprio dovere senza rallentamenti e senza una reciproca usura? Facendo ricorso alla ricerca nel campo dell’alta tecnologia applicata ai materiali, in special modo quelli dotati di proprietà autolubrificanti o di particolari caratteristiche meccaniche. Su tutti il carbonio, che Officine Panerai ha utilizzato a piene mani per realizzare i componenti più importanti del calibro P.3001/C. Ma anche materiali compositi del tutto nuovi che integrano, per esempio, ceramica a base di tantalio. Risultato? Grazie ad esso la platina, i ponti, i bariletti, lo scappamento e il dispositivo anti-shock non richiedono lubrificazione aggiuntiva.

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Il LAB-ID Luminor 1950 Carbotech 3 Days di Officine Panerai osservato dal lato del fondello. L'unico tocco di colore è riservato all'indicatore a lancetta della riserva di carica. Per il LAB-ID fissata a 72 ore, ovvero 3 giorni.

Ceramica a base di tantalio, ma non solo. Perché un ruolo importante lo gioca anche il trattamento DLC (Diamond Like Carbon). A base di DLC è per esempio lo strato superficiale che ricopre i componenti dei due bariletti ma anche quello che ricopre i rubini su cui si poggia il dispositivo anti-shock Incabloc. Senza dimenticare lo scappamento, con parti in silicio, d’accordo, ma anche con la ruota dello stesso rivestita proprio col medesimo materiale. E un buon modo per rendersi conto di quanto Officine Panerai si sia avvicinata al suo obiettivo è prendersi la briga di contare i rubini stessi del movimento. Solo cinque. Anche questo, un record.

Un orologio meccanico tradizionale necessita di una revisione completa del movimento ogni 5, al massimo 7, anni. Principalmente dovuta all’invecchiamento degli oli lubrificanti.

Per il suo LAB-ID Officine Panerai offre invece una garanzia di 50 anni.

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Il nero è il colore dominante del LAB-ID Luminor 1950 Carbotech 3 Days. Unica concessione al colore, lo stitching azzurro del cinturino. Tinta che riprende fedelmente quella della sostanza luminescente che ricopre le lancette, gli indici e il contatore dei secondi continui sul quadrante.

Ma le peculiarità del LAB-ID non si limitano al solo movimento. Perché la ricerca nel campo dei materiali, durante il periodo necessario al suo concepimento, ha preso anche altre strade.

Di particolare rilievo è allora il quadrante. Apparentemente nero, e basta. Corretto, ma fino a un certo punto. Perché quel tono di nero così profondo è stato raggiunto solamente ricoprendolo con un rivestimento in nanotubi di carbonio. Che per caratteristica fisica, assorbono quasi totalmente la luce riflettendone solo una minima parte (meno dello 0,05%). Un nero totale, insomma. Il cui raggiungimento non ha mancato di dare origine a problematiche collaterali, brillantemente superate dal Laboratorio di Idee di Officine Panerai. Un esempio su tutti. Il materiale non può essere inciso. Ragione per la quale tutte le scritte visibili non sono realizzate sullo stesso ma bensì sul retro del cristallo a protezione del quadrante.

Il quadrante rivestito in nanotubi di carbonio? Di un nero profondo. Peccato solo che non possa essere lavorato. Ragione che ha portato Officine Panerai ad applicare le scritte di routine sul retro del cristallo che lo protegge.

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Uno sguardo all'interno del movimento del LAB-ID. In primo piano, la grande ruota del bilanciere da 13,2 mm di diametro, fissata tramite un ponte a doppio attacco. In basso, la ruota di scappamento, realizzata in silicio.

Un livello di tecnologia che, guardando il LAB-ID di Officine Panerai dal lato frontale, non si direbbe. Qui, il Luminor, richiama infatti gli stilemi tradizionali della marca. Con il suo quadrante su più livelli. Il primo, nero, con indici, numeri e contatore dei secondi continui intagliati. E il secondo, sottostante, rivestito in Super-LumiNova di colore blu. Abbinamento cromatico perfetto per sottolineare il carattere avanguardista del modello.